La cicala e la formica- Sei mesi dopo

Sono passati sei mesi dall’11 Marzo. Contemporaneamente, si commemora il decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. 11 dev’essere un numero sfortunato, a giudicare dal numero di eventi infausti che la Storia ha assegnato a questo giorno.

In questi sei mesi è cambiato tutto e non è cambiato niente. La vita va avanti e deve andare avanti, nel modo in cui i giapponesi hanno deciso perché, in fondo, queste decisioni spettano a loro. Bisogna imparare a conviverci, col Giappone e coi giapponesi; anche se siamo come la cicala e la formica.

La cicala è l’Italia, il paese che canta, canta anche se tutto va a rotoli. Che un raggio di sole ci fa dimenticare gli affanni.

Però nella favola la cicala fa una brutta fine.

 

E poi c’è la formica (che invece non ci cale mica), al di là dell’oceano. I giapponesi sono come tante formichine, corrono guardando in avanti, camminano uno sull’altro, costruiscono, costruiscono senza fermarsi a guardare il cielo, o a farsi una cantata sull’albero.

Io, un po’ cicala e un po’ formica, mi sono chiesta spesso il perché. Mi sono chiesta se i giapponesi siano veramente felici, o solo "quietamente lieti". Se si siano accorti che a Tokyo non si vedono i tramonti, e meno che mai le stelle. Fatto sta che dopo sei mesi, i nidi distrutti dall’onda crudele sono stati riparati. Perché mentre il mondo ciarlava e cantava, la formica lavorava.

Tutto questo sproloquio degno di Heather Parisi (che come me è espatriata dall’Italia, non si sa se per fallimento della ditta del compagno o per "ammore") per dire che ogni tanto mi ricordo perché vivo qui e non lì. Lì dove c’è sempre il sole e cantano le cicale.

 

E questo è il mio centesimo post!

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Le vacanze ad Akita- part 2

I nonni sono come divinità antiche della prosperità. La terra che mio nonno toccava fioriva, cresceva rigogliosa. Gli animali gli si avvicinavano fiduciosi, neanche fosse San Francesco. Così ho maturato sin da piccola la convinzione che i nonni sono legati alla terra più profondamente di noi. E anche il nonno di Toru lo è.

Siamo andati a vedere la sua campagna, quello che è tutto il suo lavoro adesso che è in pensione. Filari ordinati di melanzane e di pomodori. Piante di zucca riccioline e angurie pesanti di dolce acqua rosa. E’ come una magia…la terra restituisce cento volte tanto quello che riceve e il nonno mi mostra i frutti delle sue fatiche orgoglioso.

Cerco in lui la persona che ho cercato di richiamare da me quando ho suonato le campanelle del tempio…e anche se so che non tornerà, prego almeno che lo preservi dalle sofferenze dello stesso male che se lo è portato via e adesso vuole portarsi via anche il mio nonno giapponese. Siamo tornati ad Akita soprattutto per stare con lui, per dare a Toru un po’ di tempo in più come lo avuto io.

Una settimana è poca ma il papà di Toru aveva una lista chilometrica di cose da fare; siamo stati ad Akita-shi (il capoluogo di prefettura) sulla torre d’osservazione e ho rivisto il mare

Siamo stati a Yamagata per mangiare la soba in una ex scuola!

e non ho fatto in tempo a fotografare tutti i gyoza ripieni di soba ..ne ho presi due al volo!

Ayla era al settimo cielo in mezzo a tutte queste tonalità di verde

Quella sera siamo andati dai fratelli di mio suocero(che sono ben 7, come matrioske in serie) per la già citata cena.

Questa è la roll cake che i miei suoceri volevano spedirmi per il mio compleanno (e che causa terremoto non è potuta arrivare). Un metro di bontà *__*

E per salutarvi un cadeaux per tutti i nemici di Hello Kitty!!

***

Mentre finisco di scrivere questo post mi arriva questa notizia secondo la quale all’Università di Tokyo,la più prestigiosa del Giappone, qualcuno sostituisce ai sellini i broccoli. L’avevo predetto:è arrivato l’ortolano.

Le vacanze ad Akita- part 1

Approfittando di una giornata relativamente libera ecco il post sulle vacanze di Obon ad Akita, in una pausa tra sistemare il porcile chiamato "casa", preparare la cena, lanciare la pallina ad Ayla (che oggi è stranamente più coccolosa del solito) e la mia lezione delle 19:40 ;__;

***

Questa volta siamo partiti con lo Yamagata Shinkansen (molto meno figo del Komachi, ma leggermente più economico). Abbiamo caricato la belva a bordo e via, verso nuove avventure!(?)

