Problemi di stalking in Giappone

Questo post parte da una mia esperienza personale, purtroppo non ancora conclusa, e vorrebbe dare qualche informazione a chi si trovasse alle prese con uno stalker, da sola e in difficoltà, in Giappone. Finora non ho trovato altri post in italiano su questo specifico argomento, solo qualcosa in inglese sul Japan Times (e sappiamo bene dove vanno a finire le discussioni su quel sito…), altrimenti non avrei voluto parlarne sul blog, non lo faccio volentieri. Insomma, spero che serva a qualcuno, anche a chi non ha interesse per il mio strambo mondo. Per questo eviterò i soliti cazzeggi e scriverò le cose nel modo più schematico e informativo possibile.

Ai miei “piccoli fanzzzz”: i vaneggiamenti a cui siete abituai torneranno dal prossimo post, non state tanto in pensiero per me 😉

==Breve excursus:==

Cinque anni e mezzo or sono, da poco arrivata in Giappone, avevo fatto alcune lezioni private con un “ragazzo” giapponese (ragazzo, oddio…di quelle persone che potrebbero avere trenta come quarantacinque anni…boh!). Questa persona ha mostrato subito segni di squilibrio, piccoli tic nervosi, evidenti disturbi dell’attenzione e un modo di fare che mi metteva a disagio (piccoli regali, profilo da otaku mezzo hikikomori, telefonate senza particolare necessità). Così, non sentendomela di continuare a fare lezioni con lui, ho liquidato gentilmente la persona senza arrivare nemmeno agli articoli.

Passano parecchi anni, io mi dimentico di questa persona fino alla metà di agosto, quando mi arriva un’email inquietante che recitava: “Congratulazioni per il Suo matrimonio e per la nascita di Suo figlio” (n.b.: tutte le email del balordo sono in giapponese, non in italiano). Non ricollego l’indirizzo email alla persona, non ci faccio caso più di tanto. Dopo dieci minuti mi arriva un’altra email: “Grazie per avermi insegnato l’italiano, anche se per poco tempo”. Firmato. Con numero di telefono.

Mi ritorna in mente (cit.) , decido di ignorare il messaggio.

Dopo qualche giorno mi arriva un’altra email in cui il personaggio mi chiedeva altre lezioni di italiano, la stessa email mi viene mandata 5 o 6 volte. Alla fine rispondo, declinando nel modo più cortesemente possibile e adducendo come scusa il troppo impegno al lavoro.

“Non vuoi insegnare a me perché non accetti studenti uomini?”

“Dimmi per favore i tuoi giorni e orari disponibili”

Rispondo ancora, per l’ultima volta, questa volta in modo più fermo, dicendo che questi messaggi mi disturbavano e che non volevo più essere contattata.

E’ l’inizio di un vero e proprio bombardamento di messaggi, tutti in piena notte, dall’una alle quattro.

“Vuoi abbandonarmi ancora?”

“Perché mi hai buttato via? Non sai quanto sono stato male tutto questo tempo che non ci siamo visti”

“Non ti perdonerò mai di avermi abbandonato”

“Rispondimi!” Firma. Numero di telefono.

“Se non vuoi fare lezione con me, allora lavora a XXX(nome della scuola in cui lavoro) fino allo sfinimento!”

“Tanto so che a XXX lavori solo il sabato e la domenica”

“Se non mi vuoi più incontrare, allora ti cercherò io”

Questi messaggi mi vengono mandati più volte, quasi intasandomi la casella di posta. L’ultimo di questi, una (poco) velata minaccia, mi ha spinta a rivolgermi alla polizia.

== ==

Che cosa ho fatto:

1) Il mio primo passo è stato contattare la scuola, che molto incoscientemente e, soprattutto, senza il mio consenso aveva scritto i miei orari di lezione (così come quelli dei colleghi) sulla HP.  Ho spiegato la situazione e hanno provveduto immediatamente a cancellare non solo le informazioni sui miei orari, ma anche il mio profilo. Purtroppo il balordo aveva già attinto al sito, era troppo tardi, ma ho preferito così. Ho fornito nome, cognome, numero di telefono, email e addirittura una sua foto (perché le richieste mi erano arrivate anche su Facebook, con una sua inquietante foto del profilo!) alle segretarie.

