Problemi di stalking in Giappone

Questo post parte da una mia esperienza personale, purtroppo non ancora conclusa, e vorrebbe dare qualche informazione a chi si trovasse alle prese con uno stalker, da sola e in difficoltà, in Giappone. Finora non ho trovato altri post in italiano su questo specifico argomento, solo qualcosa in inglese sul Japan Times (e sappiamo bene dove vanno a finire le discussioni su quel sito…), altrimenti non avrei voluto parlarne sul blog, non lo faccio volentieri. Insomma, spero che serva a qualcuno, anche a chi non ha interesse per il mio strambo mondo. Per questo eviterò i soliti cazzeggi e scriverò le cose nel modo più schematico e informativo possibile.

Ai miei “piccoli fanzzzz”: i vaneggiamenti a cui siete abituai torneranno dal prossimo post, non state tanto in pensiero per me 😉

==Breve excursus:==

Cinque anni e mezzo or sono, da poco arrivata in Giappone, avevo fatto alcune lezioni private con un “ragazzo” giapponese (ragazzo, oddio…di quelle persone che potrebbero avere trenta come quarantacinque anni…boh!). Questa persona ha mostrato subito segni di squilibrio, piccoli tic nervosi, evidenti disturbi dell’attenzione e un modo di fare che mi metteva a disagio (piccoli regali, profilo da otaku mezzo hikikomori, telefonate senza particolare necessità). Così, non sentendomela di continuare a fare lezioni con lui, ho liquidato gentilmente la persona senza arrivare nemmeno agli articoli.

Passano parecchi anni, io mi dimentico di questa persona fino alla metà di agosto, quando mi arriva un’email inquietante che recitava: “Congratulazioni per il Suo matrimonio e per la nascita di Suo figlio” (n.b.: tutte le email del balordo sono in giapponese, non in italiano). Non ricollego l’indirizzo email alla persona, non ci faccio caso più di tanto. Dopo dieci minuti mi arriva un’altra email: “Grazie per avermi insegnato l’italiano, anche se per poco tempo”. Firmato. Con numero di telefono.

Mi ritorna in mente (cit.) , decido di ignorare il messaggio.

Dopo qualche giorno mi arriva un’altra email in cui il personaggio mi chiedeva altre lezioni di italiano, la stessa email mi viene mandata 5 o 6 volte. Alla fine rispondo, declinando nel modo più cortesemente possibile e adducendo come scusa il troppo impegno al lavoro.

“Non vuoi insegnare a me perché non accetti studenti uomini?”

“Dimmi per favore i tuoi giorni e orari disponibili”

Rispondo ancora, per l’ultima volta, questa volta in modo più fermo, dicendo che questi messaggi mi disturbavano e che non volevo più essere contattata.

E’ l’inizio di un vero e proprio bombardamento di messaggi, tutti in piena notte, dall’una alle quattro.

“Vuoi abbandonarmi ancora?”

“Perché mi hai buttato via? Non sai quanto sono stato male tutto questo tempo che non ci siamo visti”

“Non ti perdonerò mai di avermi abbandonato”

“Rispondimi!” Firma. Numero di telefono.

“Se non vuoi fare lezione con me, allora lavora a XXX(nome della scuola in cui lavoro) fino allo sfinimento!”

“Tanto so che a XXX lavori solo il sabato e la domenica”

“Se non mi vuoi più incontrare, allora ti cercherò io”

Questi messaggi mi vengono mandati più volte, quasi intasandomi la casella di posta. L’ultimo di questi, una (poco) velata minaccia, mi ha spinta a rivolgermi alla polizia.

== ==

Che cosa ho fatto:

1) Il mio primo passo è stato contattare la scuola, che molto incoscientemente e, soprattutto, senza il mio consenso aveva scritto i miei orari di lezione (così come quelli dei colleghi) sulla HP.  Ho spiegato la situazione e hanno provveduto immediatamente a cancellare non solo le informazioni sui miei orari, ma anche il mio profilo. Purtroppo il balordo aveva già attinto al sito, era troppo tardi, ma ho preferito così. Ho fornito nome, cognome, numero di telefono, email e addirittura una sua foto (perché le richieste mi erano arrivate anche su Facebook, con una sua inquietante foto del profilo!) alle segretarie.