A bordo degli shinkansen c’è sempre un delizioso catalogo su cui si possono scegliere ottimi souvenir. Ad esempio questo!

o questo!Imperdibile.

Il bento è stato cucinato in fretta e per questo era un po’ misero :/ Ma adoro i tako winaa, i wurstel fatti a forma di polipetto(questo paese mi sta rendendo maniacale)!

…in compenso l’ottimo cioccolato al latte della Van Houten (in versione estiva *__*) non tradisce mai. Sacrilezioso.

Per andare ad Akita via Yamagata abbiamo attraversato anche Fukushima.

Mi aspettavo di vedere meno luci ma forse per la relativa distanza dal mare -e dalla centrale- (una sessantina di km) non ho visto palazzi in rovina e strade deserte. Certo, dal treno le campagne intorno sembravano abbandonate. Al ritorno abbiamo fatto il viaggio di giorno dunque ho potuto vedere più chiaramente il paesaggio; siamo lontani dal vero luogo della tragedia ma ho avuto una stretta al cuore e ho fatto questa foto anche se non ha molto senso.

Al confine tra Yamagata e Akita, a Shinjo, i suoceri ci sono venuti a recuperare alla stazione per farci così evitare un’ora in più di treno locale. Ormai è come tornare a casa: ho imparato ad amare il profumo di legno della solida casa, costruita interamente dal nonno di Toru; i fagioli dolci messi a bollire dalla nonna, che quando sorride si copre la bocca come una vera giapponese; a pranzare alle 11 e a cenare alle 17:30.

Il tempo è quello dettato dalla natura e dal sole: alle cinque sono tutti in piedi! Noi invece ce la siamo presa più comoda, facendo colazione con le leggendarie ciambelle del Mister Donut che la mamma di Toru compra in quantità industriale…e questo orsetto era ripieno di panna e glassato al tè verde, non potete capire che goduria…

Siamo andati ancora a mangiare la yakisoba nel locale di fiducia, con quella che ti affibbiano ai matsuri di Tokyo non c’è paragone!

Tra le mie scoperte culinarie, questa volta c’è il sorbetto al melone…il piccolo amico di quello all’anguria che avevo mangiato a Kichijoji!!Peccato che sia difficile trovarlo qui in zona ;_;

E questa..è una rana. Una rana minuscola. Ce n’erano tantissime, nel posto in cui mi ha portata Toru nell’unico momento che abbiamo avuto per noi durante la vacanza. E’ un piccolo angolo silenzioso, in cui solo il rumore dell’acqua disturba i pensieri. Polle d’acqua purissima sgorgano dalla terra raccogliendosi in piccoli stagni dai riflessi verde e argento. Uno spazio sacro in cui quasi ti aspetti che un’ondina o una ninfa venga a giocare con i tuoi capelli.

E poi via di nuovo attraverso le risaie: ci aspettava il primo giorno di Obon e quello yukata comprato più di un anno fa e mai indossato.

 

 

 

雨ニモマケズ

Bentornati nel mio salotto culturale di marzapane!! Oggi sentivo la mancanza di un post "dotto", anche per bilanciare l’Ode al distributore di fazzolettini (che mi avrà fatto perdere la metà dei miei amati lettori ;__;  . A proposito, nei commenti ho cercato di dare un senso alla follia 😛 ).

「雨ニモマケズ」

 