Consiglio: Se siete insegnanti (molte delle ragazze straniere stalkerate qui in Giappone lo sono), rifiutatevi di far pubblicare i vostri orari su internet alla mercè di chiunque. Siccome nessuno vi farà mai firmare un consenso scritto, controllate bene voi che i vostri diritti siano rispettati (nel mio caso la HP era stata rinnovata da poco e non avevo fatto caso alla sezione che abbinava il nome del docente alla classe, avevo solo visto il solito profilo personale che può essere considerato la prassi di ogni scuola).

2) Con mio marito, mi sono recata al Koban (il gabbiotto della polizia locale) più vicino a casa. Appena hanno visto la foto del tizio, hanno detto: “Questo non è mica normale, guarda che faccia! Kimochi warui (faschifoallaminchia)! Dovete andare alla centrale perché noi, oltre a tenere gli occhi aperti, non possiamo fare niente.”.

Consiglio: Anche se non possono aiutarvi, gli agenti del koban è meglio che siano informati, un paio di volte ho visto una volante passare vicino a casa, penso che me l’abbiano mandata loro.

3) Siamo subito andati alla centrale di polizia che dista meno di 15 minuti a piedi da casa nostra. Siamo stati accolti dal responsabile per l’harassment nella sezione sicurezza 生活安全課 seikatsuanzenka (a volte potete trovarlo scritto così 生活安全部 seikatsuanzenbu) della centrale. Dopo le solite spiegazioni, mi è stato chiesto se volessi fare contattare lo squilibrato dalla polizia e mi è stata fatta firmare la mia autorizzazione. Poi mi sono stati consegnati due fogli fitti fitti di ideogrammi che altro non erano se non una sorta di test psichiatrico. Forse non avevano capito che la pazza non ero io, comunque l’ho compilato anche grazie a mio marito, perché ero molto scossa. Mi hanno chiesto di confermare che non avevo bisogno di supporto psicologico o di un gruppo di ascolto (sì, tutti a stringerci la manina come gli alcolisti anonimi…). Poi hanno fotografato ogni messaggio ricevuto dallo stalker (avevo portato il mio telefonino, si potrebbero anche stampare) e mi hanno fotografata a figura intera e in primo piano.

Due cose del colloquio mi avevano lasciata perplessa: il responsabile aveva detto che avrebbero contattato lo stalker dalla centrale stessa (rischiando di dare un’idea abbastanza precisa della zona in cui abito) e inoltre, congedandoci, aveva aggiunto: “Gli episodi di stalking finiscono spesso in omicidio. Ki wo tsukete kudasai (statt’accuort’).”Ottimo modo di tranquillizzarmi!

Consiglio: Non andate nelle centrali di polizia di zone residenziali, andate in centro e lontano da casa vostra, dove forse potete sperare che qualcuno parli un po’ di inglese e magari se ne intenda un minimo di cyberstalking. La persona con cui ho parlato io non conosceva nemmeno i rudimenti della posta elettronica. Fatevi accompagnare da un giapponese, è meglio.

4) Il giorno seguente la polizia mi chiama, dicendomi che mi avrebbero avvertita dopo aver contattato lo stalker, perché talvolta gli ammonimenti della polizia invece di calmare rendono ancora più aggressivi certi soggetti. Ma lo avrebbero contattato solo dopo aver ottenuto la conferma dei dati di questa persona dalla sua compagnia telefonica, perché per la privacy non potevano telefonare ad un cellulare non identificato. Ok, c’è da farsi il segno della croce e via…

Ovviamente le email continuano ad arrivare giornalmente: “Devi tornartene in Italia”, “Mi dai sui nervi”, e un mix di concetti precedenti copiati e incollati allo sfinimento (mio).

