La Crisi

Quando arriva una crisi riaffiorano alcuni ricordi
che credevo persi
cosa penso di me cosa voglio da te
dove sono cosa sono e perché


Sono in Crisi. Con la maiuscola. In questi mesi sto mettendo in discussione (e sono state messe in discussione) tante questioni lavorative e personali. Così non me la sono sentita di scrivere…


molto spesso una crisi è tutt’altro che folle
è un eccesso di lucidità
sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi
resta qualche traccia


Non amo lamentarmi sul web, lo faccio già anche troppo nella vita reale…e, tristemente, non avevo nulla di bello da raccontare. La mia vita è trascinata da treni strapieni di gente infelice, fatta di un mercoledì in cui cerco di respirare profondamente tutta l’aria che posso, per poi immergermi nuovamente in un’apnea emozionale.

Quest’anno nemmeno i susini in fiore hanno fatto il miracolo: sono veramente stanca e delusa(ci riproverò mercoledì prossimo, andando a visitare un parco molto bello).


E’ passato il primo anniversario dell’11 Marzo. Immagino che molti blog avranno speso un florilegio di parole su una nazione raccolta in silenzio, sulla forza del popolo giapponese, sulla poesia di tutto questo.

 

 

Cazzate.

 

Davvero, sono cazzate.

Rispetto il modo di vedere la "vie en rose" che ha la gente qui….ma purtroppo il mio blog parla di Giappone ma non è solamente un blog sul Giappone.

Ammetto che la tentazione di scrivere la mia su quella data in quella data l’ho avuta. Ma poi ho letto in giro, non per voler mio ma per colpa di qualche link su Facebook, un mare di ovvietà e di melense, vuote parole.

Vi racconto il mio 11 Marzo, domenica.

Ero al lavoro, come sempre. Il giorno prima avevo visto un programma in cui pseudo-vip locali donavano orologi, vuitton, mazze da golf ed altre amenità ad alcuni "fortunati" che un anno fa hanno perso tutto. Una specie di "30 ore per la vita, ma più trash".Mi era arrivata dall’Ambasciata un’email in cui noi italiani siamo stati invitati a rispettare un minuto di silenzio alle 14:46.

Al mattino, arrivata al lavoro, ho parlato al mio capo di questa cosa e gli ho chiesto se la scuola avrebbe osservato il minuto di silenzio.

La risposta è stata, tradotta alla buona: "Me ne batto il belin, fa’ un po’ come vuoi". E un po’ me lo aspettavo.

Così ho attaccato come tutti gli altri giorni e al momento opportuno ho chiesto ai miei studenti che cosa ne pensassero. Una di loro ha detto "grazie". E allora il minuto di silenzio l’ho fatto. Non per dovere, non per ricordare chi non c’è più, non per questo paese…

L’ho fatto per me. Perché non ho avuto un minuto di silenzio, in questo anno. Per ricordare che sono viva, anche se sepolta da incombenze più grandi di me, che questo anno da neosposa è stato duro ma è finito. E ho tirato un sospiro di sollievo, per un minuto.

Molti si chiedono a che cosa servano questi minuti di silenzio. Ecco, penso che servano a noi, in vari modi. Per sentirci a posto con la coscienza; per ringraziare di essere vivi; per pregare; per pensare a cosa preparare per cena. Ognuno usa il suo minuto di silenzio come crede e menomale che è così. Io l’ho usato per guardarmi dentro e per ammettere a me stessa che sono in crisi.

infatti ultimamente rido per niente
e non mi nascondo più facilmente
e malgrado sembri male
cambia solo il modo di giudicare

♫~La Crisi-Bluvertigo

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