Okinawa! Infinite sfumature di blu- parte seconda

Sfogliando l’album (virtuale) delle foto, ecco il seguito del racconto.

Muoversi in macchina mette sempre Toru di buon umore. Ascoltando le nostre canzoni preferite siamo andati alla scoperta della parte occidentale dell’isola, divorando avidamente gli sprazzi di blu tra le colline, pascolo per i bufali, lasciandoci sopraffare dalla meraviglia della vista di Baia Kabira dall’alto e ripromettendoci di visitarla al più presto. Dopo poco un’ acquazzone ci ha convinti a fare marcia indietro, così verso le cinque abbiamo finalmente fatto il check in in albergo, mentre la pioggia stava già cessando. Quasi tutti i giorni, tra le cinque e le sei il cielo avrebbe rovesciato cascate di pioggia, per poi tornare nell’arco di mezz’ora al suo solito color cobalto: il dono di una natura severa ma benigna, come una medicina per la terra battuta dal sole, un rito così giusto da farmi sentire in pace con il mondo intero e, quasi, mi ha consolata per la bruttura e l’artificialità che mi circonda nella capitale.

L’albergo ci è piaciuto da subito e si è rivelato anche migliore da ciò che ci era parso in foto (e a dispetto del nome incomprensibile, "Grand Vrio"?!). La camera era grande quasi come casa nostra, con la sola pecca dei letti separati. Dovete sapere infatti che è difficile trovare una camera matrimoniale in Giappone e anche in molte abitazioni i coniugi dormono ognuno per i fatti propri…e lascio trarre a voi le vostre conclusioni psico-sociologiche. Fortunatamente ogni letto era da una piazza e mezza, tiè! 😛

Abbiamo cenato in un ristorante vicino all’albergo, specializzato in yakiniku (carne alla piastra), probabilmente parente dei bufali che avevamo visto poco prima.

Vi consiglio vivamente di assaggiare questa carne tenerissima, chiamata Ishigaki-gyu, una delle migliori che abbia mai mangiato; ancora più buona se accompagnata dall’awamori, un liquore tipico di Okinawa parecchio alcolico che a me ha ricordato un po’ la grappa. Abbiamo trascorso il resto della serata passeggiando per il giardino dell’hotel e poi sulla terrazza panoramica per contemplare una miriade di stelle: altra cosa che a Tokyo è difficile fare.

Il secondo giorno abbiamo iniziato la giornata sfondandoci al buffet della colazione come dei disperati, cosa che, lo confesso, abbiamo continuato a fare impunemente durante tutto il soggiorno e che ci ha fatto saltare tutti i pranzi sull’isola. A nostra discolpa possiamo dire che eravamo in buona compagnia, i giapponesi non a caso chiamano il buffet  バイキング "viking ". Vi ho detto tutto.

La metto la foto? Dai, eccola!

Dopo il "frugale" pasto ci siamo diretti a Kabira Bay, una riserva naturale considerata la più bella spiaggia di Ishigaki, in cui purtroppo però è vietata la balneazione soprattutto a difesa delle specie marine che la popolano; una volta arrivati, abbiamo capito il perché:

Non avevo mai visto un colore simile, definirlo "verde acqua" è riduttivo. Abbiamo capito che nuotare in un mare simile è privilegio degli dei e non è cosa da umani; così ci siamo accontentati di un giro in barca per osservare la vita brulicante del fondale.

Siamo poi andati a visitare il mausoleo Tojin in ricordo di 380 vittime cinesi di un naufragio nell’Ottocento, uno delle poche attrazioni costruite dall’uomo sull’isola.

Abbiamo proseguito alla ricerca di una terza spiaggia in cui poter nuotare, purtroppo però pur essendo bellissima, abbiamo dovuto depennare dalla lista la spiaggia di  Sukuji poiché troppo poco profonda.

Lì però abbiamo fatto due chiacchiere con un abitante dell’isola, un simpatico signore di mezza età che ci ha invitato a procreare sull’isola e tornare l’anno successivo con il nostro primo figlio!

Finalmente abbiamo potuto nuotare a lungo nella spiaggia all’estremo nord dell’isola, chiamata Sunset Beach. Abbiamo fatto snorkeling e ci siamo goduti le tinte calde della sua sabbia dorata a circondare l’azzurro cupo del mare.

Graziati dalla pioggia, siamo saliti ancora più a nord per guardare il tramonto dal faro.

 

Sulla via del ritorno il sole era quasi scomparso e si è fatto improvvisamente buio. Le strade dell’isola sono naturalmente male illuminate dunque vi consiglio di fare molta attenzione. Di notte l’isola si anima di tutte le creature che durante il giorno hanno trovato riparo dalla calura estiva: gatti selvatici, varie specie di uccelli che invece di volare attraversano spavaldi la carreggiata e parecchi rospi. Abbiamo frenato all’ultimo momento non so quante decine di volte! In particolare se l’è vista brutta il Yanbaru kuina (in inglese Okinawan Rail), un uccello che non può volare specie protetta dell’isola.

Arrivati in hotel con qualche rospo sulla coscienza, abbiamo cenato in un ristorante di cucina tipica di Okinawa (per la quale scriverò un post a parte) e ci siamo preparati per la gita all’isola di Taketomi.

 

(to be continued!)

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