Elisabeth – Takarazuka (aridaje!) Seconda parte – e molto altro…

Riprendo in mano l’articolo lasciato in sospeso…e vi racconto il resto!

17 ottobre- il posto è sempre quello, il teatro Takarazuka a Yurakucho.

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Questa volta abbiamo trovato i posti per lo spettacolo pomeridiano, decisamente più lontani dal palco. Noleggio il binocolino per ogni evenienza e ci prepariamo a goderci la rappresentazione. La distanza non mi dispiace poi troppo perché anche vedere l’insieme globale della scena vale la pena!
Stavolta tutti fanno foto del palco a manetta quindi anche io immortalo timidamente il sipario con la manina tremante.

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Si apre il sipario. Brividoni per la scena iniziale che, come sapete, mi piace troppo. Questa volta conosco così bene il musical da sapere esattamente quando puntare il binocolo per fermarmi sulle espressioni clou, sulle scene chiave e noto con terrore che molti dei commentu maniacali delle babbione a fianco (stile: “hanno spostato il letto di Elisabeth!”) li avevo già fatti nella mia testa, insomma, contagiata a vita, ce l’ho tutto in testa, nei minimi dettagli.

La storia e le battute sono ovviamente identiche a quelle che vi ho raccontato nel post precedente, quindi saltando questa parte mi rimane parlare dell’interpretazione, che è stata buona anche se non eccelsa. Essendo la prima prova di Rio Asumi come Top star della Hanagumi, il suo Tod era troppo “aggraziato”, “femminile”…ma soprattutto non aveva la bazza, che per me è diventata il requisito fondamentale di ogni Tod che si rispetti! Un po’ me lo aspettavo, perché dalle performance precedenti avevo notato la tendenza dell’attrice a puntare sulla bellezza e la grazia della rappresentazione come segno distintivo : basta guardare la foto per capire che male non fa, è una donna splendida!
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Anche la performance vocale non è stata all’altezza della coppia del 2007, soprattutto perché eguagliare o superare Mizu Natsuki (eccellente cantante, ballerina e performer) non è pensabile. Le attrici qui facevano una cosa alla volta: la Asumi concentrandosi nel canto spesso perdeva il pathos e quel pizzico di drammaticità estrema alla quale mi sono abituata, la musumeyaku invece, Hana Ranno, pur recitando molto bene non ha cantato in maniera eccezionale, soprattutto nel pezzo centrale “watashi dake ni” ha faticato parecchio sulle note più alte (oh, poi io faccio la splendida ma dobbiamo tener conto che queste, per un mese e mezzo, cantano tutti i santi giorni e a volte per due spettacoli al giorno, mica pizza e fichi…).

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Un personaggio minore, ma affascinante, è Madeleine, la prostituta-ballerina, mi piace tanto il suo costume e il suo balletto sulle punte…l’attrice che la interpretava però sembrava un trans e ci son rimasta male 😦 .  La più brava è stata, a mio parere, l’attrice che ha interpretato Lucheni; il personaggio è strepitoso a prescindere!  Belli anche i costumi, la cosa interessante del Takarazuka è che variano sempre un po’ da una rappresentazione all’altra, secondo il gusto delle Top star, questa volta vertevano più sul viola.

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Dopo lo spettacolo, inaspettatamente Toru mi chiede se volessi fare la nerdata suprema: l’attesa dell’uscita delle top star!

Vi avevo già raccontato che, finita la rappresentazione, le carampane si fiondano fuori dal teatro brandendo le loro buste piene di soldi e i pacchetti di regali costosi (si parla anche di gioielli e di foulard di Hermes…), mettendosi in fila in una scala gerarchica alla Lion King incomprensibile e aspettando il loro turno per porgere i loro omaggi alla star, che si ferma solo per raccoglierli senza dire una parola, per poi salire su un macchinone e sparire alla vista delle fans adoranti.

Di solito ci vuole un’oretta perché la star sia pronta per uscire, dunque ci siamo fatti un giretto nel centro commerciale di fronte al teatro, nel quale erano esposti anche due abiti da Versailles no Bara, Fersen hen.

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Quando usciamo dal centro commerciale si è già creata una bella fila, dopo qualche minuto di attesa, da debita distanza per non incappare nelle ire delle carampane, vediamo uscire Rio Asumi, quella col sobrissimo completo bianco e nero. Da lontano sembrerebbe una di quelle femminelle idol tipo Johnny’s.

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Fantasticando su quanto avesse racimolato in quel breve scambio di saluti, ci incamminiamo verso la stazione e prendiamo il treno che ci riporta a casuccia.

Questo spettacolo in particolare mi rimarrà nel cuore per una serie di motivi: sarà l’ultimo Takarazuka per qualche anno, ma è stato il primo che ho visto con la mia bambina nella pancia! Avevo scoperto da poco di essere incinta e questo ultimo regalo che mi sono fatta è già diventato un ricordo prezioso.

Devo a questo grande cambiamento nelle nostre vite la mia lunga assenza sul blog- sui social in generale, ho passato mesi a cercare di capire come far fronte a questo uragano di emozioni e di novità (e i primi tre a vomitare come se non ci fosse un domani), tra scaramanzie, preoccupazioni, visite mediche e tutto quello che una gravidanza comporta. Se avessi continuato a scrivere sarebbe diventato un blog monotematico, perché in questi nove mesi non ho pensato ad altro, non c’è stato niente altro che fosse più importante e probabilmente sarà così per lungo tempo.

Adesso sono finalmente a riposo, ho finito di lavorare la settimana scorsa (alla fine della 36esima settimana, da kamikaze…) e mi preparo al grande incontro lottando contro il tempo. Di aneddoti tragicomici sull’ infinita fortuna di essere incinta a Tokyo ne ho a palate, arriverà il tempo anche per quelli 🙂

A presto!

Elisabeth – Takarazuka (aridaje!) Prima parte

踊るなら 選んだ相手と
踊りたい時に 好きな音楽で
踊るなら この世終わるその時でも
ただひとり愛する人と
踊るなら すべてがこの私が選ぶ

Quando danzerò, sarà con colui che ho scelto

Al tempo e alla musica che mi aggrada.

Quando danzerò, anche se questo mondo starà per finire

Sarà con l’unico che amo.

Quando danzerò, sarò io a scegliere ogni cosa.