5) Dopo dieci giorni che non avevo notizie dalla polizia ho preso io il telefono e ho chiamato. Non potevo credere alle mie orecchie: la persona piuttosto cortese con cui avevo parlato di persona mi ha liquidata suggerendomi di evitare di andare al lavoro (perché,ripeto, non mi sento minimamente in pericolo al di fuori della zona intorno alla scuola) o, addirittura, di andarmene un periodo in Italia come suggeriva il pazzo, o di chiamarlo io direttamente. L’attesa della risposta da parte della compagnia telefonica avrebbe preso dalle 2  alle 3 settimane.  Io, rinunciare alla mia vita qui perché la polizia ha dei tempi assurdi?? Andiamo bene…

Consiglio: Mai contattare uno stalker. Io ho sbagliato a contattarlo sin dall’inizio, ma mai e poi mai telefonare o farlo minacciare dal marito/fidanzato. Non potete prevedere le reazioni dei malati mentali.

6) Su suggerimento di mio padre (poliziotto in pensione), contatto l’Ambasciata per informarla dell’accaduto e vedere se potessero accelerare questa assurda procedura. Un gentilissimo centralinista mi passa gli uffici consolari. Come temevo, la persona con cui ho parlato mi ha detto che non avrebbero potuto fare niente, offrendomi però supporto psicologico (ma sapete dove ve lo dovete mettere il supporto psicologico!?Tutti con sta’ storia!).

Consiglio: Anche se l’Ambasciata non può fare nulla, secondo me è meglio mettere al corrente più persone possibili del nostro problema. Se più donne chiamassero, anche le Ambasciate si organizzerebbero meglio, creerebbero gruppi informativi o cercherebbero di fornire un supporto più concreto a chi ha questo problema…

7)Ho iniziato a vagliare i metodi di autodifesa. Vi parlerò dei più comuni, dividendoli in legali e illegali.

legali:

Ovunque, perfino al 100 yen shop, vendono dei buzzer, degli allarmi anti maniaco che tutti i bambini portano appeso alla cartella. Basta tirare la cordicella e si scatena l’inferno acustico.

illegali:

Come in Italia, anche in Giappone lo spray al peperoncino 唐辛子スプレーtougarashi supuree e il taser スタンガン stangan sono illegali ma venduti tranquillamente su amazon. Sta a voi valutare i rischi di una possibile denuncia contro il rischio che qualcuno vi possa fare male. Addirittura vendono dei taser che sembrano gli apparecchi di bellezza che usano le giapponesi per sbiancarsi/smacchiarsi la faccia, dunque poco identificabili come taser (dimmi te se ci si deve ridurre ad andare in giro con lo scettro di Sailor Moon, porca di quella miseria….).

8) Ieri mi arriva la telefonata dalla polizia, finalmente hanno avuto la conferma che non sono scema e che il numero corrisponde effettivamente a quella persona. Mi chiedono di tornare in centrale. Oggi mi ripresento, mostro le nuove email arrivate, fanno le solite foto. Fortunatamente la persona con cui parlo non è la stessa della volta precedente e gli chiedo di avere due accorgimenti: non usare il mio cognome da sposata al telefono col balordo ( meno informazioni riceve meglio è); se possibile fare chiamare da un’altra centrale di polizia, non da quella che ho ad un tiro di schioppo da casa. Vedo un barlume negli occhi del poliziotto, sembra avere davanti il Detective Conan- come ha fatto a non pensarci lui?

Fortunatamente esaudisce le mie richieste.

Insomma, sono qui, aspettando che ancora la cosa si risolva. A chi si troverà in questa situazione consiglio di non andare nel panico (io non ho dormito bene per un paio di settimane e ancora adesso non mi sento in forma) o per lo meno di non mostrarlo. Camminate a testa alta e con gli occhi aperti, via l’ipod, tenete a portata di mano il telefonino con batteria sempre carica e i vari strumenti di tortura che vi siete comprate su internet. Soprattutto parlarne, coinvolgere tutti, anche se vi imbarazza. Vi assicuro che a me è costato tanto, soprattutto al lavoro. C’è un collega gentilissimo che si offre di aspettarmi fuori dalla scuola e che dopo la lezione scende con me per fare assieme qualche decina di metri. Mi dispiace molto disturbarlo ma è un grande aiuto morale. Fatevi aiutare.

