Un’altra primavera

Primi d’ Aprile! E con la primavera ritorno anch’io!

In queste ultime settimane sono successe un sacco di cose: “Anno nuovo, vita nuova”, mi ero ripromessa, dopo un disastroso 2012…e fortunatamente sono riuscita a sistemare tante cose andate storte nel corso di questi ultimi due anni: prima di tutto avrò più tempo per me, per la bimba e per Toru; la missione “Lavorare di meno, lavorare meglio” sta andando in porto.

Per festeggiare questo tripudio primaverile io,Toru e Ayla ci volevamo concedere una piccola fuga a Shizuoka: mare, natura, fiori di ciliegio e tante coccole per la mia povera famiglia così a lungo trascurata.
Beh, ai fiori di ciliegio devo stare sulle balle perchè han deciso di fiorire ben 10 giorni prima del tempo, cosi anche quest’anno mentre la gente baccagliava sotto gli alberi io ero chiusa al lavoro che manco Erzsebet Bathory….
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(simpatico reminder dalla finestra della scuola)
E poi mercoledì scorso è arrivata mia sorella, che non vedevo da due anni(ancora devo lavorare sul mio esilio in Nippolandia e trovare un modo di rientrare in Europa piu spesso), così adesso siamo alla ricerca di un posto decente in cui sistemarla (ve lo ripeto per la seconda volta, SAKURA HOUSE IS NOT THE WAY. Cazzarola, una topaia del genere non la vedevo dal 2007, quando ci ho vissuto io per tre mesi! Se qualcuno conosce una ditta meno lorda, che non sia la Fontana, batta un colpo!)
Finiti gli aggiornamenti sulla mia entusiasmante vita, vi racconto qualcos’altro. Parliamo di Shizuoka, che è meglio!
Come regione, Shizuoka e` piuttosto vasta, perciò ci siamo concentrati solo su due aree per poterci anche riposare. Il primo giorno siamo stati a Shimizu, una tranquilla cittadina portuale in cui ci siamo ingozzati di pesce per rimediare alla delusione di una giornata uggiosa. A detta del consorte, la spiaggia su cui abbiamo passeggiato e` famosa per essere il set della sigla iniziale di un jidai geki (uno sceneggiato storico) chiamato “Abarenbo shogun“, “lo shogun coicazzinchianati”, un vero duro dallo sguardo che ammalia, compagno dei miei interminabili soggiorni di fine anno ad Akita.
(ecco il video su youtube , scusate la pessima qualità ma è l’unico che ho trovato!)
Nel pomeriggio siamo andati al castello di Shizuoka, alla ricerca degli ultimi fiori di ciliegio, e ci siamo imbattuti in curiosi objet
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culi volanti

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(C’è un 109 anche a Shizuoka!!Chissà se è pacchiano come quello di Shibuya!)
La sera abbiamo passeggiato nella zona del porto e abbiamo cercato un ristorantino. Il donburi di pesce era delizioso(foto a breve)!

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Il giorno dopo, visto che il tempo non accennava a migliorare, siamo scappati verso Hamamatsu, per vedere il castello e mangiare la cucina brasiliana. Perche` brasiliana? Perche’ a Shizuoka e a Gunma ci sono le piu’ grandi comunita’ nippo-brasiliane del Giappone.

Anche in questo tragitto le opere d’arte non ci hanno delusi!

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Fuji is everywhere!

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Castello di Hamamatsu

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Giappobimbo carinissimo

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Ma la parte migliore del nostro viaggio è stata il soggiorno a Hamanako, un grande lago vicino al mare. Circondata da quella distesa di acqua, mi sono sentita finalmente in pace con il mondo 🙂

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Ayla con la faccia derelitta per la lunga camminata