Quando sento la parola Elisabeth, penso a una persona sola: a Elisabetta Prima d’Inghilterra, uno dei personaggi storici che più adoro. Ma quella è Elizabeth con la zeta.
C’è un’altra regina, anzi, un’imperatrice che porta questo nome, ma noi la conosciamo meglio come Sissi.

Sissi, stretta nel suo inoffensivo diminutivo, è amata e conosciuta in tutto il mondo soprattutto grazie alla mitica serie di film e all’incantevole volto di Romy Schneider (anche lei trascinata da un destino crudele, e molto più di un’attricetta da film storici stucchevoli)

Intendiamoci, questi “stucchevoli film” sono stati protagonisti delle mie infinite estati da bambina, insieme a Via col Vento, i vari filmoni anni ’80 che non sto nemmeno a nominare sennò mi partono altre scimmie, i musical interminabili. Per quanto gradevole, questa serie cinematografica ci ha proposto una deliziosa principessa innamoratissima di un bonario Franz, un po’ troppo attaccato alla sua “Maman”, ma comunque un buon diavolo.

La storia ci insegna invece che Cecco Beppe non era proprio uno stinco di santo, che la piccola imperatrice non era così delicata e caritatevole, e che l’amore dei due non è stato (non fino alla fine) così idilliaco. La storia poi non ci nasconde la tragedia di Rodolfo, l’erede al trono. Una famiglia in cui il suicidio o comunque le morti misteriose non sono poche: quella di Ludovico, il cugino prediletto dell’imperatrice, annegato in un lago in circostanze mai chiarite, l’unico che capiva l’animo fragile ma indipendente di Sissi. Nei suoi diari poetici, Sissi lo paragonava ad un aquila, mentre lei stessa si identificava in un gabbiano. Poi c’è la piccola Sofia, primogenita di Sissi, che muore durante il viaggio “diplomatico” della coppia imperiale in Ungheria a soli due anni. Le conseguenze psicologiche su Elisabetta sono devastanti: malattie psichiche, anoressia e una depressione che non la abbandonò mai si impossessano di lei. E appunto Rodolfo, colui che doveva garantire la continuità della dinastia, costretto dal padre ad un matrimonio senza amore, castrato nei suoi ideali politici, che decise di porre fine alla sua vita e a quella della sua amante con un colpo di pistola alla tempia.

La morte aleggia sugli Asburgo, ed è proprio la morte a diventare protagonista di un geniale musical austriaco del 1992, replicato ogni volta con enorme successo.

Io non lo conoscevo, l’ho visto recentemente su Youtube (sottotitolato in inglese fortunatamente), ma ovviamente ne conoscevo la versione del Takarazuka, che riprende fedelmente le musiche strepitose dell’originale austriaco e lo rielabora con la sensibilità giapponese.

La prima messa in scena di Elisabeth nel Takarazuka è del 1996 e finora lo spettacolo è stato portato sulle scene 8 volte da tutte e cinque le troupe, col titolo エリザベート-愛と死の輪舞 (Erizabeeto, ai to shi no rondo, Elisabeth, rondò di amore e morte. Notare come la pronuncia del nome dell’imperatrice sia stata modificata in modo da essere più semplice per i giapponesi, con l’accento che cade sulla “e” invece che sulla “i”).

Vi dicevo che è la morte ad essere protagonista del musical. Sì, proprio Der Tod (トート閣下 Sua Eccellenza la Morte), l’angelo nero che ruba la vita dei mortali con un bacio. La morte si innamora di una donna…ma può una donna innamorarsi della Morte?

Questo è il link alla versione completa del 2007, con Mizu Natsuki nei panni di Der Tod, la mia preferita (ovviamente sono folle e me le sono sparate tutte, questa in particolare l’ho vista più e più volte). Non vi dico di sorbirvi il pippone di due ore e mezzo in giapponese con sottotitoli in cinese(ok, sì, ve lo sto dicendo…), ma se volete dare un’occhiata alle scene più pregnanti che vi segnalerò, saranno facili da capire conoscendo la trama…

Primo atto

La scena si apre con l’anarchico Luigi Lucheni (pronunciato “Luchini” in giapponese, ma questo è un calco della versione austriaca), narratore della storia, processato per aver accoltellato l’Imperatrice. L’italiano sostiene di averlo fatto per far sì che si realizzasse “un grande amore” (detto così in italiano!), quello della Morte per Sissi. E, in una delle scene dal maggior impatto visivo, chiama a testimone dal regno degli inferi coloro che hanno vissuto con Elisabetta: Franz, la suocera Sophie, Rudolf, i ministri. Tutti danzano macabramente al ritmo di Tod, guidati nel ballo dai suoi angeli neri. Le anime dannate raccontano la vita della piccola Sissi, che mal si adatta all’educazione rigida e che sogna di partire all’avventura con l’amato padre Max. Durante una riunione di famiglia, in cui sua madre rivela che la sorella maggiore Helene è stata promessa in sposa al principe Franz, Sissi cade da una fune su cui era salita e rimane sospesa tra la vita e la morte. Avviene così l’incontro tra lei e Tod (min 11:40 ), che si innamora perdutamente della ragazzina e le risparmia la vita. Sissi quindi, ristabilitasi, accompagna la famiglia alla reggia ove avverrà l’incontro tra i promessi sposi; ma le cose non vanno come previsto, Franz si innamora di Sissi nello sconcerto generale e sarà lei a divenire la consorte imperiale. Un duro colpo per Tod che decide, molto democraticamente, di cancellare dalla faccia della terra l’intera dinastia degli Asburgo, così, in amicizia.

Durante il ricevimento di nozze irrompe nella sala da ballo furioso (min 33:30) e la minaccia: “l’ultimo ballo sarà il mio, il tuo destino è di ballare con me“.

Dal primo giorno alla reggia Elisabeth viene messa sotto torchio dalla stronzissima suocera Sophie, che le proibisce ogni svago e le leva persino le due figlie. Il marito è un gran bamboccione e la lascia fare, fino a che Sissi non si rende conto di avere un asso nella manica: la sua bellezza. Si dedica esclusivamente alla cura del corpo, sottoponendosi ad una dieta rigidissima, a sfiancante esercizio fisico e a creme e cure di ogni sorta. Nei suoi momenti di sconforto ciccia sempre fuori Tod, che le propone simpaticamente di suicidarsi. Ma Elisabeth lo rifiuta e lo scaccia in malo modo, affermando che la sua vita appartiene solo a lei (min 43:30).

