Lottando contro i cetrioli spaziali

Chi si sarà fatto domande sulla mia assenza, si sarà anche dato delle risposte: “Tanto le sarà cascato addosso qualche mega cataclisma giapporadioattivo…”. Appunto, tanto per cambiare sono finita in un pasticcio più grande di me. Scriverò di questa cosa nel prossimo post, perché il post sull’estate appena trascorsa l’ho preso in mano almeno 5 o 6 volte e non mi è riuscito di finirlo, talmente tante le cose che sono successe!

Advertisements

Trovare lavoro a Tokyo

Stavo scrivendo un post totalmente differente, però durante la mia assenza mi sono arrivati tre messaggi privati tutti con la stessa tematica, ossia :"come trovare lavoro in Giappone?" e ho voluto dare a questo la priorità.

Penso di non essere la persona più adatta per questa domanda perché la mia teoria è solo una, universale: ci vuole culo. O bisogna saper leccare il culo. O dare via il culo. O farsi il culo. Insomma…la parola chiave è culo. Ma lo è anche in Italia e un po’ in tutto il mondo, visto che la meritocrazia è equiparabile al dodo nell’ecosistema lavorativo.

Anni fa in qualche sperduto post di questo sperduto blog di questa sperduta donnina vi scrivevo come fosse importante venire qui con un progetto ponderato e riponderato, un budget minimo o, perlomeno, con un grande sogno. Poi però la realtà di Tokyo mi ha fatto incontrare e scontrare con tanti tipi di persone e non so, ho cambiato idea. Mi sono fatta l’idea che trovare lavoro in questa città sia come giocare alla roulette russa, c’è chi vince la scommessa e chi finisce col cervello spappolato. Chiedetevi francamente se ne vale la pena. Mettete su un piatto della bilancia quello che avete e cercate di capire se vale la pena rischiarlo; in effetti la maggior parte degli stranieri che vive qui è qui perché nella madrepatria non aveva nulla da perdere e si è autoesiliato con non poca saudade del paesello da cui è scappato senza voltarsi indietro. C’é chi mi ha detto, con gli occhi spalancati come una bestia braccata "io non voglio assolutamente tornare a casa…devo trovare un modo per rimanere qui". A volte mi capita di incontrare ancora gente con occhi così, occhi che mi fanno paura ma che soprattutto mi mettono tristezza. Perché, chi più chi meno, ognuno di noi qui ha avuto paura all’idea di tornare a casa, almeno una volta. Ed evito di attaccarvi la menata dei politici corrotti che hanno rovinato il nostro Paese et cetera…perché la colpa è anche nostra.Mi scrivete se sia possibile fare "qualsiasi lavoro, anche la cameriera"…ma cose così mi fanno perdere le staffe. SOGNATE! OSATE SOGNARE!

Se il vostro sogno più intimo è "fare la cameriera" allora ben venga, ma vi rendete conto che vi state scavando la fossa? Non parliamo di pagarsi gli studi all’estero, cosa nobilissima. Parliamo di ADULTI a volte sui 25, ma molto più spesso alla soglia dei 30 anni. Altri i 30 li guardano ormai col binocolo.

E si ABBASSANO.

Gente che farebbe di tutto (e ritorniamo agli occhi da bestia braccata) . Così non solo abbassate voi stessi, ma abbassate anche gli altri, rendendoci alla stregua dei cinesi che fabbricano borse di plastica dalle parti dell’Osmannoro. Non solo in Giappone, ma anche in Italia, cediamo ai ricatti di persone prepotenti tutti i giorni. Tutti i giorni scendiamo a compromessi. E il nostro valore si deprezza, si svaluta, si annulla.

Non abbiamo il coraggio di dire di NO. E gente che non ha questo coraggio in patria difficilmente lo troverà all’estero.

Il mio rapporto con il lavoro è molto cambiato, recentemente. Cercavo una stabilità al lavoro per poter dare una stabilità alla mia vita e poter anche osare di pensare a creare una mia famiglia. Però ho scoperto che quello che voglio fare non è assolutamente legato al posto in cui lavoro ora e mi si è aperto un mondo di possibilità, aria fresca ha spazzato via la palude in cui io stessa avevo scelto di entrare quando avevo "abbassato il tiro". E ho realizzato che anche se perdessi questo lavoro, basterebbe tornare al punto di partenza: culo.

avercelo.

farselo.

leccarlo.

darlo via.

A voi la scelta.

Volete lavorare in Giappone? Venite, allora. Ma non abbassatevi. Non accontentatevi( stile "Steve Jobs me fa ‘na pippa"). Qualsiasi lavoro facciate, fatelo con amore e con dignità, perché noi siamo quello che facciamo, non quello che diciamo di essere. Che siamo tutti dei geni sprecati, a parole.

 

Ad maiora!!!!!!!!!