Consiglio: Se siete insegnanti (molte delle ragazze straniere stalkerate qui in Giappone lo sono), rifiutatevi di far pubblicare i vostri orari su internet alla mercè di chiunque. Siccome nessuno vi farà mai firmare un consenso scritto, controllate bene voi che i vostri diritti siano rispettati (nel mio caso la HP era stata rinnovata da poco e non avevo fatto caso alla sezione che abbinava il nome del docente alla classe, avevo solo visto il solito profilo personale che può essere considerato la prassi di ogni scuola).

2) Con mio marito, mi sono recata al Koban (il gabbiotto della polizia locale) più vicino a casa. Appena hanno visto la foto del tizio, hanno detto: “Questo non è mica normale, guarda che faccia! Kimochi warui (faschifoallaminchia)! Dovete andare alla centrale perché noi, oltre a tenere gli occhi aperti, non possiamo fare niente.”.

Consiglio: Anche se non possono aiutarvi, gli agenti del koban è meglio che siano informati, un paio di volte ho visto una volante passare vicino a casa, penso che me l’abbiano mandata loro.

3) Siamo subito andati alla centrale di polizia che dista meno di 15 minuti a piedi da casa nostra. Siamo stati accolti dal responsabile per l’harassment nella sezione sicurezza 生活安全課 seikatsuanzenka (a volte potete trovarlo scritto così 生活安全部 seikatsuanzenbu) della centrale. Dopo le solite spiegazioni, mi è stato chiesto se volessi fare contattare lo squilibrato dalla polizia e mi è stata fatta firmare la mia autorizzazione. Poi mi sono stati consegnati due fogli fitti fitti di ideogrammi che altro non erano se non una sorta di test psichiatrico. Forse non avevano capito che la pazza non ero io, comunque l’ho compilato anche grazie a mio marito, perché ero molto scossa. Mi hanno chiesto di confermare che non avevo bisogno di supporto psicologico o di un gruppo di ascolto (sì, tutti a stringerci la manina come gli alcolisti anonimi…). Poi hanno fotografato ogni messaggio ricevuto dallo stalker (avevo portato il mio telefonino, si potrebbero anche stampare) e mi hanno fotografata a figura intera e in primo piano.

Due cose del colloquio mi avevano lasciata perplessa: il responsabile aveva detto che avrebbero contattato lo stalker dalla centrale stessa (rischiando di dare un’idea abbastanza precisa della zona in cui abito) e inoltre, congedandoci, aveva aggiunto: “Gli episodi di stalking finiscono spesso in omicidio. Ki wo tsukete kudasai (statt’accuort’).”Ottimo modo di tranquillizzarmi!

Consiglio: Non andate nelle centrali di polizia di zone residenziali, andate in centro e lontano da casa vostra, dove forse potete sperare che qualcuno parli un po’ di inglese e magari se ne intenda un minimo di cyberstalking. La persona con cui ho parlato io non conosceva nemmeno i rudimenti della posta elettronica. Fatevi accompagnare da un giapponese, è meglio.

4) Il giorno seguente la polizia mi chiama, dicendomi che mi avrebbero avvertita dopo aver contattato lo stalker, perché talvolta gli ammonimenti della polizia invece di calmare rendono ancora più aggressivi certi soggetti. Ma lo avrebbero contattato solo dopo aver ottenuto la conferma dei dati di questa persona dalla sua compagnia telefonica, perché per la privacy non potevano telefonare ad un cellulare non identificato. Ok, c’è da farsi il segno della croce e via…

Ovviamente le email continuano ad arrivare giornalmente: “Devi tornartene in Italia”, “Mi dai sui nervi”, e un mix di concetti precedenti copiati e incollati allo sfinimento (mio).

5) Dopo dieci giorni che non avevo notizie dalla polizia ho preso io il telefono e ho chiamato. Non potevo credere alle mie orecchie: la persona piuttosto cortese con cui avevo parlato di persona mi ha liquidata suggerendomi di evitare di andare al lavoro (perché,ripeto, non mi sento minimamente in pericolo al di fuori della zona intorno alla scuola) o, addirittura, di andarmene un periodo in Italia come suggeriva il pazzo, o di chiamarlo io direttamente. L’attesa della risposta da parte della compagnia telefonica avrebbe preso dalle 2  alle 3 settimane.  Io, rinunciare alla mia vita qui perché la polizia ha dei tempi assurdi?? Andiamo bene…

Consiglio: Mai contattare uno stalker. Io ho sbagliato a contattarlo sin dall’inizio, ma mai e poi mai telefonare o farlo minacciare dal marito/fidanzato. Non potete prevedere le reazioni dei malati mentali.