Nei caffé di Vienna, tra una pigra chiacchiera e l’altra, viene data la notizia della nascita di Rudolf, ma c’è chi auspica una rivoluzione.

Sissi si nega al marito e gli mette per iscritto un ultimatum: o io o la suocera. Rifiuta per l’ennesima volta Tod, che si incazza di brutto (min 62:38), e come rappresaglia aizza ancora di più il popolo rivelando che il latte sottratto alla bocca dei bambini e degli infermi viene utilizzato per i bagni di bellezza dell’imperatrice. Gli imperatori partono poi alla volta dell’Ungheria (paese amato profondamente dall’Imperatrice), dove Sissi conquista il cuore del popolo e apre la strada per la sua annessione all’Impero.

Franz ormai ce l’ha che ci potrebbe schiacciare le noci, prega Sissi di ritornare da lui accettando tutte le sue condizioni (questa scena è molto bella, con una riproduzione dell’abito dell’imperatrice che fa sognare tutte noi fanciulle *__*) (min 71:10), Tod capisce che la situazione e Sissi gli stanno sfuggendo di mano. Finisce il primo atto.

Secondo atto

Lucheni racconta la follia di Sissi, ossessionata dalla sua bellezza; l’imperatrice ha ordinato di cercare in giro per il regno le donne più belle e di fotografarle, per mettersi a confronto con loro.

Franz e Elisabeth vengono incoronati sovrani d’Ungheria, l’oscuro ministro che officia la cerimonia è proprio Tod (min 77:50). Qui parte il duetto più bello dello spettacolo (私が踊る時, “Quando danzo“- in tedesco Wenn Ich Tanzen Will , da cui ho tratto le frasi iniziali del post). Snobbato ancora una volta, Tod decide di ammaliare il piccolo Rudolf, lasciato a se stesso dai genitori, diventandone amico.

Sophie intanto escogita un piano con i suoi ministri per allontanare Franz da Sissi. Introducono nella reggia un vero e proprio spettacolo di Burlesque e fanno in modo che la bella prostituta Magdalene seduca il bamboccione (min 88:39).

Sissi ha un mancamento in palestra. Viene chiamato il medico, Tod sotto mentite spoglie, che le mostra la prova fotografica del tradimento del marito. L’imperatrice subisce un duro colpo ma rifiuta nuovamente di togliersi la vita e seguire Tod nell’Oltretomba. Inizia le sue peregrinazioni di paese in paese e non torna in Austria nemmeno quando schiatta la suocera. Durante la visita ad un ospedale psichiatrico si identifica con una paziente che crede di essere l’imperatrice, in bilico sulla follia.

Rudolf è ormai un uomo ed è in perenne lotta col padre. Viene convinto da Tod a tentare una rivoluzione. Le ombre si estendono sulla famiglia imperiale (min 104:55). Sventato il colpo di stato, il padre riprende duramente Rudolf; egli cerca conforto e aiuto dalla madre, che ormai troppo indurita glieli nega. Rudolf si toglie dunque la vita sparandosi alla tempia e accasciandosi tra le braccia della Morte. In questa versione è interpretato da Ouki Kaname, l’Oscar dello spettacolo di Luglio. Nel 2007 non era ancora una top star.

Sissi, disperata davanti alla bara del figlio, prega Tod di portarla con sé, ma questa volta è lui a rifiutarla, perché quello che vede negli occhi della donna non è amore ma disperazione.

Sissi riprende i suoi viaggi, allontanandosi sempre di più dal marito che non ama più. E’ durante uno di questi viaggi, mentre si appresta a prendere la nave che sta salpando sul lago di Ginevra, viene colpita al petto dalla lima di Lucheni, consegnatagli proprio da Tod(130:57).

Finalmente Elisabeth corre incontro a Tod, che la porta con sé non agli Inferi ma in Paradiso.

Allo spettacolo segue poi, come di consueto, la line dance e la parte di rivista.

continua… ^__*

Ultimi istanti d’estate….a metà ottobre :)

Ho iniziato a scrivere questo post il giorno dopo Ferragosto, dopo di che è successo di tutto e di più…vediamo di tirarne le fila.

2014/08/16

Quest’anno non siamo potuti tornare in Italia, così abbiamo deciso di non prendere le ferie nel periodo di Ferragosto, o meglio, di Obon. Le scuole sono chiuse o io mi sono chiusa alle scuole, ma ho avuto un sacco da lavorare privatamente: incredibile come tanta gente sia rimasta in città, con questo caldo. Il nuovo lavoro di Toru ha dato un altro ritmo alle nostre giornate, questo però non ci ha impedito di crearci qualche momento di serenità-e serenità per me significa mare. Due riposi miracolosamente consecutivi ci hanno permesso di passare (ben!) una notte fuori. Abbiamo deciso di non allontanarci troppo, per non renderci nuovamente schiavi di treni o code autostradali, così siamo andati ad Enoshima, ad un’oretta da qui. Ormai la zona la conosciamo bene (tanto da aver pensato più volte di trasferirci lì), così nemmeno il disperato tentativo di fare turismo ci ha tentati. Solo spiaggia, buon cibo, ma soprattutto il rumore delle onde la sera, il suono che mi riporta a casa.

“Guarda, laggiù,illuminata c’è Atami, la Montecarlo del Kanto…quindi qui è un po’ come stare a casa!” mi ha detto Toru. Un po’, sì…

Una tartaruga è venuta a farci visita, mi piace la zampetta alzata 🙂

Io sulla spiaggia 😛

Ottima pizzetta con i gianchetti (bianchetti)…piccola, ma ottima!

L’Obon non è Obon se non si è ad Akita dai suoceri…anche quest’anno però non li abbiamo potuti incontrare, non abbiamo acceso il mukaebi, il fuoco che riconduce a casa i nostri cari. Però abbiamo messo lo Yukata e abbiamo fatto i fuochi artificiali e abbiamo mangiato cucina casalinga  e raffinati dolcetti con le nostre amiche di Fuchu…la pioggia non ci ha fermati!

