Versailles no baka

Ovvero, la “scema de Versailles”.

(disclaimer: post parecchio sclerato, mi rimetto alla vostra clemenza 🙂 )

LadyOscar8

Non c’è bambina degli anni ’80 che non conosca Lady Oscar. Dall’asilo in poi, chi di noi non si è presa per i capelli con le amichette per decidere “chi faceva chi” nell’ora di ricreazione (ok, magari voi non eravate delle screanzate, io ero sempre in castigo perché troppo rivoluzionaria di default…)? Come per alcune di voi, per me Lady Oscar è LEGGE, scuola di vita, quello che qui in Giapponia chiamano l’akogare (憧れ), l’esempio (irraggiungibile!) da seguire, oltre ad essere nella lista delle cose su cui NON si discute (assieme ai Queen e a poche altre cose) e di cui, periodicamente, mi torna la scimmia.

Oscar o Maria Antonietta? André o Fersen? Domande trabocchetto che ci facevano subito inquadrare il tipo di persona che ci stava davanti e deciderne di conseguenza, implacabilmente e senza appello.  Pianti davanti al televisore.  Senso (inconscio) del mono no aware a palla (già dalla siglia originale bara wa utsukushiku chiru, le rose cadono in bellezza), ciliegi in fiore alla periferia di Parigi, sani valori giapponesi a palate. Ma che ve lo racconto a fare, lo saprete già, mie romantiche fanciulle… 😀

Non mi dilungherò sul fenomeno Lady Oscar in Italia, sui turbamenti delle ragazzine alla vista di camicette bianche a brandelli (…e NO, la balia NON aveva sbagliato candeggio, non so se mi spiego…);

sul fatto che in un meraviglioso mondo parallelo nippo-francese a una donna venisse data la possibilità di scegliere se prendere una spada in mano o continuare a ballare il minuetto agghindata come un abat-jour;

sul fatto che una rosa non potrà mai essere un lillà (eh?), ma soprattutto, che

“L’amore può portare a due cose: alla felicità completa, o a una lenta e triste agonia” (tié!)

Ok, te pareva che non mi partiva la scimmiazza…

Come diceva qualcuno, non mi raccapezzolo più !

Ahem…

Mentre, dicevo, in Italia non c’è trentenne o quarantenne che non conosca la Lady dal fiocco blu, se in Giapponia ti azzardi a dire che ti piace Versailles no bara (La rosa – o le rose, a seconda dell’interpretazione- di Versailles, titolo originale del fumetto), o ti danno della vecchia (anche detta Versailles no baba, la tardona de Versailles), o non lo conoscono. Mapperò.

Mapperò c’è anche un piccolo esercito di donne Showa come si deve che sono state figlie del berubara boom (abbreviazione di Versailles no bara in una simpatica lingua in cui le”V “e le “B “sono spesso messe a caso) negli anni ’70. Sull’onda della scimmiazza mi sono messa a ricercare un po’ nei miei archivi (chiamiamoli così…) rileggendo le pagine che l’autrice Riyoko Ikeda ha dedicato a commentare la sua opera.

Versailles no bara usciva nel 1972, con non pochi problemi, sulle testate di Margaret (マーガレット), una rivista per ragazzine dai 10 ai 14-15 anni: esso mostrava una donna en travesti, che creava confusione e turbamento in tre quarti dei personaggi che anche loro non si raccapezzolavano più, ma soprattutto una figlia ribelle (cosa che una donna Showa come si deve non può essere), che non si piega alle regole di una società patriarcale e maschilista, e -aggiunge la Ikeda con non poca soddisfazione-  mostrava ai virginei occhi delle fanciulline ignare la prima scena di sesso in un manga per ragazzine. Con il bis (capisc’amme). Uno scandalo. Lettere di mamme inchianate come non mai alla redazione, minacce, poi l’inarrestabile successo, la pubblicazione in volumi e tutto a tarallucci e vino.

Oscar era in parte lo specchio della Ikeda stessa  -una ventiquattrenne che non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno( e dal 2008 Cavaliere della Legion d’Onore di Francia, probabilmente per averci reso un po’ più simpatici i nostri cugini d’Oltralpe) -ma anche un personaggio che dava voce, nemmeno troppo velatamente, al malcontento delle donne (o almeno, di alcune donne) per il loro ruolo marginale nella società giapponese (…e comunque oggi stiamo ancora agli stessi livelli, più o meno).

Dicevo, berubara boom. Nel 1974, sull’onda del grande successo del fumetto, la compagnia teatrale Takarazuka (宝塚歌劇団, la cui caratteristica distintiva è l’utilizzo di un cast interamente femminile) mette in scena le vicende di Oscar, in spettacoli che fino ad oggi hanno raggiunto 5 milioni di spettatori. Anche in questo caso, siccome i fan giapponesi sono sempre sobri, entusiasti delle novità, ma soprattutto comprensivi, hanno cominciato a mandare lettere minatorie contenenti lamette alle attrici prima ancora di vedere la messinscena, tanto per mettere in chiaro simpaticamente le cose. Adesso per riuscire a comprare un biglietto devi dare un rene.

Poi, negli anni ’80, il cartone animato – mega flop in Giappone ( in alcune prefetture ne fu addirittura sospesa la trasmissione, conclusa poi con un bizzarro montaggio in una puntata fatta di fermo immagini e narrazione fuori campo), schifato pure dalla Ikeda. Il character designer fu affidato a Shingō Araki (I Cavalieri dello zodiaco, anyone?), la regia a Tadao Nagahama, prima e a Osamu Dezaki (Rocky Joe, alcuni film animati di Lupin III,ecc… ), poi.

Insomma, ai gggiuovani giapponesi non piace Lady Oscar. Forse il tema della Rivoluzione Francese, o il manga storico, non prende. Forse i dialoghi, quasi lirici, stuccano. Forse il disegno, che riprende a tratti lo stile Liberty, non attizza. Meglio gli occhi strabuzzati e le tettone di One Piece. Ve possino…

Eppure, la quantità di gadget e di prodotti basati su Versailles no bara, con grande gioia del mio portafoglio, è impressionante:

magliette e abiti

cosmetici

vini

budini

rose

e così via, ad libitum.

Tutto questo papiro per dire che vi sto scrivendo da una vasca piena di ghiaccio. Il rene l’ho dato. Finalmente, dopo cinque anni e mezzo di tentativi miseramente falliti, sono riuscita ad accaparrarmi (all’asta, tra l’altro!) il mio posto nello scintillante teatro del Takarazuka di Tokyo (quello originale si trova in Kansai). Vi racconterò dettagliatamente del Takarazuka a metà luglio, nel frattempo ovviamente vivrò nell’inedia nutrendomi solo dei miei sogni di bambina.

Adieu.

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

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Obsidianne

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