Le vacanze ad Akita- part 1

Approfittando di una giornata relativamente libera ecco il post sulle vacanze di Obon ad Akita, in una pausa tra sistemare il porcile chiamato "casa", preparare la cena, lanciare la pallina ad Ayla (che oggi è stranamente più coccolosa del solito) e la mia lezione delle 19:40 ;__;

***

Questa volta siamo partiti con lo Yamagata Shinkansen (molto meno figo del Komachi, ma leggermente più economico). Abbiamo caricato la belva a bordo e via, verso nuove avventure!(?)

A bordo degli shinkansen c’è sempre un delizioso catalogo su cui si possono scegliere ottimi souvenir. Ad esempio questo!

o questo!Imperdibile.

Il bento è stato cucinato in fretta e per questo era un po’ misero :/ Ma adoro i tako winaa, i wurstel fatti a forma di polipetto(questo paese mi sta rendendo maniacale)!

…in compenso l’ottimo cioccolato al latte della Van Houten (in versione estiva *__*) non tradisce mai. Sacrilezioso.

Per andare ad Akita via Yamagata abbiamo attraversato anche Fukushima.

Mi aspettavo di vedere meno luci ma forse per la relativa distanza dal mare -e dalla centrale- (una sessantina di km) non ho visto palazzi in rovina e strade deserte. Certo, dal treno le campagne intorno sembravano abbandonate. Al ritorno abbiamo fatto il viaggio di giorno dunque ho potuto vedere più chiaramente il paesaggio; siamo lontani dal vero luogo della tragedia ma ho avuto una stretta al cuore e ho fatto questa foto anche se non ha molto senso.

Al confine tra Yamagata e Akita, a Shinjo, i suoceri ci sono venuti a recuperare alla stazione per farci così evitare un’ora in più di treno locale. Ormai è come tornare a casa: ho imparato ad amare il profumo di legno della solida casa, costruita interamente dal nonno di Toru; i fagioli dolci messi a bollire dalla nonna, che quando sorride si copre la bocca come una vera giapponese; a pranzare alle 11 e a cenare alle 17:30.

Il tempo è quello dettato dalla natura e dal sole: alle cinque sono tutti in piedi! Noi invece ce la siamo presa più comoda, facendo colazione con le leggendarie ciambelle del Mister Donut che la mamma di Toru compra in quantità industriale…e questo orsetto era ripieno di panna e glassato al tè verde, non potete capire che goduria…

Siamo andati ancora a mangiare la yakisoba nel locale di fiducia, con quella che ti affibbiano ai matsuri di Tokyo non c’è paragone!

Tra le mie scoperte culinarie, questa volta c’è il sorbetto al melone…il piccolo amico di quello all’anguria che avevo mangiato a Kichijoji!!Peccato che sia difficile trovarlo qui in zona ;_;

E questa..è una rana. Una rana minuscola. Ce n’erano tantissime, nel posto in cui mi ha portata Toru nell’unico momento che abbiamo avuto per noi durante la vacanza. E’ un piccolo angolo silenzioso, in cui solo il rumore dell’acqua disturba i pensieri. Polle d’acqua purissima sgorgano dalla terra raccogliendosi in piccoli stagni dai riflessi verde e argento. Uno spazio sacro in cui quasi ti aspetti che un’ondina o una ninfa venga a giocare con i tuoi capelli.

E poi via di nuovo attraverso le risaie: ci aspettava il primo giorno di Obon e quello yukata comprato più di un anno fa e mai indossato.

 

 

 

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