雨ニモマケズ

風ニモマケズ

雪ニモ夏ノ暑サニモマケヌ

丈夫ナカラダヲモチ

慾ハナク

決シテ瞋ラズ

イツモシヅカニワラツテヰル

一日ニ玄米四合ト

味噌ト少シノ野菜ヲタベ

アラユルコトヲ

ジブンヲカンジヨウニ入レズニ

ヨクミキキシワカリ

ソシテワスレズ

野原ノ松ノ林ノ陰ノ

小サナ萱ブキノ小屋ニヰテ

東ニ病気ノコドモアレバ

行ツテ看病シテヤリ

西ニツカレタ母アレバ

行ツテソノ稲ノ束ヲ負ヒ

南ニ死ニサウナ人アレバ

行ツテコハガラナクテモイヽトイヒ

北ニケンクワヤソシヨウガアレバ

ツマラナイカラヤメロトイヒ

ヒデリノトキハナミダヲナガシ

サムサノナツハオロオロアルキ

ミンナニデクノボウトヨバレ

ホメラレモセズ

クニモサレズ

サウイフモノニ

ワタシハ

ナリタイ

Non lo vince la pioggia

Non lo vince il vento

Non lo vince la neve, o la calura dell’estate

Ha un corpo forte

Non ha desideri

Non perde mai la calma

Ride sempre di un sorriso tranquillo

Ogni giorno mangia quattro scodelle di riso bruno, del miso e un po’ di verdure

In tutte le cose, non tiene in considerazione se stesso

Osserva attento, ascolta, capisce

E non dimentica

Vive in una piccola capanna dal tetto d’erba, all’ombra di un bosco di pini nelle campagne

Se ad est c’è un bimbo malato, va a curarlo

Se a ovest c’è una madre stanca, va a sorreggere il suo covone di riso

Se a sud c’è qualcuno vicino alla morte, gli va a dire che non serve aver paura

Se a nord c’è una lite o una disputa legale, esclama: smettetela con tali sciocchezze

In tempo di siccità versa le sue lacrime

Se l’estate è fredda va in giro dandosene pensiero

Tutti dicono che è una testa vuota

Nessuno lo elogia

E nessuno è preoccupato per causa sua

 

Questa è la persona

Che io voglio diventare

(Nella bella traduzione di R.Marangoni)

 

Kenji Miyazawa (1896 -1933)è un poeta di Iwate. Questa poesia fu trovata in un suo taccuino e pubblicata postuma, ma credo che sia la più conosciuta di tutte.

Mi è venuta in mente adesso, mentre sono in pausa lavoro e ascolto il vento carico di pioggia: l’ennesimo tifone arriverà domani a Tokyo.

Questa poesia, ce l’avevano fatta studiare a memoria all’arc academy di Shibuya nel 2007. All’epoca non parlavo decentemente la lingua (vabbè, anche adesso ma prima era peggio!) e nemmeno la caterva di cinesi e coreani che studiavano nella mia stessa classe; era un testo ben al di là delle nostre capacità (forse volutamente, perché lo usavamo per esercitarci nella pronuncia) così lo scimmiottavamo come dei macachi senza capirne il senso, fino al climax della recita pubblica di fine corso. Il suono di queste parole però mi è rimasto accoccolato dentro e si è svegliato in questa giornata di pioggia.

Come quattro anni fa, i versi si sono fatti sentire, questa volta pieni di significato. Soprattutto dopo l’11 Marzo, delle parole dell’illustre abitante di Iwate ne capisco il senso.

Lascio la parola all’attore Ken Watanabe…buon ascolto!

 

 

Una donna in carriera

E’ il titolo di un bel film che da piccola mi inscimmiava non solo per il volume delle capigliature, ma per la figura tosta della protagonista. Il motivetto, Let the River Run, mi è rimasto in testa da allora. Un giorno, pensavo, sarei diventata grande e avrei avuto un bel lavoro. Poi sono diventata grande per davvero e a forza di porte in faccia e prese per i fondelli la mia convinzione è andata pian piano scemando…

Ma ve lo annuncio in diretta mondiale, dopo anni passati ad essere "una donna in corriera", finalmente ho fatto il salto di qualità e ho comprato una vocale!!

Ebbene si, sto lavorando tanto e con soddisfazione. In questo periodo non sono io a cercare il lavoro ma è il lavoro a cercare me…mi sono trovata anche nella condizione (un tempo insperata) di poter selezionare le offerte, di dover fare scelte, di rifiutare condizioni svantaggiose. E l’offertona a cui accennavo qualche post fa mi è stata fatta ed è stata afferrata al volo.

In mezzo a tanta beatitudine stakanovistica mi sono dovuta però sorbire i rimproveri di gente che pensa seriamente che dovrei essergli grata per le due/tre ore a settimana di lavoro sottopagato o per le giornate a tempo pieno con retribuzioni da conbini. Gente che ha avuto la faccia di c*lo di chiedermi come avevo fatto ad entrare in una scuola con gli attributi.
"Perché io valgo"diceva Laetitia Casta (santa donna!). E adesso torno a lavorare, ma ho una caterva di foto di Akita!!

 

 

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

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