6) Su suggerimento di mio padre (poliziotto in pensione), contatto l’Ambasciata per informarla dell’accaduto e vedere se potessero accelerare questa assurda procedura. Un gentilissimo centralinista mi passa gli uffici consolari. Come temevo, la persona con cui ho parlato mi ha detto che non avrebbero potuto fare niente, offrendomi però supporto psicologico (ma sapete dove ve lo dovete mettere il supporto psicologico!?Tutti con sta’ storia!).

Consiglio: Anche se l’Ambasciata non può fare nulla, secondo me è meglio mettere al corrente più persone possibili del nostro problema. Se più donne chiamassero, anche le Ambasciate si organizzerebbero meglio, creerebbero gruppi informativi o cercherebbero di fornire un supporto più concreto a chi ha questo problema…

7)Ho iniziato a vagliare i metodi di autodifesa. Vi parlerò dei più comuni, dividendoli in legali e illegali.

legali:

Ovunque, perfino al 100 yen shop, vendono dei buzzer, degli allarmi anti maniaco che tutti i bambini portano appeso alla cartella. Basta tirare la cordicella e si scatena l’inferno acustico.

illegali:

Come in Italia, anche in Giappone lo spray al peperoncino 唐辛子スプレーtougarashi supuree e il taser スタンガン stangan sono illegali ma venduti tranquillamente su amazon. Sta a voi valutare i rischi di una possibile denuncia contro il rischio che qualcuno vi possa fare male. Addirittura vendono dei taser che sembrano gli apparecchi di bellezza che usano le giapponesi per sbiancarsi/smacchiarsi la faccia, dunque poco identificabili come taser (dimmi te se ci si deve ridurre ad andare in giro con lo scettro di Sailor Moon, porca di quella miseria….).

8) Ieri mi arriva la telefonata dalla polizia, finalmente hanno avuto la conferma che non sono scema e che il numero corrisponde effettivamente a quella persona. Mi chiedono di tornare in centrale. Oggi mi ripresento, mostro le nuove email arrivate, fanno le solite foto. Fortunatamente la persona con cui parlo non è la stessa della volta precedente e gli chiedo di avere due accorgimenti: non usare il mio cognome da sposata al telefono col balordo ( meno informazioni riceve meglio è); se possibile fare chiamare da un’altra centrale di polizia, non da quella che ho ad un tiro di schioppo da casa. Vedo un barlume negli occhi del poliziotto, sembra avere davanti il Detective Conan- come ha fatto a non pensarci lui?

Fortunatamente esaudisce le mie richieste.

Insomma, sono qui, aspettando che ancora la cosa si risolva. A chi si troverà in questa situazione consiglio di non andare nel panico (io non ho dormito bene per un paio di settimane e ancora adesso non mi sento in forma) o per lo meno di non mostrarlo. Camminate a testa alta e con gli occhi aperti, via l’ipod, tenete a portata di mano il telefonino con batteria sempre carica e i vari strumenti di tortura che vi siete comprate su internet. Soprattutto parlarne, coinvolgere tutti, anche se vi imbarazza. Vi assicuro che a me è costato tanto, soprattutto al lavoro. C’è un collega gentilissimo che si offre di aspettarmi fuori dalla scuola e che dopo la lezione scende con me per fare assieme qualche decina di metri. Mi dispiace molto disturbarlo ma è un grande aiuto morale. Fatevi aiutare.

Nota per chi è capitato sul mio blog cercando informazioni sullo stalking: continuerò ad aggiornarvi su questo post, per raggruppare tutte le informazioni in un solo punto senza che dobbiate passare per le mie cavolate quotidiane. A risentirci!

Materiale "informativo"coi pupazzetti...

Materiale “informativo”coi pupazzetti…

 ****
Aggiornamento del 21 ottobre:

essendo ricominciate le solite email dopo una breve tregua, mi è venuto il sospetto che alla polizia non avessero ancora concluso una cippa e ho chiesto a Toru di telefonare. Come temevo, il fatto che abbia chiesto di contattare il pazzo da una stazione di polizia un po’ più lontana da casa ha fatto partire l’ennesima catena di controlli e autorizzazioni, perchè “di casi come i miei ce ne sono tanti e sono finita in lista d’attesa”.

no comment….

Aggiornamento del 25 ottobre:

La telefonata ha sortito gli effetti sperati: la polizia ha finalmente contattato l’idiota, che ha dovuto ammettere di avermi mandato quelle email, ma che non pensava di disturbarmi ( che paraculo…).
Con questo speriamo di aver messo la parola fine a questa assurda vicenda.

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