Nota per chi è capitato sul mio blog cercando informazioni sullo stalking: continuerò ad aggiornarvi su questo post, per raggruppare tutte le informazioni in un solo punto senza che dobbiate passare per le mie cavolate quotidiane. A risentirci!

Materiale "informativo"coi pupazzetti...

Materiale “informativo”coi pupazzetti…

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Aggiornamento del 21 ottobre:

essendo ricominciate le solite email dopo una breve tregua, mi è venuto il sospetto che alla polizia non avessero ancora concluso una cippa e ho chiesto a Toru di telefonare. Come temevo, il fatto che abbia chiesto di contattare il pazzo da una stazione di polizia un po’ più lontana da casa ha fatto partire l’ennesima catena di controlli e autorizzazioni, perchè “di casi come i miei ce ne sono tanti e sono finita in lista d’attesa”.

no comment….

Aggiornamento del 25 ottobre:

La telefonata ha sortito gli effetti sperati: la polizia ha finalmente contattato l’idiota, che ha dovuto ammettere di avermi mandato quelle email, ma che non pensava di disturbarmi ( che paraculo…).
Con questo speriamo di aver messo la parola fine a questa assurda vicenda.

Lottando contro i cetrioli spaziali

Chi si sarà fatto domande sulla mia assenza, si sarà anche dato delle risposte: “Tanto le sarà cascato addosso qualche mega cataclisma giapporadioattivo…”. Appunto, tanto per cambiare sono finita in un pasticcio più grande di me. Scriverò di questa cosa nel prossimo post, perché il post sull’estate appena trascorsa l’ho preso in mano almeno 5 o 6 volte e non mi è riuscito di finirlo, talmente tante le cose che sono successe!

Versailles no baka

Ovvero, la “scema de Versailles”.

(disclaimer: post parecchio sclerato, mi rimetto alla vostra clemenza 🙂 )

LadyOscar8

Non c’è bambina degli anni ’80 che non conosca Lady Oscar. Dall’asilo in poi, chi di noi non si è presa per i capelli con le amichette per decidere “chi faceva chi” nell’ora di ricreazione (ok, magari voi non eravate delle screanzate, io ero sempre in castigo perché troppo rivoluzionaria di default…)? Come per alcune di voi, per me Lady Oscar è LEGGE, scuola di vita, quello che qui in Giapponia chiamano l’akogare (憧れ), l’esempio (irraggiungibile!) da seguire, oltre ad essere nella lista delle cose su cui NON si discute (assieme ai Queen e a poche altre cose) e di cui, periodicamente, mi torna la scimmia.

Oscar o Maria Antonietta? André o Fersen? Domande trabocchetto che ci facevano subito inquadrare il tipo di persona che ci stava davanti e deciderne di conseguenza, implacabilmente e senza appello.  Pianti davanti al televisore.  Senso (inconscio) del mono no aware a palla (già dalla siglia originale bara wa utsukushiku chiru, le rose cadono in bellezza), ciliegi in fiore alla periferia di Parigi, sani valori giapponesi a palate. Ma che ve lo racconto a fare, lo saprete già, mie romantiche fanciulle… 😀

Non mi dilungherò sul fenomeno Lady Oscar in Italia, sui turbamenti delle ragazzine alla vista di camicette bianche a brandelli (…e NO, la balia NON aveva sbagliato candeggio, non so se mi spiego…);

sul fatto che in un meraviglioso mondo parallelo nippo-francese a una donna venisse data la possibilità di scegliere se prendere una spada in mano o continuare a ballare il minuetto agghindata come un abat-jour;

sul fatto che una rosa non potrà mai essere un lillà (eh?), ma soprattutto, che

“L’amore può portare a due cose: alla felicità completa, o a una lenta e triste agonia” (tié!)

Ok, te pareva che non mi partiva la scimmiazza…

Come diceva qualcuno, non mi raccapezzolo più !