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Il mare ❤

Intorno alle 5 abbiamo preso la funicolare per vedere il lago dall’alto

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A conclusione del racconto di questa breve, ristorante gita, vorrei ripetermi: che calvario è stato portarsi in giro Ayla!!! Anche in quella zona non abbiamo trovato un solo locale che accettasse la nostra piccolina, quindi di giorno ci siamo accontentati di pic-nic e take-away, mentre la sera, quando la temperatura si abbassava, siamo stati costretti a lasciare la cucciolotta in macchina con i finestrini un po’ abbassati e la sua pappa, mangiare in 30 minuti con il magone e precipitarsi subito da lei. Anche per quanto riguarda gli hotel, il primo giorno l’abbiamo infilata in camera abusivamente (col batticuore che abbaiasse e ci facesse sgamare), la seconda notte a Hamanoko non abbiamo trovato altra soluzione che lasciarla dalle 5 alle 8 del mattino dopo in una pensione per cani. Non ci siamo…

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…si può raccontare un’estate in poche righe?

Quest’estate ci sta scivolando via, dandoci l’impressione di non averla vissuta appieno. Come una corsa, un inseguimento senza sosta: l’abbiamo inaugurata a Ishigaki, esplorando in lungo e in largo con la macchina, spingendoci negli angoli più remoti dell’isola a inseguire tramonti; non contenti, ci siamo immersi nelle profondita’ blu del suo mare, tenendoci per mano; siamo tornati alla superficie ancora più voraci.

Ci siamo ripresi prepotentemente l’estate a Ferragosto, quando i morti (e anche molti vivi) tornano a casa. I flash del mio passato a preparare la torta verde per condividerla in spiaggia tra chitarre e bagni al buio mi sono sembrati cosi’ lontani. E nella quiete di Akita i prodotti della terra lussureggiante avevano nella mia bocca il sapore proibito dei frutti di Ade.
 
Perdersi nelle risaie, divorare il verde brillante, un verde che non da’ tregua agli occhi.
Trovare il ruscello che conduce ad una cascata.
Ridere di Ayla che, scivolando, si è bagnata tutta. E riuscire anche ad annoiarsi.
Mettere lo yukata e godersi i fuochi d’artificio con il naso all’insù.
 
 
Tra gli eventi memorabili, cito il raduno del FFAD (Freddie For a Day) in cui ho potuto fare la conoscenza di un personaggio mitico: ROY. Impossibile non farsi una foto ricordo con lui dopo i suoi racconti esilaranti durante la serata, in cui i fans si sono radunati in un piccolo teatro di Shinjuku (tra l’altro, tutti i presenti erano persone che si sono godute i Queen negli anni’ 70 al Budokan…gente seria!!!).
Avrei voluto raccontare tante e tante cose, ma la mia "pausa computer" me l’ha impedito e mi ritrovo a condividere piccole istantanee in extremis.Diciamo che, finalmente, ho "fatto pace" con Tokyo: passato il mio momento di insofferenza adesso sono tornata a vederne i lati positivi…è bastato, come dicevo qualche post fa, tagliare qualche ramo secco :). 

Okinawa! La voce del mare-parte terza

Alzarsi al mattino e affacciarsi ad abbracciare il mare. Davanti a noi c’è una piccola isola, chiamata Taketomi, un nome che porta promesse di onde turchesi e sabbia di stelle. Così vicina che sembra di toccarla. Dieci minuti di traghetto e siamo lì.

Per prima cosa abbiamo affittato un tandem, essendo la bicicletta il metodo più comodo per girare in libertà e via verso la spiaggia famosa per la sabbia a forma di stella (in realtà residui di coralli bianchi).

Anche questa spiaggia è protetta e ci siamo dovuti accontentare di portarla negli occhi e di raccogliere qualche conchiglia sulla battigia. Il sole però ci ha subito spinti a ripartire, attraversando le stradine sterrate che si snodano tra antiche case tradizionali e cespugli di fiori multicolore verso la spiaggia che ci ha incantati. La solita colazione epica ci ha permesso di sfruttare anche il tempo normalmente destinato al pranzo per nuotare, nuotare e nuotare.

Verso le quattro poi abbiamo sfidato il caldo per mischiarci ancora tra i pochi turisti, fermandoci solo per far passare le carrozze trainate da buoi.

