Scene da un matrimonio-Prima parte

Qualcuno dei miei amici dovrebbe commentare per me il mio matrimonio (anzi li invito a farlo se ne hanno piacere), perché…io mi sentivo come anestesizzata!Ma proviamoci:

imprecisati mesi prima: contatti con il Don, prenotazione ristorante,decisione data e scelta delle partecipazioni.

3 mesi prima: estenuante gita nel piemontese Piemonte alla ricerca dell’abito (per chi non lo sapesse, per noi liguresi di campagna che viviamo nella patria delle braccine corte in cui la parole outlet è fuorilegge, il Piemonte è una specie di paradiso dello shopping tra outlet, ipermercati e simili). Dopo l’ardua traversata del Colle di Tenda e dei suoi implacabili tornanti, arriviamo al leggendario outlet che ci è stato consigliato (o meglio,che hanno consigliato a mia mamma). In effetti ha un sacco di scelta ma  sinceramente avrebbero potuto spostarlo qualche centinaio di metri dall’allevamento di bovini… Vabbè. Toru e Ayla ovviamente aspettano fuori, confidando nella mia celerità. Entriamo io, mia madre, mia sorella e pure mio padre(abbondiamo) . Chiedo l’abito che ho visto sul loro sito: ovviamente il sito non era stato aggiornato, l’abito faceva parte della collezione precedente e non ce l’avevano più. Sudo freddo, ma mantengo la calma. La commessa ci accompagna nel salotto di prova e tira fuori uno dietro l’altro una serie di abiti veramente trash; ovviamente ognuno la pensa come vuole ma io aborro i brillantini e gli swarovski in quantità industriale sui vestiti da sposa, soprattutto se la cerimonia è prevista al mattino. Inizio a innervosirmi. Cerco di far capire alla commessa che il tipo di abito che vorrei assomiglia a quello della foto. Per tutta risposta mi porta un abito color champagne. Panico. Mia madre:" ma dai, provali, non sai come ti stanno finchè non ce li hai addosso", io guardo mia sorella (che so aver capito il mio dramma interiore) in cerca di aiuto. Sfogliamo ancora il catalogo, mia sorella ne trova uno che somiglia a quello ormai perso e rimpianto per sempre: fortunatamente ce l’hanno: lo vedo, lo provo, lo prendo. "Ma provane altri!!!" Ne provo altri due per sport(e quando mai mi ricapiterà!!) e poi confermo la mia scelta. La mezz’ora seguente è dedicata alle modifiche che voglio fare al vestito, per renderlo simile alla mia idea iniziale, e alla scelta del velo. Quando mi sono specchiata col velo in testa devo ammettere di essermi un po’ emozionata. Mia madre poi sceglie il suo abito, e finalmente usciamo. In realtà ci abbiamo messo meno di due ore. Mi riapproprio di Toru che stava prendendo il sole con Ayla sul muretto, e dopo una puntata sfortunata in un outlet vicino per cercare il suo abito, ce ne torniamo a casa.

1 mese prima: inizio ad ordinare tonnellate di carta cotone, di carta stardream, di nastrini di raso, di buste di carta…in puro delirio fai-da-te. Immagino tableaux, segnaposti, faccio e disfo. Mi viene l’insana idea di fare il cake topper da sola, ossia le bamboline che stanno sulla torta- non voglio rassegnarmi agli inquietanti omini di plastica, e compro la pasta di fimo. Mia madre da mesi affila l’uncinetto per le bomboniere (alla mia proposta "facciamo una donazione invece" era scoppiata in una risata ironica) e ne ha già fatte un centinaio. Il vestito di Toru è stato acquistato nell’outlet di Serravalle, a quanto pare l’outlet più grande d’Europa, insieme a quello di mio padre e di mia sorella. Iniziano a circolare le prime leggende metropolitane, ossia sembra che quasi tutti i parenti invitati abbiano scelto il blu scuro per i loro vestiti; mia madre va nel panico perché aveva scelto un completo blu, e anche mio padre era in blu (comunicarle che anche la mamma di Toru si era comprata un vestitino blu non ha aiutato).

Scrivo la lettera al vescovo per poter ottenere il permesso di sposarmi in Chiesa ( a quanto pare, il fatto di aver celebrato in precedenza il matrimonio civile, anche solo una settimana prima, prevede questa lettera di spiegazioni e di scuse). La cosa mi piace poco, ma faccio del mio meglio per scrivere una lettera sincera, d’altronde per potermi sposare nella mia parrocchia ho dovuto fare non pochi sacrifici.