Ahem…

Mentre, dicevo, in Italia non c’è trentenne o quarantenne che non conosca la Lady dal fiocco blu, se in Giapponia ti azzardi a dire che ti piace Versailles no bara (La rosa – o le rose, a seconda dell’interpretazione- di Versailles, titolo originale del fumetto), o ti danno della vecchia (anche detta Versailles no baba, la tardona de Versailles), o non lo conoscono. Mapperò.

Mapperò c’è anche un piccolo esercito di donne Showa come si deve che sono state figlie del berubara boom (abbreviazione di Versailles no bara in una simpatica lingua in cui le”V “e le “B “sono spesso messe a caso) negli anni ’70. Sull’onda della scimmiazza mi sono messa a ricercare un po’ nei miei archivi (chiamiamoli così…) rileggendo le pagine che l’autrice Riyoko Ikeda ha dedicato a commentare la sua opera.

Versailles no bara usciva nel 1972, con non pochi problemi, sulle testate di Margaret (マーガレット), una rivista per ragazzine dai 10 ai 14-15 anni: esso mostrava una donna en travesti, che creava confusione e turbamento in tre quarti dei personaggi che anche loro non si raccapezzolavano più, ma soprattutto una figlia ribelle (cosa che una donna Showa come si deve non può essere), che non si piega alle regole di una società patriarcale e maschilista, e -aggiunge la Ikeda con non poca soddisfazione-  mostrava ai virginei occhi delle fanciulline ignare la prima scena di sesso in un manga per ragazzine. Con il bis (capisc’amme). Uno scandalo. Lettere di mamme inchianate come non mai alla redazione, minacce, poi l’inarrestabile successo, la pubblicazione in volumi e tutto a tarallucci e vino.

Oscar era in parte lo specchio della Ikeda stessa  -una ventiquattrenne che non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno( e dal 2008 Cavaliere della Legion d’Onore di Francia, probabilmente per averci reso un po’ più simpatici i nostri cugini d’Oltralpe) -ma anche un personaggio che dava voce, nemmeno troppo velatamente, al malcontento delle donne (o almeno, di alcune donne) per il loro ruolo marginale nella società giapponese (…e comunque oggi stiamo ancora agli stessi livelli, più o meno).

Dicevo, berubara boom. Nel 1974, sull’onda del grande successo del fumetto, la compagnia teatrale Takarazuka (宝塚歌劇団, la cui caratteristica distintiva è l’utilizzo di un cast interamente femminile) mette in scena le vicende di Oscar, in spettacoli che fino ad oggi hanno raggiunto 5 milioni di spettatori. Anche in questo caso, siccome i fan giapponesi sono sempre sobri, entusiasti delle novità, ma soprattutto comprensivi, hanno cominciato a mandare lettere minatorie contenenti lamette alle attrici prima ancora di vedere la messinscena, tanto per mettere in chiaro simpaticamente le cose. Adesso per riuscire a comprare un biglietto devi dare un rene.

Poi, negli anni ’80, il cartone animato – mega flop in Giappone ( in alcune prefetture ne fu addirittura sospesa la trasmissione, conclusa poi con un bizzarro montaggio in una puntata fatta di fermo immagini e narrazione fuori campo), schifato pure dalla Ikeda. Il character designer fu affidato a Shingō Araki (I Cavalieri dello zodiaco, anyone?), la regia a Tadao Nagahama, prima e a Osamu Dezaki (Rocky Joe, alcuni film animati di Lupin III,ecc… ), poi.

Insomma, ai gggiuovani giapponesi non piace Lady Oscar. Forse il tema della Rivoluzione Francese, o il manga storico, non prende. Forse i dialoghi, quasi lirici, stuccano. Forse il disegno, che riprende a tratti lo stile Liberty, non attizza. Meglio gli occhi strabuzzati e le tettone di One Piece. Ve possino…

Eppure, la quantità di gadget e di prodotti basati su Versailles no bara, con grande gioia del mio portafoglio, è impressionante:

magliette e abiti

cosmetici

vini

budini

rose

e così via, ad libitum.