 

 E immortalare i particolarissimi Shisa dell’isola, l’animale- simbolo di Okinawa

La sera, dopo esserci lavati via di dosso il sale dalla pelle e dai capelli, abbiamo assistito ad un piccolo concerto di musica tradizionale in una sala dell’hotel. Due sorelle di Ishigaki hanno cantato per noi in modo divino, da farmi venire la pelle d’oca. Ho lasciato che le loro parole di una lingua sconosciuta mi entrassero nel cuore, portandomi il suono delle onde, la nostalgia e l’orgoglio della propria terra natia.

Nella nostra stanza, stretti stretti nonostante il caldo, Toru mi ha detto  qualcosa che mi ha molto colpita: "Durante il concerto mi sono sentito un po’ triste, perché io non capivo le parole ma tu sì. Sono nato tra le montagne e non conosco la voce del mare. Ma tu sì, è come se ti chiamasse."

Ed ecco perché Ishigaki mi rimarrà nel cuore: col verde e col turchese, con il rosso, il giallo e il cobalto, con il profumo caldo di sale e di sabbia, con la voce del suo mare.

 

Okinawa! Infinite sfumature di blu- parte seconda

Sfogliando l’album (virtuale) delle foto, ecco il seguito del racconto.

Muoversi in macchina mette sempre Toru di buon umore. Ascoltando le nostre canzoni preferite siamo andati alla scoperta della parte occidentale dell’isola, divorando avidamente gli sprazzi di blu tra le colline, pascolo per i bufali, lasciandoci sopraffare dalla meraviglia della vista di Baia Kabira dall’alto e ripromettendoci di visitarla al più presto. Dopo poco un’ acquazzone ci ha convinti a fare marcia indietro, così verso le cinque abbiamo finalmente fatto il check in in albergo, mentre la pioggia stava già cessando. Quasi tutti i giorni, tra le cinque e le sei il cielo avrebbe rovesciato cascate di pioggia, per poi tornare nell’arco di mezz’ora al suo solito color cobalto: il dono di una natura severa ma benigna, come una medicina per la terra battuta dal sole, un rito così giusto da farmi sentire in pace con il mondo intero e, quasi, mi ha consolata per la bruttura e l’artificialità che mi circonda nella capitale.

L’albergo ci è piaciuto da subito e si è rivelato anche migliore da ciò che ci era parso in foto (e a dispetto del nome incomprensibile, "Grand Vrio"?!). La camera era grande quasi come casa nostra, con la sola pecca dei letti separati. Dovete sapere infatti che è difficile trovare una camera matrimoniale in Giappone e anche in molte abitazioni i coniugi dormono ognuno per i fatti propri…e lascio trarre a voi le vostre conclusioni psico-sociologiche. Fortunatamente ogni letto era da una piazza e mezza, tiè! 😛

Abbiamo cenato in un ristorante vicino all’albergo, specializzato in yakiniku (carne alla piastra), probabilmente parente dei bufali che avevamo visto poco prima.

Vi consiglio vivamente di assaggiare questa carne tenerissima, chiamata Ishigaki-gyu, una delle migliori che abbia mai mangiato; ancora più buona se accompagnata dall’awamori, un liquore tipico di Okinawa parecchio alcolico che a me ha ricordato un po’ la grappa. Abbiamo trascorso il resto della serata passeggiando per il giardino dell’hotel e poi sulla terrazza panoramica per contemplare una miriade di stelle: altra cosa che a Tokyo è difficile fare.

Il secondo giorno abbiamo iniziato la giornata sfondandoci al buffet della colazione come dei disperati, cosa che, lo confesso, abbiamo continuato a fare impunemente durante tutto il soggiorno e che ci ha fatto saltare tutti i pranzi sull’isola. A nostra discolpa possiamo dire che eravamo in buona compagnia, i giapponesi non a caso chiamano il buffet  バイキング "viking ". Vi ho detto tutto.

La metto la foto? Dai, eccola!