Oggi poi, abbiamo un ospite a casa 🙂 Un passerotto ferito è finito sul nostro terrazzo, non vola perché la ferita è proprio accanto all’ala, sulla “spalla”; non è più un pulcino, ma non è ancora “adulto”. Sarà caduto dal grande albero nel cortile dell’asilo accanto al nostro palazzo. Poverino, piange disperato!

Toru, siccome l’ha visto pigolante e sfigato, l’ha chiamato prontamente Andrè.  Speriamo che possa guarire e riposarsi qui per riprendere il volo al più presto.

2014/08/18

♡♥︎♡♥︎Ieri Summer Sonic e Queen!!!!♡♥︎♡♥︎

Vi avevo, penso, già raccontato un po’ di che gran casino (ed essenzialmente, gran spreco di soldi) che è il Summer Sonic. Quest’anno però non potevo perdermi l’unica data tokyota dei Queen (insomma, di quello che ne è rimasto), così ho rischiato l’insolazione e mi sono fatta una giornata all’aperto con più di 35 gradi e nemmeno una nuvola in cielo! Veramente, fino alle 4 ci siamo abbarbonati in spiaggia perché, diciamocelo, gli altri gruppi facevano veramente pietà, poi alle 4 e mezza siamo entrati nell’Arena (mai nome fu più adatto) per Richie Sambora con una squinzia bionda che cantava praticamente le canzoni dei Bon Jovi perché le sue non le conosceva nessuno. A seguire, l’imperdibile live di Avril Lavigne.  E si scatena l’inferno. Tutti a pogare come matti sulla canzone di Hello Kitty. Dio santo mi sanguinano ancora le orecchie.

Ma che dico, si può andare fuori di testa e spingere come pazzi per le canzoni di ‘sta tizia??Un paio di volte mi han lanciata tre file davanti che sembrava di essere in un flipperdelimortaccivostri!!!

Finalmente, alle 8, il momento magggico che io, Toru e le carampane ninja che nel frattempo si sono materializzate (sì, i fan dei Queen sono carampane, pure gli uomini, sono le mitiche sopravvissute del live al Budokan ’75) stavamo aspettando!

La magia e la commozione durano tipo 10 secondi perché i coglioncelli nati ieri e ubriachi per due birrette bevute sotto il sole cominciano a spingere e le prime due canzoni le passo come le passerei alla festa di San Firmino. Poi finalmente si placano e riusciamo a goderci, più o meno il concerto (io meno perché non vedevo una beata cippa…). Però, quanto ne è valsa la pena…per quell’omino lì, quel canuto vecchietto avido di danari che però suona da Dio e spacca sempre e comunque…quell’omino lì che sarà sempre il mio mito *__*

(io sono sepolta lì sotto, con le ultime forze ho fatto “click”).

Giovannirefasullod’Inghilterra  lì accanto, per chi non lo conosce, è Adam Lambert, un cantante sicuramente dotato di una bella voce ma che ti farebbe venire voglia di scuoiarlo,  così, in amicizia…

Siamo tornati alle 11, affamati e con le gambe a pezzi ma troppo felici, per me è stato veramente bello il nostro primo concerto dei Queen insieme, Toru non c’era mai stato (—e vediamo se avrà ancora il coraggio di ascoltare certa rumenta del periodo Pre Alessia, un’epoca storica priva di interesse e di stimoli culturali 😛 ).

Però basta, i live nel parterre mai più, non ho l’età. Ormai culone sulle poltrone del Takarazuka theater e via…

News del passerottino: ci sveglia all’alba e piange fino al tramonto. Si sente gallo inside. Ca*a come uno struzzo. Non vuole i semini, non vuole gli orridi insetti che la mamma gli porta sul terrazzo, vuole la frutta. E frutta sia!

2014/08/20

Il passerottino questa mattina ha spiccato il volo, poco dopo l’alba.

Non sono stato io!!

Non ho visto il momento della sua partenza, ma sono molto felice, me lo avevano dato tutti per spacciato. E invece no, adesso vola libero ;___;

Posso passare alla pulizia del terrazzo :O

2014/09/07

Altro post Ladyoscaroso, beccatevelo tutto!

Allora, prima di tutto dopo tipo 40 anni è uscito l’11 volume del fumetto!!! Machebbello è? Ma che pianti mi sono fatta??

Per chi non lo sapesse (vergogna!) è composto dalle brevi storie incentrate già pubblicate l’anno scorso su Margaret, ognuna vertente su un personaggio della storia (André, Fersen, Girodelle, Alain).  Il 20 ottobre, sempre su Margaret, uscirà in due parti un altro mega-episodio su Girodelle (aridaje con ‘sto Girodelle!)

Eppoi eppoi….

5 settembre, giornata mi-ti-ca. Giornata Takarazuka che sono diventata una babbiona babbionissima e pure nerd!!!!!!!!

Ma andiamo per ordine!

In quel dell’Isetan di Shinjuku, chiccosissimo grande magazzino equivalente al luna park per le nostre ormai celebri casalinghe disperate, un marchio di Tokyo ha stretto una collaborazione con Riyoko Ikeda e ha creato una collezione su Lady Oscar. Incredibile ma vero, ne ero all’oscuro. Toru, adorabile marito, mi torna a casa con un foulard meraviglioso, questo!

E in più, mi porge un bigliettino: “Guarda, mi hanno dato questo, una ex attrice di Takarazuka sarà invitata ad un piccolo talk show nel negozio. Mizu Natsuki, la conosci?”

La conosci???????

Mizu Natsuki è la mia Takarasienne preferita di tutti i tempi! Un biglietto in prima fila per vederla! Quanto mi son sentita nerd!!!!

Piccolo problema: il 5 settembre sarei dovuta andare, nel tardo pomeriggio, dall’altra parte di Tokyo per assistere al mio secondo spettacolo di Takarazuka, questa volta da sola: Versailles no Bara, Fersen & Marie Antoinette hen (che potete capire da soli di che parla!).

L’altro ieri dunque è stata la giornata più takarazosa della mia vita.

Il talk è stato onestamente una palla infinita, ma io ero totalmente affascinata dalla bazza di Mizu Natsuki, mai vista una così. Incredibile come sul palco si trasformasse…

(foto di cortesia dal sito, ovviamente niente foto, niente domande, respirare 10 volte massimo in un minuto. Io sono quel ciuffo di capelli in prima fila all’estrema sinistra!)

