Trovare lavoro a Tokyo

Stavo scrivendo un post totalmente differente, però durante la mia assenza mi sono arrivati tre messaggi privati tutti con la stessa tematica, ossia :"come trovare lavoro in Giappone?" e ho voluto dare a questo la priorità.

Penso di non essere la persona più adatta per questa domanda perché la mia teoria è solo una, universale: ci vuole culo. O bisogna saper leccare il culo. O dare via il culo. O farsi il culo. Insomma…la parola chiave è culo. Ma lo è anche in Italia e un po’ in tutto il mondo, visto che la meritocrazia è equiparabile al dodo nell’ecosistema lavorativo.

Anni fa in qualche sperduto post di questo sperduto blog di questa sperduta donnina vi scrivevo come fosse importante venire qui con un progetto ponderato e riponderato, un budget minimo o, perlomeno, con un grande sogno. Poi però la realtà di Tokyo mi ha fatto incontrare e scontrare con tanti tipi di persone e non so, ho cambiato idea. Mi sono fatta l’idea che trovare lavoro in questa città sia come giocare alla roulette russa, c’è chi vince la scommessa e chi finisce col cervello spappolato. Chiedetevi francamente se ne vale la pena. Mettete su un piatto della bilancia quello che avete e cercate di capire se vale la pena rischiarlo; in effetti la maggior parte degli stranieri che vive qui è qui perché nella madrepatria non aveva nulla da perdere e si è autoesiliato con non poca saudade del paesello da cui è scappato senza voltarsi indietro. C’é chi mi ha detto, con gli occhi spalancati come una bestia braccata "io non voglio assolutamente tornare a casa…devo trovare un modo per rimanere qui". A volte mi capita di incontrare ancora gente con occhi così, occhi che mi fanno paura ma che soprattutto mi mettono tristezza. Perché, chi più chi meno, ognuno di noi qui ha avuto paura all’idea di tornare a casa, almeno una volta. Ed evito di attaccarvi la menata dei politici corrotti che hanno rovinato il nostro Paese et cetera…perché la colpa è anche nostra.Mi scrivete se sia possibile fare "qualsiasi lavoro, anche la cameriera"…ma cose così mi fanno perdere le staffe. SOGNATE! OSATE SOGNARE!

Se il vostro sogno più intimo è "fare la cameriera" allora ben venga, ma vi rendete conto che vi state scavando la fossa? Non parliamo di pagarsi gli studi all’estero, cosa nobilissima. Parliamo di ADULTI a volte sui 25, ma molto più spesso alla soglia dei 30 anni. Altri i 30 li guardano ormai col binocolo.

E si ABBASSANO.

Gente che farebbe di tutto (e ritorniamo agli occhi da bestia braccata) . Così non solo abbassate voi stessi, ma abbassate anche gli altri, rendendoci alla stregua dei cinesi che fabbricano borse di plastica dalle parti dell’Osmannoro. Non solo in Giappone, ma anche in Italia, cediamo ai ricatti di persone prepotenti tutti i giorni. Tutti i giorni scendiamo a compromessi. E il nostro valore si deprezza, si svaluta, si annulla.

Non abbiamo il coraggio di dire di NO. E gente che non ha questo coraggio in patria difficilmente lo troverà all’estero.

Il mio rapporto con il lavoro è molto cambiato, recentemente. Cercavo una stabilità al lavoro per poter dare una stabilità alla mia vita e poter anche osare di pensare a creare una mia famiglia. Però ho scoperto che quello che voglio fare non è assolutamente legato al posto in cui lavoro ora e mi si è aperto un mondo di possibilità, aria fresca ha spazzato via la palude in cui io stessa avevo scelto di entrare quando avevo "abbassato il tiro". E ho realizzato che anche se perdessi questo lavoro, basterebbe tornare al punto di partenza: culo.

avercelo.

farselo.

leccarlo.

darlo via.

A voi la scelta.

Volete lavorare in Giappone? Venite, allora. Ma non abbassatevi. Non accontentatevi( stile "Steve Jobs me fa ‘na pippa"). Qualsiasi lavoro facciate, fatelo con amore e con dignità, perché noi siamo quello che facciamo, non quello che diciamo di essere. Che siamo tutti dei geni sprecati, a parole.

 

Ad maiora!!!!!!!!!

 

…ed io che mi ero persa in dissertazioni sulle risaie di Akita, ‘tacci vostri 🙂

 

 

 

12 Comments (+add yours?)

  1. Yaxara
    Aug 24, 2012 @ 08:21:12

    Culo è una parola decisamente universale! 🙂

    Reply

  2. Guchi
    Aug 24, 2012 @ 14:43:42

     Mi trovi d’accordo al 100%!

    Reply

  3. lua
    Aug 29, 2012 @ 15:45:11

     pensavo anche io di andarmene dall’Italia,mi sono dovuta abbassare troppe volte,accettare troppi compromessi…spero di riuscire a trovare in futuro qualcosa che mi faccia felice

    Reply

  4. TUA SORELLA
    Aug 30, 2012 @ 18:51:45

    Sigh..

    Reply

  5. Nic
    Sep 05, 2012 @ 11:52:32

     Vabbe’ non c’entra niente ma sto leggendo tutti i romanzi di Murakami Haruki. Come e’  considerato li’?
    Hai mai letto niente di lui?
     