Dopo il "frugale" pasto ci siamo diretti a Kabira Bay, una riserva naturale considerata la più bella spiaggia di Ishigaki, in cui purtroppo però è vietata la balneazione soprattutto a difesa delle specie marine che la popolano; una volta arrivati, abbiamo capito il perché:

Non avevo mai visto un colore simile, definirlo "verde acqua" è riduttivo. Abbiamo capito che nuotare in un mare simile è privilegio degli dei e non è cosa da umani; così ci siamo accontentati di un giro in barca per osservare la vita brulicante del fondale.

Siamo poi andati a visitare il mausoleo Tojin in ricordo di 380 vittime cinesi di un naufragio nell’Ottocento, uno delle poche attrazioni costruite dall’uomo sull’isola.

Abbiamo proseguito alla ricerca di una terza spiaggia in cui poter nuotare, purtroppo però pur essendo bellissima, abbiamo dovuto depennare dalla lista la spiaggia di  Sukuji poiché troppo poco profonda.

Lì però abbiamo fatto due chiacchiere con un abitante dell’isola, un simpatico signore di mezza età che ci ha invitato a procreare sull’isola e tornare l’anno successivo con il nostro primo figlio!

Finalmente abbiamo potuto nuotare a lungo nella spiaggia all’estremo nord dell’isola, chiamata Sunset Beach. Abbiamo fatto snorkeling e ci siamo goduti le tinte calde della sua sabbia dorata a circondare l’azzurro cupo del mare.

Graziati dalla pioggia, siamo saliti ancora più a nord per guardare il tramonto dal faro.

 

Sulla via del ritorno il sole era quasi scomparso e si è fatto improvvisamente buio. Le strade dell’isola sono naturalmente male illuminate dunque vi consiglio di fare molta attenzione. Di notte l’isola si anima di tutte le creature che durante il giorno hanno trovato riparo dalla calura estiva: gatti selvatici, varie specie di uccelli che invece di volare attraversano spavaldi la carreggiata e parecchi rospi. Abbiamo frenato all’ultimo momento non so quante decine di volte! In particolare se l’è vista brutta il Yanbaru kuina (in inglese Okinawan Rail), un uccello che non può volare specie protetta dell’isola.

Arrivati in hotel con qualche rospo sulla coscienza, abbiamo cenato in un ristorante di cucina tipica di Okinawa (per la quale scriverò un post a parte) e ci siamo preparati per la gita all’isola di Taketomi.

 

(to be continued!)

Okinawa! Ovvero cosa ci faccio a Tokyo?- parte prima

Ecco un altro intervento direi "epifanico".

Non avete idea di quanto sia arrivata ad odiare, detestare i computer e i social network con il loro intrico di "mi piace" e "amicizie" di marzapane…Ecco perché i miei post stanno diventando sempre più rari, perché ogni volta che accendo il mio vecchio mac ingiallito mi assale un tedio che non vi sto a raccontare. Comunque!Per quanto maggio sia stato un mese da dimenticare, giugno mi ha portato tante cose belle!

Innanzi tutto il nostro primo anniversario di matrimonio, che ci ha fatto rivivere le stesse emozioni del 5 giugno di un anno fa. Toru mi ha regalato una serata veramente indimenticabile, che però in minima parte riflette l’amore e le piccole cure che ha ogni giorno per me, soprattutto in questo periodo un po’ difficile.

Ricordare quella giornata di sole e tempesta mi ha dato tanta nostalgia dei miei amici, quelli veri, quelli che rimangono nonostante tutto, che non ti giudicano e non ti analizzano col microscopio. Mi ha ricordato la semplicità, il senso puro delle parole, l’autenticità degli sguardi e dei sorrisi. E mi è venuta voglia di tornarmene a casa…o meglio, come una chiocciola, di portare la casa che ci siamo creati altrove.

Cosa ci faccio a Tokyo?