Dopo il talk abbiamo ricevuto un autografo prefirmato da Mizu (o dal suo manager? Boh!!), da ricevere dicendo solo “grazie” ed evitando qualsiasi contatto fisico. In effetti, guardandomi intorno, l’audience era un po’ inquietante, avrebbe fatto schifo pure a me toccare quelle maniache!!

Ricevuta umilmente la preziosa reliquia, mi sono precipitata a Fuchu a vedere lo spettacolo

Purtroppo la differenza con il teatro di Yurakucho, quello vero, era abissale!! Lo spettacolo è stato molto bello anche se purtroppo la musica non era dal vivo, ma registrata. Questo ha influito sul costo del biglietto, mooolto più economico del primo. Nel complesso però mi sono divertita molto.

I protagonisti, sempre della Cosmos troupe, erano l’attrice che faceva Rosalie e quella che faceva Girodelle nello spettacolo che abbiamo visto a luglio. Bravissime nella parte di Maria Antonietta e Fersen.

Durante l’intervallo sono spuntati i banchetti con i gadget, non vi dico la ressa. Menomale che il Takarazuka sarebbe dovuto essere un passatempo tranquillo…

Ho ricucito alcuni pezzi scritti qua e la. Dopo il Takarazuka sono dovuta partire urgentemente (e da sola) per l’Italia per problemi di salute della nonna…gran botta economica ma soprattutto emotiva. Un’altalena di sensazioni bruttissime e bellissime, contrasti tra la fredda sala di rianimazione e certi tramonti belli da spezzarti il cuore.

Dopo solo sei giorni, ero di nuovo a Tokyo, l’autunno era già arrivato e mi aveva portato la solita scarica di lavoro tra capo e collo, nella mia più totale confusione…ma ce la possiamo fare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Versailles no Bara – Oscar hen Soragumi 2014

愛故に人は美しい

E’ l’amore che rende belle le persone

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Della storia di Lady Oscar sono state rese parecchie versioni teatrali, che riprendono ognuna un particolare della vicenda o che mettono in luce maggiormente uno dei personaggi. Le tre versioni più popolari e maggiormente replicate sono

Oscar hen

Oscar to André hen

Marie Antoinette to Fersen hen

Poi ci sono i cosiddetti gaiden (spin off):

Fersen hen

Girodel hen

Alain hen

Bernard hen

André hen

L’anno scorso è stato messo in scena Oscar to André hen, che è forse la mia versione preferita in assoluto, con una fantastica interpretazione della Moon Troupe 月組 (e mi mangio ancora le mani per non averla vista dal vivo, ma solo su un losco sito cinese tutta sgranata…). Io ho visto la versione che mette più in luce le vicende di Oscar, che era comunque la prima con cui era doveroso iniziare.

Da brava fanatica, negli anni avevo già visto qua e là qualche spezzone trovato su youtube, ma per prepararmi a questo con grande sgomento di Toru , e sempre grazie ai loschi siti cinesi, mi sono sparata praticamente in un mese scarso tutte le versioni (tranne quella di Girodel che non c’è stato verso di trovare), mi sono imparata tutte le canzoni, così che il 10 luglio ero preparatissima e fomentatissima (Toru merita poi tutto un commento a parte, come sempre* 🙂 )

Pomeriggio del 10 luglio: arriva un tifone.

Imprecazioni in turco, tentativo di sopprimere l’omino del gas che insisteva per irrompere in casa per fare il controllo annuale proprio mentre mi stavo togliendo i bigodini ed ero in mutande, una mezz’ora piena per raggiungere il teatro Tokyo Takarazuka, poco lontano dalla stazione di Yurakucho. Siamo lì un’ora abbondante prima dello spettacolo che comincerà alle 18:30. Fuori piove che Dio la manda.

L’entrata del teatro si presenta normalmente così e così, chilometri di tappeto rosso e candelabri a sproposito,ma ricorrendo quest’anno il centenario del Takarazuka, l’abbiamo trovata così.

Ho fatto poche foto col cellulare, purtroppo non rendono giustizia alla sublime pacchianata (e io adoro le pacchianate ♥︎):

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Le carampane peggio che alla presa della Bastiglia!

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Selfie laterale per non suscitare le ire delle carampane 🙂

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L’unica occasione nella vita di sfoggiare un sobrio abito tempestato di paillettes 😀

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Poster dello spettacolo

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Tramezzini del Takarazuka: se non ho fotografato il contenuto un motivo ci sarà :O

Al”interno del teatro c’è l’immancabile negozio di souvenir in cui -inutile ribadirlo- era vietato fare fotografie e si poteva entrare solo mostrando il biglietto per lo spettacolo; mi dispiace perché vi siete persi la fiera della tamarraggine, gadget veramente pregiuevoli ritraenti le attrici sulla scena e non. Erano proprio gli scatti non strettamente legati al teatro ad andare a ruba, così come le magliette e gli altri segni distintivi che le fan di una star decidono di portare ai loro loschi raduni. Non essendo ancora a quello stadio della malattia, mi sono solo comprata una calamita di André che adesso occhieggia (battutona…) orgoglionamente dal mio frigorifero e mi ricorda che non è vero amore se non ti prendi una scarica di carabina in petto ogni volta che mi procaccio il cibo.

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Nelle mie estenuanti ricerche avevo letto anche riguardo al dress code e al comportamento da tenere in teatro. Il dress code l’ho cannato alla grande perché ci saranno state 5 o 6 persone vestite bene, le altre erano vestite o con l’abitino da funerale giapponese con tanto di perle bianche, o con il solito ciarpame leopardato da mercato rionale. Gli uomini devo dire che avevano avuto la decenza di mettersi almeno una camicia, tranne un pelatone in prima fila che si era messo una polo sdrucita in barba a tutto. Per quanto riguarda il secondo punto, guai ad applaudire quando hai voglia di farlo: si applaude solo quando applaudono le carampane. E BASTA. E si battono le mani massimo 4 volte. Ogni tanto da dietro c’era qualche temerario che si arrischiava a battere le mani a sproposito e il suo entusiasmo cadeva nel vuoto, totalmente ignorato. Noi abbiamo fatto i bravi, anche se in certi punti mi sarei spellata le mani con tanto di fischio alla pecorara, quello con due dita in bocca.