Tutto questo papiro per dire che vi sto scrivendo da una vasca piena di ghiaccio. Il rene l’ho dato. Finalmente, dopo cinque anni e mezzo di tentativi miseramente falliti, sono riuscita ad accaparrarmi (all’asta, tra l’altro!) il mio posto nello scintillante teatro del Takarazuka di Tokyo (quello originale si trova in Kansai). Vi racconterò dettagliatamente del Takarazuka a metà luglio, nel frattempo ovviamente vivrò nell’inedia nutrendomi solo dei miei sogni di bambina.

Adieu.

Que calor, que calooooor!! (cit)

Que calor, que calooooor!! (cit)

Rieccomi in tutto il mio splendore splendido splendente. Intanto vi butto lì una foto di un tanuki, tanto per gradire.
Mi ha fatto piacere ricevere molti messaggi e commenti, come sempre, mi sento un po’ una di quelle vecchiette che su Gioia o Donna Moderna tengono la posta del cuore e mi emoziono. Scrivetemi numerosi, ultimamente non sono stata molto in vena di scrivere ma se apriamo un angolo di consigli sul Giappone magari mi fare tornare la voglia di permeare l’etere della mia ingombrante presenza.

Questo post, in sintesi, era una scusa per pubblicare ‘sto tanuki che ho avuto dietro la schiena tutto il tempo di un luculliano pranzo a base di sushi del mio ristorante preferito (di gran classe, come potete immaginare), e anche per ringraziarvi di esistere ( con voce nasale alla Ramazzotti) perchè sono capitata sulle statistiche del blog e sulle chiavi di ricerca che hanno portato alcuni di voi innocenti navigatori sui lidi di Green Eyed Geisha. Ebbene, ecco alcune delle più geniali dovevo condividerle con voi:

statua angelo demone di 1000 anni (?)

bici tandem corti usati

geisha palude (giuro che il prossimo blog lo chiamerò così)

aspirapolvere ayla

kanamara batman

erotico giapponese

bacherozzi a casa

ayla vip trans forum (ma povera bestia!! >.<)

donne sexy alle slot (ah, porcelloni miei *__U )

rane in cucina

orsigno

ciambella all anguria

….ma il premio va a quello che mi ha fatto ridere per mezz'ora…l'unico, inimitabile….

fior di tettona

GENIO. GENIO, VIENI FUORI!!! Ben due volte qualcuno è arrivato al mio blog con questa ricerca. Ti prego, palesati che devo offrirti da bere in qualche bettola lorda di Koenji!!

A tutti voi, buon fine luglio, mentre cerco qualche argomento più consono a questo salotto bene di Setagaya

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In diretta dall’ufficio immigrazione

…e quando la vecchia dell’ufficio immigrazione ti dice di rifare la foto perché hai una maglia azzurra sia in quella che hai portato sia in quella della alien card, non ti girano le balle?*

“E magari tira su i capelli così la foto sembra diversa”

Adesso,dopo aver fatto la foto coi capelli raccolti e la faccia triste da deportata, sono ancora in fila. E comunque porto una maglia azzurra anche oggi, se ce l’hanno così tanto con Maradona la prossima volta mi metterò addosso lo hinomaru.

*N.B. Maglie diverse,solo il colore è vagamente somigliante

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Setagaya Boro Ichi

Neve a Tokyo la settimana scorsa, e rischio neve anche in questi giorni…è naturale, sto facendo le pratiche per il rinnovo del visto!Domani dovrò andare all’ufficio immigrazione e mi aspetto già una bufera che manco sul Monte Caradhras.20130122-140257.jpg

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Art Attack vicino a casa!

 
Previsioni meteo a parte, volevo parlavi di un mercatino tradizionale della mia amata Setagaya ,il boro ichi .

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Il mercato si estende tra le stazioni Kamimachi e Setagaya della linea Setagaya,una delle due rimanenti tramvie della città .
Sulle bancarelle si può trovare veramente di tutto, dai kimono usati ai prodotti di artigianato messicani (!). L’ufficio comunale di Setagaya è a pochi minuti di distanza, così tra un documento e l’altro abbiamo ingannato l’attesa,prima mangiando in un ristorante di cucina vietnamita eccezziunalo(in cui tra l’altro ho litigato con una vecchiarda incontinente che stava per abbattere la porta del bagno in cui ero *appena* entrata, mentre io da dentro le urlavo di aspettare un attimo)poi comprando qualche obi a prezzo stracciato.