So bene cosa sono riuscita ad ottenere da questa città: poter fare il lavoro che mi piace, poter parlare fluentemente la lingua che ho studiato, poter vivere dignitosamente della mia fatica quotidiana. So cosa mi ha dato- pochissime cose, ma preziose: incontri. L’incontro con Toru, l’incontro con alcuni dei miei più cari amici, l’incontro con Ayla. Il prezzo da pagare è stato altrettanto salato, ma "ne è valuta la pena"

L’anno scorso, una settimana dopo le nostre nozze eravamo già al lavoro, così abbiamo rimandato il viaggio di nozze di un anno. All’inizio mi ero fissata con Bali, a tutti i costi però abbiamo dovuto fare i conti con la stagione delle piogge e con il fatto che in più agenzie ce l’avevano sconsigliata se era il mare la cosa più importante della vacanza. Per lo stesso motivo abbiamo messo una x sulla Tailandia. Toru voleva andare a Palao da molto tempo ma il numero e l’orario assurdo dei cambi e la sua fama di colonia per gli squali ci hanno fatto riconsiderare il tutto.
Solo sei giorni di tempo, strappati a forza tra malumori e ripicche al lavoro di persone troppo tristi e troppo vuote per capire cosa sia avere una famiglia e dare al tempo il giusto peso, non ci permettevano di andare troppo lontano.
Poi, finalmente, la nostra decisione…Okinawa:poco più di due ore di volo diretto, nessun bisogno di file all’ufficio immigrazione per il permesso di rientro e di passaporti. Un passaparola tra amici e conoscenti e abbiamo trovato la nostra isola nella miriade dell’arcipelago delle Ryukyu,l’isola di Ishigaki. Cambiamento apocalittico: per una volta non abbiamo fatto i turisti fai da te micragnosi, ci siamo rivolti all’agenzia di viaggio Keio  davanti alla stazionee abbiamo dovuto solo preparare le valigie!

Domenica 24 ho lavorato fino alle 5, poi sono corsa a casa per portare la bimba nelle buone mani di una mia amica e via, con la valigia per passare le poche ore di sonno in uno squallido internet café di Kamata: esperienza aberrante che preferisco non raccontare! Sveglia alle 4:30 e via, col primo treno del mattino verso Haneda; era la prima volta che partivo da lì e, fatti due conti,  da casa nostra sia Haneda che Narita sono proprio sistemati in c*lo ai lupi su due linee periferiche…ma questo non ci ha scoraggiati. Il tempo del volo è passato in un baleno, tra lo spettacolo delle isolette sparse come gioielli nel mare e lo stupore di non aver ricevuto nemmeno due salatini dalle hostess..Jal pezzente!!

Siamo atterrati alle 9 e da subito ho capito perché i giapponesi "normali" spesso parlano con malcelata ironia dei loro fratelli di Okinawa: camicie hawaiane, voglia di lavorare zero, struggente indolenza che nemmeno in un film di Nino D’Angelo. E’ stato amore a prima vista!L’impiegato della ditta di autonoleggio ci ha pure cazziati perché lo abbiamo fatto aspettare (pausa bagno, mea culpa)…però ci ha lasciato la macchina più ganza di tutta l’isola, sembra farlo apposta, del mio colore preferito! E’ una Micra (che in Giappone si chiama March, pronunciato Maaachi! come un’invocazione siciliana)

Il primo giorno è stato intensissimo: siamo prima andati a fare la spesa in uno dei tanti Max Value (che adoro, mi ricordano Akita!) e ci siamo subito fiondati in acqua.

Prima spiaggia: Fusaki beach

E al di là del verde e del rosso dell’ibisco, la sorpresa del mare.

Abbiamo pranzato al sacco sul molo che dà sull’oceano, lo stesso molo che pochi minuti dopo sarebbe diventato set fotografico per una coppia di sposi

Adesso, pensando alla cinesata dei due che hanno affittato l’abito all’occidentale mi sale il solito cinismo, ma in quel momento, a mollo nell’acqua appena tiepida e quasi dolce di quel mare, ci siamo ricordati delle risate del nostro servizio fotografico, arrampicandoci per gli scogli dei Balzi Rossi io con tacco 11 e vestito banco e lui con le scarpe lucide, che cercava di tenermi in equilibrio.

Il tempo di asciugarci ed eccoci in viaggio verso la seconda spiaggia

 

to be continued…

 

 

 

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

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...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

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