Tornando ai dettagli della rappresentazione, i protagonisti di questa versione di Versailles no bara sono stati interpretati da:

Kaname Ouki (Oscar) top star otokoyaku

Rion Misaki (Rosalie) top star musumeyaku

nei ruoli fissi, e a rotazione:

Tooma Ozuki (André, sulla sinistra) che si è alternata negli altri spettacoli con Manato Asaka (molto bella, e secondo me troppo femminile per interpretare André, ma perfetta per il ruolo di Girodel in cui l’ho vista quella sera, sulla destra)

Nella foto manca Nanami Hiroki (Alain/ Girodel a rotazione).

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Ho pensato un po’ a come fare a spiegarvelo per bene e ci ho provato con la videocronaca dello spettacolo: si apra il sipario!

minuto 1:25 ” Ritratto dell’amore” (愛の肖像)

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Scena d’ammore

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Morte di André

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io e Toru:

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presa della Bastiglia e morte di Oscar:

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Tra i momenti che mi sono piaciuti di più in assoluto c’è stato quello del ” Ritratto dell’amore”, le volte in cui le attrici si avvicinavano alle prime file, e anche, moltissimo, la line dance di cui vi ho già un po’ parlato. Ho pensato ai video e ai documentari che ho visto, a quanto quelle ragazze abbiano dovuto fare per essere su quel palco e, magari, un giorno diventaretopstarmettersiladivisadiOscaresaliresulPegaso. Ho cominciato ad avere i miei soliti trip mentali su quanto sia importante lottare per i propri sogni e mi sono commossa ancora di più. Sul tetto del Takarazuka si abbattevano le raffiche di pioggia portate dal tifone. Avevo esaudito un altro dei miei tanti-troppi! desideri. Insomma, mi sono sentita proprio felice 😀

Per quel poco che me ne possa capire di Takarazuka l’interpretazione di Kaname Ouki è stata sublime, molto energica e sentita (l’abbiamo vista piangere veramente sulla scena in più punti).  Avevo letto che non è una cantante eccellente (le solite carampane haters), invece ha ampiamente superato ogni mia aspettativa, confermandosi una delle migliori Oscar che abbia mai visto (e in questo mese ne ho viste tante 🙂 ); Rosalie voce pazzesca e bellissimo personaggio, molto migliore che nel cartone animato, le si perdona anche il fatto di non essere morta; scenografie bellissime e cambi di scena e di costume alla velocità della luce, Pegaso semovente e paillettes, orchestra dal vivo strepitosa…molto più che attrici, le takarazienne sono dispensatrici di sogni. Sono entrata nel tunnel… e a uscirne, non ci penso nemmeno!

*Non so chi ha pianto di più tra me e Toru, che in pochi mesi è passato da: berubara roba da femminucce a: iscriviamoci al Takarazuka tomo no kai, now!

Takarazuka- istruzioni per l’uso (seconda parte)

Per permettere un giusto ricambio generazionale, le top star di ogni troupe in genere mantengono la loro posizione per 3-4 anni, massimo 5, lasciando poi la carriera di takarasienne. Alcune diventano attrici affermate, come Amami Yuki, oppure doppiatrici. O, come auspicava il patron Kobayashi, brave mogli.

Il Takarazuka è un mondo luminoso e abbagliante, ma come tutte le luci ha anche le sue ombre. La prima prende il nome di bullismo ad opera delle stesse compagne di studi, pratica tristemente comune in questo paese anche nella scuola dell’obbligo. Ho letto ad esempio di ragazze che hanno subito angherie solo perché non si sono fatte da parte al passaggio delle studentesse del secondo anno.
Questa è la scala dell’ex accademia musicale, guardate voi stessi: i gradini sono consumati sul lato destro perché le matricole devono camminare rasentando i muri per essere il meno possibile d’intralcio alle compagne più anziane.
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La seconda ombra riguarda l’ossessione dei fan (e in questo i giapponesi sono maestri),che sfocia sovente nello stalkeraggio.

Vi sono certamente molti uomini tra gli appassionati, ma la maggioranza femminile dell’audience è schiacciante. Le fan sono estremamente severe e quasi maniacali nel creare regole assurde. Nel teatro, soprattutto ai posti migliori, sembra che si possano trovare sempre le stesse persone poiché i biglietti vengono prima messi in prevendita al “Takarazuka tomo no kai”,il fan club. Raramente rimangono posti liberi per gli spettacoli più attesi (ivi il cedimento del rene per poter ottenere due biglietti all’asta). I fan, o meglio, le fan, sono agguerritissime. L’attrice preferita non è soltanto una beniamina, è un vero oggetto di ossessione e brama di possesso. Alcune di loro provvedono ad ogni necessità del loro idolo, facendo commissioni per lei o donandole regali costosi, persino gioielli. Nel caso delle otokoyaku, si arriva ad un’attrazione romantica, in casi estremi sessuale; d’altronde i personaggi interpretati dalle otokoyaku sublimano la mascolinità in qualcosa di “puro, onesto, bello”: le casalinghe disperate possono fantasticare su qualcosa che è altro dallo strano animale a due zampe che gira per casa. Le otokoyaku sono insomma meglio degli uomini stessi.

Non la metterei su questioni di omosessualità, visto che anche se è probabile che sia tra le attrici che tra le fan ci siano anche queste preferenze, tali casi non sono poi così frequenti -ricordiamo che il Takarazuka non è stato creato per l’emancipazione femminile o per i diritti degli omosessuali, è stato ideato da un nazionalista guerrafondaio retrogrado! Quando leggo su vari siti inglesi che il Takarazuka è un esempio di teatro pro LGBT perché le donne si vestono da uomo mi viene da ridere…e allora il kabuki, il teatro elisabettiano che cosa sono, spettacoli del gay pride?? Con tutto il rispetto per i vari orientamenti sessuali, che poi non vorrei trovarmi teste di cavallo nel letto 🙂

Vi posso dire in tutta onestà che le otokoyaku sono così brave da sembrare davvero uomini sulla scena. Forse viste in fotografia fanno un po’ ridere a noi occidentali, con il trucco teatrale e i parrucconi, ma quando le vedrete sul palco vi innamorerete di loro. Ci metto la mano sul fuoco. E’ la magia del Takarazuka che vorrei cercare di raccontarvi, ma so che sarà dura perché certe sensazioni le dovreste provare voi. Cominciamo da quella più difficile, quella del “turbamento”.

