Okinawa! Ovvero cosa ci faccio a Tokyo?- parte prima

Ecco un altro intervento direi "epifanico".

Non avete idea di quanto sia arrivata ad odiare, detestare i computer e i social network con il loro intrico di "mi piace" e "amicizie" di marzapane…Ecco perché i miei post stanno diventando sempre più rari, perché ogni volta che accendo il mio vecchio mac ingiallito mi assale un tedio che non vi sto a raccontare. Comunque!Per quanto maggio sia stato un mese da dimenticare, giugno mi ha portato tante cose belle!

Innanzi tutto il nostro primo anniversario di matrimonio, che ci ha fatto rivivere le stesse emozioni del 5 giugno di un anno fa. Toru mi ha regalato una serata veramente indimenticabile, che però in minima parte riflette l’amore e le piccole cure che ha ogni giorno per me, soprattutto in questo periodo un po’ difficile.

Ricordare quella giornata di sole e tempesta mi ha dato tanta nostalgia dei miei amici, quelli veri, quelli che rimangono nonostante tutto, che non ti giudicano e non ti analizzano col microscopio. Mi ha ricordato la semplicità, il senso puro delle parole, l’autenticità degli sguardi e dei sorrisi. E mi è venuta voglia di tornarmene a casa…o meglio, come una chiocciola, di portare la casa che ci siamo creati altrove.

Cosa ci faccio a Tokyo?

So bene cosa sono riuscita ad ottenere da questa città: poter fare il lavoro che mi piace, poter parlare fluentemente la lingua che ho studiato, poter vivere dignitosamente della mia fatica quotidiana. So cosa mi ha dato- pochissime cose, ma preziose: incontri. L’incontro con Toru, l’incontro con alcuni dei miei più cari amici, l’incontro con Ayla. Il prezzo da pagare è stato altrettanto salato, ma "ne è valuta la pena"

L’anno scorso, una settimana dopo le nostre nozze eravamo già al lavoro, così abbiamo rimandato il viaggio di nozze di un anno. All’inizio mi ero fissata con Bali, a tutti i costi però abbiamo dovuto fare i conti con la stagione delle piogge e con il fatto che in più agenzie ce l’avevano sconsigliata se era il mare la cosa più importante della vacanza. Per lo stesso motivo abbiamo messo una x sulla Tailandia. Toru voleva andare a Palao da molto tempo ma il numero e l’orario assurdo dei cambi e la sua fama di colonia per gli squali ci hanno fatto riconsiderare il tutto.
Solo sei giorni di tempo, strappati a forza tra malumori e ripicche al lavoro di persone troppo tristi e troppo vuote per capire cosa sia avere una famiglia e dare al tempo il giusto peso, non ci permettevano di andare troppo lontano.
Poi, finalmente, la nostra decisione…Okinawa:poco più di due ore di volo diretto, nessun bisogno di file all’ufficio immigrazione per il permesso di rientro e di passaporti. Un passaparola tra amici e conoscenti e abbiamo trovato la nostra isola nella miriade dell’arcipelago delle Ryukyu,l’isola di Ishigaki. Cambiamento apocalittico: per una volta non abbiamo fatto i turisti fai da te micragnosi, ci siamo rivolti all’agenzia di viaggio Keio  davanti alla stazionee abbiamo dovuto solo preparare le valigie!

Domenica 24 ho lavorato fino alle 5, poi sono corsa a casa per portare la bimba nelle buone mani di una mia amica e via, con la valigia per passare le poche ore di sonno in uno squallido internet café di Kamata: esperienza aberrante che preferisco non raccontare! Sveglia alle 4:30 e via, col primo treno del mattino verso Haneda; era la prima volta che partivo da lì e, fatti due conti,  da casa nostra sia Haneda che Narita sono proprio sistemati in c*lo ai lupi su due linee periferiche…ma questo non ci ha scoraggiati. Il tempo del volo è passato in un baleno, tra lo spettacolo delle isolette sparse come gioielli nel mare e lo stupore di non aver ricevuto nemmeno due salatini dalle hostess..Jal pezzente!!

Siamo atterrati alle 9 e da subito ho capito perché i giapponesi "normali" spesso parlano con malcelata ironia dei loro fratelli di Okinawa: camicie hawaiane, voglia di lavorare zero, struggente indolenza che nemmeno in un film di Nino D’Angelo. E’ stato amore a prima vista!L’impiegato della ditta di autonoleggio ci ha pure cazziati perché lo abbiamo fatto aspettare (pausa bagno, mea culpa)…però ci ha lasciato la macchina più ganza di tutta l’isola, sembra farlo apposta, del mio colore preferito! E’ una Micra (che in Giappone si chiama March, pronunciato Maaachi! come un’invocazione siciliana)

Il primo giorno è stato intensissimo: siamo prima andati a fare la spesa in uno dei tanti Max Value (che adoro, mi ricordano Akita!) e ci siamo subito fiondati in acqua.

Prima spiaggia: Fusaki beach

E al di là del verde e del rosso dell’ibisco, la sorpresa del mare.

Abbiamo pranzato al sacco sul molo che dà sull’oceano, lo stesso molo che pochi minuti dopo sarebbe diventato set fotografico per una coppia di sposi

Adesso, pensando alla cinesata dei due che hanno affittato l’abito all’occidentale mi sale il solito cinismo, ma in quel momento, a mollo nell’acqua appena tiepida e quasi dolce di quel mare, ci siamo ricordati delle risate del nostro servizio fotografico, arrampicandoci per gli scogli dei Balzi Rossi io con tacco 11 e vestito banco e lui con le scarpe lucide, che cercava di tenermi in equilibrio.

Il tempo di asciugarci ed eccoci in viaggio verso la seconda spiaggia

 

to be continued…

 

 

 

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