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roba volante al vietnamita

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Il colpo grosso però lo abbiamo fatto ad una svendita di vinili :ne abbiamo comprati una cinquantina per 800 yen! Con le mani tutte sporche,abbiamo scavato nella montagna di copertine fino a trovare delle vere gemme …eccone un assaggio…vediamo quanti ne riconoscete!

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..ebbene sì, tra le perle c’erano Queen, Bon Jovi,  il 45 giri di UFO delle Pink Lady, RC Succession, Cyndi Lauper,Michael Jackson, Wham, Kiss, un sacco di musica classica potente, John Travolta a manetta, Madonna, Genesis, Abba, Beatles e addirittura un cd di roba pesante anni 70 tipo Bobby Solo, Milva e la Goich!!Che ci fa il disco di “Mamma ho perso l’aereo”? Chiedetelo a Toru!
E neppure la bancarella messicana purtroppo non è passata inosservata agli occhi di falco del mio amato consorte,che si é camallato fino a casa un jambe,battendolo allegramente fino a casa…e mo’ dove lo metto?? Una signora per poco non gli vendeva anche un pezzo di tronco di hinoki (cipresso giapponese dal profumo particolare, spesso usato per costruire le vasche degli ofuro,i bagni termali) da mettere nella vasca, ho dovuto tirarlo via a forza minacciando di terribili ritorsioni lei e lui !!

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ciarpame stellare e giubbotti ignifughi.

 

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La bancarella di un nonnetto poco raccomandabile

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Gli orrori di Setagaya e dintorni

Primo post del 2013, era ora!Buon anno!

In questi mesi abbiamo avuto un po’ di problemi soprattutto con la piccina che non è stata bene. Tutt’ora, dopo aver sborsato oltre 100.000yen dal veterinario (1000eurI più o meno),non sappiamo che cosa abbia. Ottimo.

Parlando con varie persone di questo scabroso argomento, i commenti sulla sanità e le cure mediche in Giappone sono  i più disparati, e non sempre sono negativi (e ne ho parlato nel blog eoni fa). Tuttavia, anche se la nuvola di Fantozzi continua a perseguitarmi, ho smesso di andare dal dottore che mi aveva presa in cura da qualche mese visto che continuava a rifilarmi costose erbe come Vanna Marchi.  Dal lato canino della cosa, vorrei prendere a testate i veterinari che, approfittandosi del fatto che i cani non possano parlare, fanno i comodi loro: uno mi dice che il cane è in pericolo di vita. L’altro mi dice che il cane non ha niente. E giù palate di yen in cambio di aria fritta. Ma sì, tanto come dicono in Val Camonica, “A me, mi funnano i soldi”.

Abbiamo passato però un buon fine 2012 (sei finito finalmente, maledetto!!! :D)e un ottimo inizio 2013, dedicato al riposo, al cinema, alla pulizia della “tana delle tigri” che adesso sembra quasi vivibile. Ho latitato sul blog perché….non avevo parole, solo parolacce.

Ritorno adesso in gran forma con una raccolta di foto fatte di sfuggita durante le nostre passeggiate salutiste, e che potrebbero dar vita ad una nuova, sfavillante rubrica chiamata, appunto “Gli orrori di Setagaya e dintorni”.Enjoy.

(PS: a me sta piattaforma inizia a dare sui nervi, chi mi suggerisce un posto migliore per condividere le foto più velocemente e-chiedo troppo?-aggiornare dall’iphone?)

Foto vintage del 2012, febbraio di neve a Shimokitazawa

Negozio, sempre Shimokita

Storia d’amore tabagista. Higashi Matsubara.

La finestra più inquietante del mondo, a pochi minuti dalla stazione di Meidaimae.

Ne ho già ordinate innumerevoli scatole. A Honancho (Suginami, distretto confinante con Setagaya)

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

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