Noi eravamo in terza fila. Questo significava prima di tutto attirarsi gli sguardi incuriositi e ben poco benevoli delle fan. Soprattutto verso di me, l’invasore straniero. Vi dico solo che ho tirato fuori il cellulare a 20 minuti dall’inizio della rappresentazione (metà della sala era con lo smartphone in mano) per assicurarmi che fosse in modalità silenziosa, e già una scorbutica dietro di me era partita all’attacco facendomi notare che durante la rappresentazione le riprese erano vietate (sai che novità…). L’ho ringraziata dicendo che lo sapevo. Assatanata

Comunque…le attrici recitano così vicine da poter guardare gli spettatori delle prime file in faccia, forse per cercare un volto conosciuto, forse per fare il cosiddetto “fan service” (azioni fatte appositamente per mandare in brodo di giuggiole i fan). E non nascondo che quando un paio di volte mi hanno guardata mi sono sentita avvampare. In quel momento davanti a me non c’era una donna travestita, c’era il mio eroe in carne ed ossa! La sensazione più strana l’ho provata proprio nel finale, nel momento in cui le takarasienne hanno fatto l’ultimo inchino e ho sentito distintamente il loro profumo: una fragranza conturbante, né maschile né femminile. Sinceramente pensavo che a quel punto mi fosse andato in pappa il cervello, invece anche Toru l’aveva sentito. Dopo due ore di ballo e canto sfrenato ci si aspetterebbe un odore devastante di cane bagnato, invece si sono dimostrate “rose di Versailles” in tutto e per tutto. Cercando disperatamente una risposta al perché di cotanta grazia, ho letto che le takarasienne imparano, fra le altre cose, a farsi la doccia e a cambiarsi in meno di 10 minuti. Cosa di cui non riesco a capacitarmi, io che in 10 minuti non riesco nemmeno a lavarmi la faccia 😀

continua (con il racconto dello spettacolo!)…

Takarazuka: istruzioni per l’uso (Parte prima)

Non credo minimamente di esagerare nel dire che ieri ho passato una delle più belle serate della mia vita…

Innanzi tutto, per chi non lo conosce, come promesso vi parlerò un po’ del Takarazuka.

Il Takarazuka kagekidan è il teatro di rivista nato nella città omonima nella prefettura di Hyōgo (tra Kobe e Osaka) nel 1914 ad opera dell’industriale Ichizō Kobayashi, che voleva ridare vita ad un’area termale in decadenza situata proprio alla fine della linea da lui fondata (e che se non sbaglio-amici del Kansai correggetemi- è una delle più usate ancora oggi), la Hankyu.

Come vi ho già accennato, la peculiarità di questo teatro è l’utilizzo esclusivo di attrici sulla scena (sembra che per un breve periodo fossero stati anche inseriti attori nel cast, ma con scarso successo), le quali vivono seguendo il motto 清く、正しく、美しく “Sii pura, onesta, bella.” 45-50 takarasienne venivano (e vengono tutt’ora) scelte tra candidate di età compresa fra i 13 e i 15 anni (adesso l’età si è alzata, dai 15 ai 18).

Ovviamente, il primo anno passava in bellezza: pulizia a fondo dei tre piani dell’accademia di musica, sottomissione alle ragazze del secondo anno (profondi inchini, tenere loro le porte aperte, divieto di superarle anche solo di un passo, eccetera). Allo smazzamento si affiancavano gli studi di danza, canto, dizione e galateo, che doveva servire loro per diventare delle mogli perfette (zio Kobayashi era leggermente di destra e non proprio di quelli che bruciano i reggiseni in piazza). Tanto per cambiare, vigeva il tassativo divieto di frequentare uomini con un “velato” invito alla castità. Olè. Le studentesse del primo anno vengono chiamate 予科生 Yokasei.

Tanto per darvi un’idea, guardate i primi minuti di questo documentario.
Il secondo anno, per chi sopravviveva, non è che fosse tutto rose e fiori: studio matto e disperatissimo dalle 9 alle 5 (con rinforzo serale quando necessario) e finalmente la scelta cruciale tra otokoyaku (ruolo maschile) e musumeyaku (ruolo femminile), che influenzerà la carriera artistica dell’attrice. Le otokoyaku, scelte in base a molti fattori tra cui l’altezza e il registro vocale, manterranno i capelli molto corti, impareranno a cantare avvicinandosi quanto possibile al baritono, inizieranno ad utilizzare il linguaggio e l’atteggiamento maschile. E’ quello di otokoyaku il ruolo tutt’ora più ambito e il più affascinante, che porterà le più determinate a diventare “top star” dei cinque gruppi in cui verranno smistate alla fine del secondo anno: Hana (fiore), Hoshi (stella), Tsuki (luna), Yuki (neve) e il più recente Sora (cielo, o cosmo). Lì continueranno i loro studi e muoveranno i loro primi passi sulla scena. Le studentesse del secondo anno vengono chiamate 本科生 Honkasei.

Il debutto della takarasienne avviene ancora oggi con la “line dance” al termine delle rappresentazioni.

Probabilmente alcune leggere modifiche a questo addestramento quasi militare sono state apportate, ma non ci giurerei 🙂
Per quanto riguarda la retribuzione, le attrici vengono pagate con un fisso per i primi sette anni, in seguito firmano veri e propri contratti con la direzione del teatro. Essendoci posto per una sola top star in ogni gruppo, molte attrici abbandonano la carriera quando capiscono di non poter superare i propri limiti o quando decidono di sposarsi. (in origine, il buon Kobayashi si occupava personalmente di farle maritare trovando per le ragazze un buon partito, adesso il buon marito sembra che se lo trovino da sole).
In genere, alle musumeyaku occorrono 5-6 anni per poter diventare “qualcuno” nella troupe, mentre alle otokoyaku ne servono almeno 10.

continua…

Versailles no baka

Ovvero, la “scema de Versailles”.

