In diretta dall’ufficio immigrazione

…e quando la vecchia dell’ufficio immigrazione ti dice di rifare la foto perché hai una maglia azzurra sia in quella che hai portato sia in quella della alien card, non ti girano le balle?*

“E magari tira su i capelli così la foto sembra diversa”

Adesso,dopo aver fatto la foto coi capelli raccolti e la faccia triste da deportata, sono ancora in fila. E comunque porto una maglia azzurra anche oggi, se ce l’hanno così tanto con Maradona la prossima volta mi metterò addosso lo hinomaru.

*N.B. Maglie diverse,solo il colore è vagamente somigliante

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Di petali caduti e di germogli

Disclaimer:questo post sarà ai vostri occhi un’accozzaglia di luoghi, date e situazioni, ma ho deciso di lasciarlo proprio così com’è, un "work in progress".

 

Quest’anno non ho potuto fare un vero e proprio hanami. La fioritura dei ciliegi è arrivata con una settimana di ritardo e proprio nel fine settimana e il mercoledì successivo c’è stata una forte pioggia, a spezzare il breve incanto che ogni anno il Giappone ci regala. Non per noi, però, che abbiamo approfittato di una tregua per una passeggiata in un universo tutto nostro, fatto di tappeti di petali rosa e camelie scarlatte, nuvole profumate che piovevano delicate sui nostri capelli e sul nasino di Ayla

Sono ormai pochi i momenti per noi, in piena fase stacanovistica…però sono così pieni di significato da dare forza a quello che facciamo.

Sto pubblicando adesso le foto dei ciliegi in fiore, che ormai hanno lasciato spazio alle azalee, ai glicini e agli iris, e presto cederanno il passo alle ortensie. Simbolo del Giappone, i sakura sono uno spettacolo commovente che costringe le persone a camminare con il naso all’insù, ma che a me mette sempre molta malinconia per qualche inspiegabile ragione. Ne ho parlato con Toru e mi sono sorpresa di come invece lui leghi i ciliegi ad una sensazione di morte. Forse perché non è raro trovarli ai margini dei cimiteri. "C’è un’anima in ogni ciliegio", mi ha spiegato, ricordando la paura dei racconti della nonna sui fantasmi e di altre creature magiche, il popolo silenzioso di questo Paese e soprattutto delle terre del Nord, così piene di leggende e di mistero.

 

Scrivo ormai a scadenze mensili, non me ne vogliate. Il fatto è che devo prendermi cura di alcune cose, ma soprattutto di alcune persone. Strano a dirsi, per una volta in cima alla lista ci sono proprio io. Ho già scritto di come abbia voluto mettere alla prova il mio fisico e finalmente ho deciso di dargli una tregua, iniziando delle cure e cercando di limitare per quanto possibile il mio lavoro…o evitare che aumenti ulteriormente.

Come si lega la mia situazione a quella dei ciliegi? Il nesso c’è, c’è eccome.

Da quasi un anno ho iniziato a trovare le piante estremamente interessanti. Intendiamoci, non conosco alcuna persona a cui non piacciano i fiori, però la mia sta diventando una vera e propria contemplazione. Se prima d’ora i fiori non erano nemmeno mai comparsi nei miei disegni se non come sfondo ad una figura umana, adesso mi fermo davanti ad ogni pianta; la fotografo; la chiamo con il suo nome. E coltivo. Proteggo l’inverno, do da bere in estate. Uscire sul mio minuscolo balcone mi dà la forza di uscire fuori in mezzo alla tempesta.

Il parallelo con i ciliegi ci sta perché imparando dalle piante sto imparando da me stessa: e ho capito che io sono un ciliegio, in questo momento. Un ciliegio che vuole essere un susino. No, non sono ancora andata fuori di testa, mi spiegherò meglio. Il susino è una pianta elegante, regale, dignitosa. Fiorisce a dispetto del gelido Febbraio di colori intensi e  concede i fiori profumati un po’ alla volta, così che per lungo tempo possa essere ammirato. Per me rappresenta la caparbietà e la pazienza. A lungo sono stata un susino. Il ciliegio invece è una pianta drammatica, rapace, egoista. E’ la sete perenne di vita, è il concedersi sfacciato ad un raggio di sole in cambio di tutti i propri fiori, è la ricerca bramosa dell’acqua e della pioggia. E’ il vivere nonostante tutto, anche a costo di nutrirsi della morte. Il ciliegio scopre tutte le sue carte, tutte in una volta e sa che gli costerà caro.

L’altra sera ho mostrato alla mia amica la pianta di susino che mi aveva regalato proprio questo Marzo. Mi sembrava che si stesse seccando nonostante tutte le mie cure. Non dava frutto e sembrava quasi morta, non fosse per un solo germoglio verde. Allora questa mia amica ha preso tra le dita i rami più alti, ormai secchi, e li ha spezzati. Poi ha preso le forbici e ha reciso un altro ramo più robusto.

"Per far vivere il germoglio devi spezzare i rami secchi. Non devi avere paura di tagliarli, se non lo facessi tutta la pianta ne morirebbe!"

Il mio silenzio di questi mesi è dovuto al fatto che non avevo più tempo non solo per scrivere ma anche per occuparmi delle cose più necessarie e fondamentali e il negligere addirittura la mia famiglia per cose di cui non mi importava in fondo nulla non ha fatto che danneggiarmi. Adesso,finalmente, ci ho dato un taglio. A rileggerci!

 

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

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Imago Recensio

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