“Il paese più stupido del mondo” (di Claudio Giunta, casa ed. Il Mulino)

Io e Toru siamo alla disperata ricerca di un appartamento nel quartiere di Setagaya, ma prima di raccontarvi delle nostre disgrazie volevo recensirvi un libro:

Durante le vacanze di Natale ho letto un breve saggio, scritto da un professore di Letteratura Italiana all’università di Trento, Claudio Giunta. Ve ne vorrei fare una piccola recensione, e magari scambiare pareri con chi di voi lo ha già letto.

Il libro è suddiviso in premessa e 12 brevi capitoli(sono 176 pagine in tutto, al "modico prezzo" di 14 EURI…si vede che sono abituata a Book Off!!!), è molto scorrevole e (ovviamente!) ben scritto.

Il racconto parte dal viaggio dell’autore, invitato dalla Todai come lettore per due mesi, in cui Giunta visiterà anche Kyoto. L’approccio è quello dell’osservatore esterno e distaccato, ma non per questo neutrale; convinto del fatto che in due mesi non si possa nemmeno tentare di capire il Giappone, lui ci rinuncia a priori,parlando di sensazioni vissute "a pelle", di scambi di opinioni con italiani e stranieri che vivono nel Paese del Sol Levante da molto tempo.

Il titolo è provocatorio: si potrebbe pensare ad un libro contro il Giappone, ma anche adesso che l’ho finito non riesco a capire cosa l’autore abbia voluto dire. Si presenta più volte la dicotomia Italia/Giappone, come esempi di eccessi opposti (troppo caos Vs troppo ordine), e si lascia decidere al lettore quale tra i due sia in effetti "Il paese più stupido del mondo".

Ho apprezzato molto l’ironia del libro, il dare voce agli "immigrati"italiani, la condanna di una certa parte della letteratura occidentale (vedi "L’eleganza è frigida" di Parise) che mitizza il Giappone con frasi senza senso, ma ci sono alcuni punti che hanno un po’ deluso le mie aspettative(ma forse è colpa mia il fatto di avere sempre delle aspettative!!! :) ):

-il linguaggio spesso volgare, un po’ da blog…che non si addice molto ad un professore.

-I giudizi, spesso affrettati, a volte offensivi. Un passo del libro, in particolare, mi ha disturbata:

(riferendosi alla città di Tokyo)
"….non so una parola di giapponese, e questo non aiuta. La cosa mi verrà non garbatamente fatta notare da una ragazza che incontro per caso all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo: "Sei qui da due settimane, non sai niente, non parli la lingua, che cazzo pretendi di capire!? Come fai a dire che la città è brutta? Questo è razzismo!"
"Ho detto che non mi piace"
"NO, HAI DETTO CHE E’ BRUTTA"
"Ma no, veramente…".
La ragazza ha ragione, ho detto che è brutta: ma non volevo dire oggettivamente brutta, era un giudizio non una constatazione, e se avessi avuto tempo avrei aggiunto che…La ragazza, al suo decimo anno a Tokyo, rientra nella numerosa e un po’ inquietante famiglia di quelli che si sono convertiti al Giappone come ci si converte ad una religione; ogni impressione, ogni giudizio al suo paese che non abbia alle spalle una bibliografia di almeno una ventina di volumi e anni di esperienza-di sofferenza- sul campo, è, per lei, un’offesa personale; ogni critica è schedata come japan bashing, la gratuita, immotivata, ingiusta, eurocentrica critica dei vari aspetti della vita giapponese. E’ una deficiente, ma non è che abbia tutti i torti." (pagg 16,17, mio grassetto). E vari passi in cui l’autore "se la prende" con una certa Ania, una ragazza che lotta per vivere a Tokyo nonostante le difficoltà, definita come una persona incattivita, persino brutta!!! Magari è proprio perché mi rivedo in questi ragazzi che vengono definiti masochisti che non mi è piaciuta la definizione….ma penso che in ogni campo ci sia bisogno di studio, di dedizione, di amore..e probabilmente anche di "sofferenza",come afferma Giunta.

Ma la cosa che mi ha lasciata più perplessa è la sua critica non argomentata,in più punti del libro, alla letteratura giapponese, e agli haiku (cito la nota di pag 109): "Tra l’altro: ma che roba è una poesia di tre versi, diciassette sillabe nell’originale?". Io mi chiedo se l’essere professore di Letteratura Italiana autorizzi ad esprimere un giudizio così sommario. Anch’io preferisco Dante a Basho, ma non è forse perché il mondo di Dante è molto più vicino al mio?

Per concludere, è un libro che mi sento di consigliare perché apre tanti spunti di riflessione: ma è un libro che va preso come punto di partenza, non di arrivo, proprio per la sua superficialità.

 

Ritornando alla ricerca della casa, mi sono potuta addentrare nel fantastico mondo delle agenzie immobiliari grazie a Toru, che come un novello Virgilio mi ha accompagnato nei vari gironi di Shinjuku.