(disclaimer: post parecchio sclerato, mi rimetto alla vostra clemenza 🙂 )

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Non c’è bambina degli anni ’80 che non conosca Lady Oscar. Dall’asilo in poi, chi di noi non si è presa per i capelli con le amichette per decidere “chi faceva chi” nell’ora di ricreazione (ok, magari voi non eravate delle screanzate, io ero sempre in castigo perché troppo rivoluzionaria di default…)? Come per alcune di voi, per me Lady Oscar è LEGGE, scuola di vita, quello che qui in Giapponia chiamano l’akogare (憧れ), l’esempio (irraggiungibile!) da seguire, oltre ad essere nella lista delle cose su cui NON si discute (assieme ai Queen e a poche altre cose) e di cui, periodicamente, mi torna la scimmia.

Oscar o Maria Antonietta? André o Fersen? Domande trabocchetto che ci facevano subito inquadrare il tipo di persona che ci stava davanti e deciderne di conseguenza, implacabilmente e senza appello.  Pianti davanti al televisore.  Senso (inconscio) del mono no aware a palla (già dalla siglia originale bara wa utsukushiku chiru, le rose cadono in bellezza), ciliegi in fiore alla periferia di Parigi, sani valori giapponesi a palate. Ma che ve lo racconto a fare, lo saprete già, mie romantiche fanciulle… 😀

Non mi dilungherò sul fenomeno Lady Oscar in Italia, sui turbamenti delle ragazzine alla vista di camicette bianche a brandelli (…e NO, la balia NON aveva sbagliato candeggio, non so se mi spiego…);

sul fatto che in un meraviglioso mondo parallelo nippo-francese a una donna venisse data la possibilità di scegliere se prendere una spada in mano o continuare a ballare il minuetto agghindata come un abat-jour;

sul fatto che una rosa non potrà mai essere un lillà (eh?), ma soprattutto, che

“L’amore può portare a due cose: alla felicità completa, o a una lenta e triste agonia” (tié!)

Ok, te pareva che non mi partiva la scimmiazza…

Come diceva qualcuno, non mi raccapezzolo più !

Ahem…

Mentre, dicevo, in Italia non c’è trentenne o quarantenne che non conosca la Lady dal fiocco blu, se in Giapponia ti azzardi a dire che ti piace Versailles no bara (La rosa – o le rose, a seconda dell’interpretazione- di Versailles, titolo originale del fumetto), o ti danno della vecchia (anche detta Versailles no baba, la tardona de Versailles), o non lo conoscono. Mapperò.

Mapperò c’è anche un piccolo esercito di donne Showa come si deve che sono state figlie del berubara boom (abbreviazione di Versailles no bara in una simpatica lingua in cui le”V “e le “B “sono spesso messe a caso) negli anni ’70. Sull’onda della scimmiazza mi sono messa a ricercare un po’ nei miei archivi (chiamiamoli così…) rileggendo le pagine che l’autrice Riyoko Ikeda ha dedicato a commentare la sua opera.

Versailles no bara usciva nel 1972, con non pochi problemi, sulle testate di Margaret (マーガレット), una rivista per ragazzine dai 10 ai 14-15 anni: esso mostrava una donna en travesti, che creava confusione e turbamento in tre quarti dei personaggi che anche loro non si raccapezzolavano più, ma soprattutto una figlia ribelle (cosa che una donna Showa come si deve non può essere), che non si piega alle regole di una società patriarcale e maschilista, e -aggiunge la Ikeda con non poca soddisfazione-  mostrava ai virginei occhi delle fanciulline ignare la prima scena di sesso in un manga per ragazzine. Con il bis (capisc’amme). Uno scandalo. Lettere di mamme inchianate come non mai alla redazione, minacce, poi l’inarrestabile successo, la pubblicazione in volumi e tutto a tarallucci e vino.

Oscar era in parte lo specchio della Ikeda stessa  -una ventiquattrenne che non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno( e dal 2008 Cavaliere della Legion d’Onore di Francia, probabilmente per averci reso un po’ più simpatici i nostri cugini d’Oltralpe) -ma anche un personaggio che dava voce, nemmeno troppo velatamente, al malcontento delle donne (o almeno, di alcune donne) per il loro ruolo marginale nella società giapponese (…e comunque oggi stiamo ancora agli stessi livelli, più o meno).

Dicevo, berubara boom. Nel 1974, sull’onda del grande successo del fumetto, la compagnia teatrale Takarazuka (宝塚歌劇団, la cui caratteristica distintiva è l’utilizzo di un cast interamente femminile) mette in scena le vicende di Oscar, in spettacoli che fino ad oggi hanno raggiunto 5 milioni di spettatori. Anche in questo caso, siccome i fan giapponesi sono sempre sobri, entusiasti delle novità, ma soprattutto comprensivi, hanno cominciato a mandare lettere minatorie contenenti lamette alle attrici prima ancora di vedere la messinscena, tanto per mettere in chiaro simpaticamente le cose. Adesso per riuscire a comprare un biglietto devi dare un rene.

Poi, negli anni ’80, il cartone animato – mega flop in Giappone ( in alcune prefetture ne fu addirittura sospesa la trasmissione, conclusa poi con un bizzarro montaggio in una puntata fatta di fermo immagini e narrazione fuori campo), schifato pure dalla Ikeda. Il character designer fu affidato a Shingō Araki (I Cavalieri dello zodiaco, anyone?), la regia a Tadao Nagahama, prima e a Osamu Dezaki (Rocky Joe, alcuni film animati di Lupin III,ecc… ), poi.

Insomma, ai gggiuovani giapponesi non piace Lady Oscar. Forse il tema della Rivoluzione Francese, o il manga storico, non prende. Forse i dialoghi, quasi lirici, stuccano. Forse il disegno, che riprende a tratti lo stile Liberty, non attizza. Meglio gli occhi strabuzzati e le tettone di One Piece. Ve possino…

Eppure, la quantità di gadget e di prodotti basati su Versailles no bara, con grande gioia del mio portafoglio, è impressionante:

magliette e abiti

cosmetici

vini

budini

rose

e così via, ad libitum.

Tutto questo papiro per dire che vi sto scrivendo da una vasca piena di ghiaccio. Il rene l’ho dato. Finalmente, dopo cinque anni e mezzo di tentativi miseramente falliti, sono riuscita ad accaparrarmi (all’asta, tra l’altro!) il mio posto nello scintillante teatro del Takarazuka di Tokyo (quello originale si trova in Kansai). Vi racconterò dettagliatamente del Takarazuka a metà luglio, nel frattempo ovviamente vivrò nell’inedia nutrendomi solo dei miei sogni di bambina.

Adieu.

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

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