     

    Reply

  6. Murasaki
    Sep 07, 2012 @ 10:12:59

    @Nic: ho letto solo Tokyo Blues/Norwegian Wood, da adolescente…e non mi era affatto piaciuto, devo ammetterlo. Così non ho mai avuto la curiosità di leggere altro. Toru però è un grande appassionato di Murakami e ha tutti i suoi libri…forse dovrei provare a leggerlo in lingua originale.

    Reply

  7. Nic
    Sep 07, 2012 @ 13:14:01

    A quanto pare Norwegian Wood e’ il piu’ occidentale dei suoi libri. Ovviamente a me piace (finora ho letto Norwegian Wood, Dance Dance Dance, L’uccello che girava le viti del mondo e sto finendo 1Q84). Dovrebbero anche aver tratto un film da Norwegian Wood.
    Se leggi qualcosa (beate te in originale) facci sapere i tuoi giudizi.

    Reply

  8. Giacomo
    Sep 12, 2012 @ 19:29:38

    Tante belle parole per spingere le persone a dare il meglio di se, a non abbassarsi,, a sognare e sperare in un bel futuro, tutte cose su cui in linea di massima sono più che d’accordo! Tuttavia sono certo che l’autrice di questo post sappia meglio di me che in Giappone la volontà e le belle parole per uno straniero, soprattutto se non proveniente da un paese anglofono, sono nient’altro che aria fritta!
    Già, perchè per rimanere a lavorare in Giappone ci vuole un Visto di Lavoro che, anche se uno volesse abbassarsi a fare il cameriere, non solo non te lo danno, ma non è proprio previsto dalla legge! Già perchè i Visti di lavoro in Giappone sono settoriali (esempio insegnante di lingua, artista, musicista, ingegnere ecc.) e si deve anche essere altamente qualificati: ad esempio se si vuole lavorare nella ristorazione gli unici visti disponibili sono come Chef, Pizzaiolo e simili, ma bisogna anche certificare di avere almeno dieci anni di esperienza in quel settore! Il Visto come cameriere o barman non esiste! 
    Siete madrelingua italiani con qualche esperienza di insegnamento, una laurea, e magari un ditals e simili e pensate che una scuola di lingua italiana vi farà il Visto di lavoro? Sbagliato! Perchè in queste scuole o fanno lavorare chi il Visto già ce l’ha (ed il 90% delle volte è un visto Matrimoniale che paradossalmente si ottiene più facilmente del lavorativo), o sfruttano chi è lì con altri tipi di Visto, com quello studentesco, e poi alla scadenza vi rimandano a casa.
    Tutto questo per dire a chiunque pensi che in Giappone sarebbe disposto ad accontentarsi di fare qualsiasi lavoro pur di rimanere, che questo tipo di "atteggiamento mentale" non esiste, piuttosto sarebbe più sensato dire che si è disposti a fare di tutto per ottenere un qualsiasi tipo di Visto….sarà mica un caso se tutti gli italiani che ho conosciuto in Giappone, nel giro di un anno da quando si sono trasferiti hanno trovato moglie o marito giapponese? Fate Vobis!
    E a chiunque pensi che potrebbe stargli bene anche un lavoretto in nero pensando che come in Italia non ci sono controlli dico solo…Auguri!
    Non voglio scoraggiare nessuno con il mio commento, e credo fermamente che sognare faccia bene all’anima, ma ogni tanto bisogna scendere con i piedi per terra.
    Peace

    Reply

  9. Murasaki
    Sep 14, 2012 @ 12:19:59

    @Giacomo: Sono totalmente d’accordo con te, vivere in Giappone per noi stranieri non è come 10 anni fa e la scelta andrebbe ponderata. Qui è pieno di stranieri che si lamentano del lavoro di m… che fanno e spesso, se si sono sposati "tanto per avere il visto", anche del proprio partner. E mi chiedo, che ci vengono/ci stanno a fare? Servire ai tavoli in Giappone fa più figo?
    E i giapponesi di questo se ne sono accorti, infatti iniziano ad approfittarsene.
     

    Reply

  10. Valeria
    Dec 14, 2012 @ 18:39:54

    anch’io per un po’ sono stata tra quelli con gli occhi da cane braccato, ma poi sono rinsavita e lascerò il giappone tra poco proprio perché ho capito che qui i miei sogni non li posso realizzare, almeno per il momento…e devo dirti che capendo queste cose mi sono tolta un gran peso. grazie a te per questo post! 🙂

    Reply

  11. Mamipan
    Aug 05, 2014 @ 06:45:04

    Bellissimo post che condivido pienamente! Ormai non è più questione di dove si ì, ma di cosa si fa, o cosa si vuole fare. Non è giusto, come dici tu, abbassarsi, smettere di avere delle ambizioni. Ambire è umano, ed è lecito, ed è l’adattarsi ad essere sfruttati perché si ha paura di non avere altre possibilità che ci ha rovinati.
    Un tempo volevo vivere in Giappone, qualunque cosa finissi a fare; oggi voglio lavorare con il giapponese e la letteratura giapponese,, ovunque mi permettano di farlo. Il “dove” non ha più importanza, ciò che conta è il “cosa”, così come il “come”.
    So che è un post un po’ vecchio, ma ho trovato per caso il tuo blog e me lo sto un po’ leggendo. Ho molto apprezzato questo post e non potevo esimermi dal commentarlo. 🙂

    Reply

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