Takarazuka: istruzioni per l’uso (Parte prima)

Non credo minimamente di esagerare nel dire che ieri ho passato una delle più belle serate della mia vita…

Innanzi tutto, per chi non lo conosce, come promesso vi parlerò un po’ del Takarazuka.

Il Takarazuka kagekidan è il teatro di rivista nato nella città omonima nella prefettura di Hyōgo (tra Kobe e Osaka) nel 1914 ad opera dell’industriale Ichizō Kobayashi, che voleva ridare vita ad un’area termale in decadenza situata proprio alla fine della linea da lui fondata (e che se non sbaglio-amici del Kansai correggetemi- è una delle più usate ancora oggi), la Hankyu.

Come vi ho già accennato, la peculiarità di questo teatro è l’utilizzo esclusivo di attrici sulla scena (sembra che per un breve periodo fossero stati anche inseriti attori nel cast, ma con scarso successo), le quali vivono seguendo il motto 清く、正しく、美しく “Sii pura, onesta, bella.” 45-50 takarasienne venivano (e vengono tutt’ora) scelte tra candidate di età compresa fra i 13 e i 15 anni (adesso l’età si è alzata, dai 15 ai 18).

Ovviamente, il primo anno passava in bellezza: pulizia a fondo dei tre piani dell’accademia di musica, sottomissione alle ragazze del secondo anno (profondi inchini, tenere loro le porte aperte, divieto di superarle anche solo di un passo, eccetera). Allo smazzamento si affiancavano gli studi di danza, canto, dizione e galateo, che doveva servire loro per diventare delle mogli perfette (zio Kobayashi era leggermente di destra e non proprio di quelli che bruciano i reggiseni in piazza). Tanto per cambiare, vigeva il tassativo divieto di frequentare uomini con un “velato” invito alla castità. Olè. Le studentesse del primo anno vengono chiamate 予科生 Yokasei.

Tanto per darvi un’idea, guardate i primi minuti di questo documentario.
Il secondo anno, per chi sopravviveva, non è che fosse tutto rose e fiori: studio matto e disperatissimo dalle 9 alle 5 (con rinforzo serale quando necessario) e finalmente la scelta cruciale tra otokoyaku (ruolo maschile) e musumeyaku (ruolo femminile), che influenzerà la carriera artistica dell’attrice. Le otokoyaku, scelte in base a molti fattori tra cui l’altezza e il registro vocale, manterranno i capelli molto corti, impareranno a cantare avvicinandosi quanto possibile al baritono, inizieranno ad utilizzare il linguaggio e l’atteggiamento maschile. E’ quello di otokoyaku il ruolo tutt’ora più ambito e il più affascinante, che porterà le più determinate a diventare “top star” dei cinque gruppi in cui verranno smistate alla fine del secondo anno: Hana (fiore), Hoshi (stella), Tsuki (luna), Yuki (neve) e il più recente Sora (cielo, o cosmo). Lì continueranno i loro studi e muoveranno i loro primi passi sulla scena. Le studentesse del secondo anno vengono chiamate 本科生 Honkasei.

Il debutto della takarasienne avviene ancora oggi con la “line dance” al termine delle rappresentazioni.

Probabilmente alcune leggere modifiche a questo addestramento quasi militare sono state apportate, ma non ci giurerei 🙂
Per quanto riguarda la retribuzione, le attrici vengono pagate con un fisso per i primi sette anni, in seguito firmano veri e propri contratti con la direzione del teatro. Essendoci posto per una sola top star in ogni gruppo, molte attrici abbandonano la carriera quando capiscono di non poter superare i propri limiti o quando decidono di sposarsi. (in origine, il buon Kobayashi si occupava personalmente di farle maritare trovando per le ragazze un buon partito, adesso il buon marito sembra che se lo trovino da sole).
In genere, alle musumeyaku occorrono 5-6 anni per poter diventare “qualcuno” nella troupe, mentre alle otokoyaku ne servono almeno 10.

continua…

2 Comments (+add yours?)

  1. Ashitaka
    Jul 16, 2014 @ 11:27:45

    Il video, il cui idioma non ho potuto comprendere, conteneva più spirito marziale di quello che ho respirato durante la naja…

    Reply

  2. Murasaki
    Jul 17, 2014 @ 01:44:08

    …e pensa che quel video racconta la storia di quattro ragazze che si fanno il mazzo per poter passare le selezioni! Immagina dopo 😀
    Ci rido su, ma esecrabili episodi di bullismo a parte ammiro queste ragazzine che intraprendono una strada così faticosa. Chi ce la fa, merita tutto il successo che ha (molto minore di quello della starlette o dell’idol di turno, purtroppo).

    Reply

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