Avere trent’anni

Rieccomi, de profundis.Non vi sto a dire perché non ho più potuto scrivere, meglio non saperlo credetemi :). Diciamo che sono andata in letargo.

D’altronde chi mi segue lo sa e si sarà ormai rassegnato.

Cos’è cambiato nel frattempo…umh, tutto e niente. Qui a Tokyo, come penso anche in altre parti del Giappone, non si parla d’altro che dell’aumento dell’imposta sui consumi dal 5 all’8%. Poca roba, direte voi, rispetto all’IVA italiana. Poca roba un par di ciufoli, se pensiamo all’assurdità del prezzo netto di tutti i prodotti, non solo quelli di lusso ma anche quelli fondamentali come riso, acqua, frutta, verdura (la carne non la nomino nemmeno). Nella mia zona si vedono le obasan del quartiere cariche di sacchi di riso e di tutto quello che si può conservare a lungo come se dovesse venire la fine del mondo. Quest’anno sembra che molte persone si siano decise a comprar casa e, l’ho visto giusto ieri in tv, anche a sposarsi per pagare l’anello e la cerimonia ad un prezzo più basso (ah, l’amour…). Anche io comunque mi sono lasciata prendere dall’isteria generale e ho saccheggiato lo Hyaku en Shop, il negozio a 100 yen (105, tra poco 108) riempiendo la casa di prodotti più o meno inutili.

Da aprile mi aspetto una batosta e il paese in ginocchio ^^”””

Inutile dire che gli stipendi (almeno il mio) non sono aumentati.

 

Parlando di cose personali, vi sto scrivendo con un anno di più sul groppone. Ebbene sì, il 16 ho compiuto 30 anni, la tremenda cifra tonda. Nonostante ciò ho passato il compleanno migliore della storia, ho festeggiato praticamente una settimana con le mie due migliori amiche che sono venute a Tokyo. Adesso che sono tornate sento un po’ la nostalgia loro, ma soprattutto della leggerezza che hanno portato qui da me.

Vederle “nel mio territorio”, in quella che adesso volente o nolente è anche un po’ la mia città, è stato strano. Mi sono sentita…ibrida. Come una sirena, un centauro…un salaryman che non puzza d’aglio. Italiana, ma anche pronta a giustificare alcuni comportamenti che agli occhi di un italiano sembrano strani. A decantare la qualità del sushi di quel particolare ristorante o la bontà ipercalorica di uno tsukemen enorme. A scherzare su quanto sia miserabile salire su un treno pieno zeppo di persone spinte a forza dentro i vagoni, pur sapendo che lo devo fare tutti i giorni, almeno due volte al giorno.

Avere trent’anni. C’è da fare un bilancio?Naaaahh. Perché in questa città che toglie tante cose, posso prendermi il lusso di restare un po’ bambina.

Buon compleanno a me

 

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