Le partecipazioni sono già state inviate, arrivano le prime risposte..il tempo stringe e ci sono ancora tante cose da fare…l’ultimo mese vola  tra un imprevisto e l’altro, in primis l’operazione di Ayla, poi la defezione di persone che mi avevano promesso che ci sarebbero state "a tutti i costi". Riprendi il planning del matrimonio, impreca sul lavoro buttato. Qualche giorno prima della cerimonia arrivano i genitori di Toru e suo fratello. Sono divisa tra una prova acconciatura e un tour de force tra mercato e shopping compulsivo; in testa a quattro giapponesi sembro una guida turistica tra la malcelata curiosità dei miei compaesani. 11 paia di scarpe acquistate in 3 ore è solo uno dei numeri della follia. E arriviamo al fatidico giorno….

 

 

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Tentando di riassumere!

Eccomi finalmente sul divano, con Ayla sdraiata come un coniglio in macelleria, con le zampe distese. E’ una serata afosa, afosissima, e silenziosa perché Toru stasera lavora fino a mezzanotte. E io rimetto le mani sulla tastiera..

Sono passati pochi mesi, eppure è passato tanto tempo…mentre guardo questo cerchietto d’oro al dito me ne rendo conto, il tempo ha finalmente un senso ed è lì nella mia mano.

Dal nostro arrivo in Italia non ho più scritto, non me la sono sentita, perché non riuscivo a raccontare le cose prendendole con il loro giusto peso..in realtà nemmeno pensavo che fossero interessanti i miei deliri pre-matrimoniali senza alcun legame col Giappone, e così ho tenuto il portatile praticamente spento, niente Fb, niente blog, niente di niente.

Del matrimonio vi parlerò pian piano, perché devo riorganizzare un po’ le idee..quello che ricordo chiaramente è che è stato *veramente* il giorno più bello della mia vita, e io e Toru siamo stati davvero felici di averlo potuto festeggiare con le persone a cui più teniamo. Quel giorno mi è servito anche a capire quanto sono fortunata ad avere così tante persone accanto e soprattutto lui accanto:questi mesi non sono stati facili nemmeno per lui, considerando quello che ci eravamo lasciati alle spalle: io ero a casa mia, lui aveva lasciato la famiglia in quello che sembrava il nuovo armageddon…nelle prime settimane telefonavamo ad Akita ogni volta che arrivava notizia di una scossa, forse più spaventati di chi l’aveva vissuta, ma Toru mi è stato vicino sempre…ci sono stati anche dei litigi in famiglia, per vari motivi più o meno futili, non sempre mi sono goduta l’aria di casa…e queste cose volevo tenermele per me, non riuscivo a scrivere con serenità.

Adesso il vento è diventato più forte, sembra che domani arriverà un tifone che però non toccherà Tokyo, ma porterà un po’ di ristoro nella mia terza estate giapponese. La pancina di Ayla si muove su e giù, la ferita post-operatoria si vede ormai a malapena. La peste ci ha fatti preoccupare a 15 giorni dalle nozze, quando in campagna ha deciso di ingurgitarsi dei capelli trovati nella spazzatura in un momento di mia distrazione e non c’è stato verso di tirarli fuori. Detta così sembra una sciocchezza, ma quando la mattina mi sono svegliata con la vista del topino che vomitava sangue ogni minuto non sapete che angoscia, i due giorni successivi persi inutilmente in una diagnosi sbagliata e l’operazione d’urgenza…vederla tremante, minuscola, su un tavolo operatorio su cui avrebbero potuto aprire un cavallo…  il giorno dopo l’operazione lei correva e giocava, ma io me la sogno ancora alle volte in quello stato, e mi pento per non averla tenuta d’occhio con più attenzione. Nonostante l’intervento eseguito in Italia (posto in cui secondo il Giappone lei non è mai entrata, perché abbiamo fatto le carte per la Francia), siamo riusciti a riportarcela indietro il 16 giugno, il giorno del suo primo compleanno, passato a dormire tutti e tre vicini per la maggior parte del tempo.

Dal 17 è iniziata la mia nuova vita lavorativa, e con essa sono arrivati ulteriori cambiamenti: finalmente sono riuscita ad entrare nella scuola alla quale più ambivo, e tra tirocini (gratuiti, compresi di cazziatoni) e qualche ora di lezione sto scrutando i miei colleghi, che vedono una new entry dopo forse 5 anni. Inutile dire che oltre alla felicità per avere anche solo messo piede in quella scuola c’è anche la paura di fare passi falsi, di attirarmi inimicizie, di bruciarmi la mia occasione…

Per oggi è tutto..il sonno inizia a farsi sentire, ma ormai Toru starà arrivando. Grazie per avermi aspettata!!

 

Le dovute scuse…

..per non essermi fatta viva in tutti questi mesi. Ci sono state tante e tante cose in ballo che non ho avuto il tempo di avvicinarsi alla tastiera, e mi dispiace di non aver potuto avvertirvi, nonostante mi arrivassero i vostri messaggi ;____;- — è che mi ci vuole tempo, sono troppo prolissa per sintetizzare tutte le cose belle e non belle che ci sono successe e ci stanno succedendo

Domani sera avrò un po’ di tempo per raccontarvi qualcosa e farmi perdonare. Un bacione a tutti!


Murasaki

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

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