 

…ed io che mi ero persa in dissertazioni sulle risaie di Akita, ‘tacci vostri 🙂

 

 

 

Di petali caduti e di germogli

Disclaimer:questo post sarà ai vostri occhi un’accozzaglia di luoghi, date e situazioni, ma ho deciso di lasciarlo proprio così com’è, un "work in progress".

 

Quest’anno non ho potuto fare un vero e proprio hanami. La fioritura dei ciliegi è arrivata con una settimana di ritardo e proprio nel fine settimana e il mercoledì successivo c’è stata una forte pioggia, a spezzare il breve incanto che ogni anno il Giappone ci regala. Non per noi, però, che abbiamo approfittato di una tregua per una passeggiata in un universo tutto nostro, fatto di tappeti di petali rosa e camelie scarlatte, nuvole profumate che piovevano delicate sui nostri capelli e sul nasino di Ayla

Sono ormai pochi i momenti per noi, in piena fase stacanovistica…però sono così pieni di significato da dare forza a quello che facciamo.

Sto pubblicando adesso le foto dei ciliegi in fiore, che ormai hanno lasciato spazio alle azalee, ai glicini e agli iris, e presto cederanno il passo alle ortensie. Simbolo del Giappone, i sakura sono uno spettacolo commovente che costringe le persone a camminare con il naso all’insù, ma che a me mette sempre molta malinconia per qualche inspiegabile ragione. Ne ho parlato con Toru e mi sono sorpresa di come invece lui leghi i ciliegi ad una sensazione di morte. Forse perché non è raro trovarli ai margini dei cimiteri. "C’è un’anima in ogni ciliegio", mi ha spiegato, ricordando la paura dei racconti della nonna sui fantasmi e di altre creature magiche, il popolo silenzioso di questo Paese e soprattutto delle terre del Nord, così piene di leggende e di mistero.

 

Scrivo ormai a scadenze mensili, non me ne vogliate. Il fatto è che devo prendermi cura di alcune cose, ma soprattutto di alcune persone. Strano a dirsi, per una volta in cima alla lista ci sono proprio io. Ho già scritto di come abbia voluto mettere alla prova il mio fisico e finalmente ho deciso di dargli una tregua, iniziando delle cure e cercando di limitare per quanto possibile il mio lavoro…o evitare che aumenti ulteriormente.

Come si lega la mia situazione a quella dei ciliegi? Il nesso c’è, c’è eccome.

Da quasi un anno ho iniziato a trovare le piante estremamente interessanti. Intendiamoci, non conosco alcuna persona a cui non piacciano i fiori, però la mia sta diventando una vera e propria contemplazione. Se prima d’ora i fiori non erano nemmeno mai comparsi nei miei disegni se non come sfondo ad una figura umana, adesso mi fermo davanti ad ogni pianta; la fotografo; la chiamo con il suo nome. E coltivo. Proteggo l’inverno, do da bere in estate. Uscire sul mio minuscolo balcone mi dà la forza di uscire fuori in mezzo alla tempesta.

Il parallelo con i ciliegi ci sta perché imparando dalle piante sto imparando da me stessa: e ho capito che io sono un ciliegio, in questo momento. Un ciliegio che vuole essere un susino. No, non sono ancora andata fuori di testa, mi spiegherò meglio. Il susino è una pianta elegante, regale, dignitosa. Fiorisce a dispetto del gelido Febbraio di colori intensi e  concede i fiori profumati un po’ alla volta, così che per lungo tempo possa essere ammirato. Per me rappresenta la caparbietà e la pazienza. A lungo sono stata un susino. Il ciliegio invece è una pianta drammatica, rapace, egoista. E’ la sete perenne di vita, è il concedersi sfacciato ad un raggio di sole in cambio di tutti i propri fiori, è la ricerca bramosa dell’acqua e della pioggia. E’ il vivere nonostante tutto, anche a costo di nutrirsi della morte. Il ciliegio scopre tutte le sue carte, tutte in una volta e sa che gli costerà caro.

L’altra sera ho mostrato alla mia amica la pianta di susino che mi aveva regalato proprio questo Marzo. Mi sembrava che si stesse seccando nonostante tutte le mie cure. Non dava frutto e sembrava quasi morta, non fosse per un solo germoglio verde. Allora questa mia amica ha preso tra le dita i rami più alti, ormai secchi, e li ha spezzati. Poi ha preso le forbici e ha reciso un altro ramo più robusto.

"Per far vivere il germoglio devi spezzare i rami secchi. Non devi avere paura di tagliarli, se non lo facessi tutta la pianta ne morirebbe!"

Il mio silenzio di questi mesi è dovuto al fatto che non avevo più tempo non solo per scrivere ma anche per occuparmi delle cose più necessarie e fondamentali e il negligere addirittura la mia famiglia per cose di cui non mi importava in fondo nulla non ha fatto che danneggiarmi. Adesso,finalmente, ci ho dato un taglio. A rileggerci!

 

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.