雨ニモマケズ

Bentornati nel mio salotto culturale di marzapane!! Oggi sentivo la mancanza di un post "dotto", anche per bilanciare l’Ode al distributore di fazzolettini (che mi avrà fatto perdere la metà dei miei amati lettori ;__;  . A proposito, nei commenti ho cercato di dare un senso alla follia 😛 ).

「雨ニモマケズ」

 

雨ニモマケズ

風ニモマケズ

雪ニモ夏ノ暑サニモマケヌ

丈夫ナカラダヲモチ

慾ハナク

決シテ瞋ラズ

イツモシヅカニワラツテヰル

一日ニ玄米四合ト

味噌ト少シノ野菜ヲタベ

アラユルコトヲ

ジブンヲカンジヨウニ入レズニ

ヨクミキキシワカリ

ソシテワスレズ

野原ノ松ノ林ノ陰ノ

小サナ萱ブキノ小屋ニヰテ

東ニ病気ノコドモアレバ

行ツテ看病シテヤリ

西ニツカレタ母アレバ

行ツテソノ稲ノ束ヲ負ヒ

南ニ死ニサウナ人アレバ

行ツテコハガラナクテモイヽトイヒ

北ニケンクワヤソシヨウガアレバ

ツマラナイカラヤメロトイヒ

ヒデリノトキハナミダヲナガシ

サムサノナツハオロオロアルキ

ミンナニデクノボウトヨバレ

ホメラレモセズ

クニモサレズ

サウイフモノニ

ワタシハ

ナリタイ

Non lo vince la pioggia

Non lo vince il vento

Non lo vince la neve, o la calura dell’estate

Ha un corpo forte

Non ha desideri

Non perde mai la calma

Ride sempre di un sorriso tranquillo

Ogni giorno mangia quattro scodelle di riso bruno, del miso e un po’ di verdure

In tutte le cose, non tiene in considerazione se stesso

Osserva attento, ascolta, capisce

E non dimentica

Vive in una piccola capanna dal tetto d’erba, all’ombra di un bosco di pini nelle campagne

Se ad est c’è un bimbo malato, va a curarlo

Se a ovest c’è una madre stanca, va a sorreggere il suo covone di riso

Se a sud c’è qualcuno vicino alla morte, gli va a dire che non serve aver paura

Se a nord c’è una lite o una disputa legale, esclama: smettetela con tali sciocchezze

In tempo di siccità versa le sue lacrime

Se l’estate è fredda va in giro dandosene pensiero

Tutti dicono che è una testa vuota

Nessuno lo elogia

E nessuno è preoccupato per causa sua

 

Questa è la persona

Che io voglio diventare

(Nella bella traduzione di R.Marangoni)

 

Kenji Miyazawa (1896 -1933)è un poeta di Iwate. Questa poesia fu trovata in un suo taccuino e pubblicata postuma, ma credo che sia la più conosciuta di tutte.

Mi è venuta in mente adesso, mentre sono in pausa lavoro e ascolto il vento carico di pioggia: l’ennesimo tifone arriverà domani a Tokyo.

Questa poesia, ce l’avevano fatta studiare a memoria all’arc academy di Shibuya nel 2007. All’epoca non parlavo decentemente la lingua (vabbè, anche adesso ma prima era peggio!) e nemmeno la caterva di cinesi e coreani che studiavano nella mia stessa classe; era un testo ben al di là delle nostre capacità (forse volutamente, perché lo usavamo per esercitarci nella pronuncia) così lo scimmiottavamo come dei macachi senza capirne il senso, fino al climax della recita pubblica di fine corso. Il suono di queste parole però mi è rimasto accoccolato dentro e si è svegliato in questa giornata di pioggia.

Come quattro anni fa, i versi si sono fatti sentire, questa volta pieni di significato. Soprattutto dopo l’11 Marzo, delle parole dell’illustre abitante di Iwate ne capisco il senso.

Lascio la parola all’attore Ken Watanabe…buon ascolto!

 

 

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