Prima giornata: Mercoledì scorso, tre agenzie:

nella prima, che chiameremo "l’agenzia di Mr Patata",dopo un’ora di ricerca abbiamo concordato di andare a vedere 3 appartamenti il lunedì seguente. Ho bevuto un tè, un caffè, mangiato 2 caramelle;

nella seconda, non ci hanno nemmeno fatto sedere. Ci han detto che senza prenotazione non si può far nulla, che son pieni di clienti, e ci han detto che ci avrebbero richiamati(Stiamo ancora aspettando). Niente caramelle;

nella terza, abbiamo pensato di essere su "candid camera":ci accoglie un impiegato cicciotto e sudatissimo, specializzato nell’adulazione e nel servilismo. Mi chiede di stringergli la mano perché sono italiana (ma nemmeno sotto tortura!), botte di Kakkoii!! a Toru perché sta con me e dichiarazioni che sfiorano la pantomima "vorrei essere tuo amico"(?!). Comunque, anche lì, un’ora, 5 caramelle, un tè.

Ci riprendiamo dallo shock glicemico e il Lunedì, cioè ieri, torniamo da Mr. Patata. L’appuntamento è alle due. Non capiamo perché, ma questo inizia a fotocopiare della roba e riusciamo a partire per le 3 e 50, con Toru che stava per caricarlo manco fossimo a Pamplona e io che ho mangiato tutte le caramelle sulla scrivania. Prendiamo il treno (pezzenti!!manco la macchina) e andiamo a visitare tre pollai, uno di questi tra l’altro "gaikokujin fuka"(ovvero vietato ai gaijin.  Il testo recita testualmente: si ai cani di piccola taglia, no agli stranieri. Dopo una telefonata si scopre che il matrimonio con un purosangue nipponico mi ha riabilitata al di sopra dei Canidi). Decidiamo che Mr. Patata non è il nostro uomo, decisamente. Troviamo un’altra agenzia, superfiga (si chiama"Ambition"!), pensavamo che ci avrebbero presi a calci in c*lo e invece no. In un’ora ci trova delle case che sembrano tali. Fissato un’ulteriore appuntamento per martedì,cioè oggi, e per mercoledì, con la visita agli appartamenti.

11 Comments (+add yours?)

  1. Tokyonome85
    Jan 25, 2011 @ 10:29:50

     mmm…del libro non saprei cosa dire perché già quello che ho letto mi ha dato un po’ fastidio, perché non mi piacciono gli eccessi. Però ti prometto che se lo trovo, lo leggo e ti faccio sapere. E comunque sappi che tu hai il mio massimo rispetto perché sei riuscita in quello che io non ho la forza di tentare: lottare con l’immigrazione giapponese per lavorare. Ok, che poi sia finita col matrimonio è un’altra questione, però quello sarebbe successo comunque no?
    Per la casa ti dico che io ADORO Setagaya! Però la storia della casa vietata ai gaijin, mi ha fatto venire un brivido in stile seconda guerra mondiale con tanto di "vietato agli ebrei"

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  2. ila
    Jan 25, 2011 @ 10:49:44

    Cara Murasaki, l’ultima parte di questo post è davvero esilarante… la conta delle caramelle, la riabilitazione al di sopra dei canidi! 🙂
    Vi auguro tanta fortuna e un grosso in bocca al lupo per la ricerca della casa perfetta!!
    Abbracci fortissimi.

    Reply

  3. deniz
    Jan 25, 2011 @ 19:09:35

     diciamo che sono raggelata in parte dal libro, in parte dal fine (ma anche non tanto fine) razzismo giappico, e che una persona per essere notata o avere una minima dignità debba quasi di necessità contrarre un matrimonio mi sembra allucinante (non contesto assolutamente il  tuo matrimonio, solo le leggi giapponesi), ma del resto non è molto diverso dall’occidente, però mi esce solo un sospiro sconfortato…sai, una parte tutta gasata "oh che ffigo vado in Giappone", ma poi ci si rende conto che non è tutto rose e fiori e che per chi tenta di vivere lì è un pò come uno di quei ragazzi africani che tentano di venderti i libri in giro per le strade, insomma non sai mai se ce la farai (le condizioni non sono le stesse ok, però lo sconforto credo sia simile).
    Per quanto riguarda il libro,che credo leggerò, la cosa che mi urta di più è il linguaggio..se spera di attrarre il pubblico ggiovane,non c’ha proprio azzeccato.
    Dopo tutto questo sproloquiare mi sta passando un pò la voglia di fare la gaijin!

    Reply

  4. deniz
    Jan 25, 2011 @ 19:31:56

     ps:a mangiare tutte quelle caramelle io sarei morta essendo diabetica xD

    Reply

  5. Rikachan
    Jan 26, 2011 @ 16:08:49

     Lo so che sembro indiscreta ma… Quando troverete la casa e ci andrete a vivere, ci faresti vedere delle fotine? ** Mi affascinano troppo le case, quando passo nelle vie che non ho mai visto e vedo le case vorrei sempre entrarci dentro XD
     
    Simpatico l’autore del libro o.o ma perché gente del genere arriva a essere professore universitario…?

    Reply

  6. Murasaki
    Jan 28, 2011 @ 05:12:18

    @Tokyonome85:eh ho dovuto lottare un bel po’ contro l’orgoglio..avevo pensato addirittura di tornarmene a casa pur di non "darla vinta"a chi mi diceva che il visto di lavoro è troppo duro da ottenere(e mantenere)
    @Ila: 🙂
    @deniz:"fare il/la gaijin"in effetti non è molto divertente nè qui nè altrove…senza voler copiare john lennon e michael jackson, mi chiedo quando avremo un minimo di uguaglianza (almeno "formale"..). Diabetica?Mi sembra che il servizio sanitario nazionale copra anche quei medicinali.
    @Rikachan:certo!!!tra curiose ci intendiamo 😉

    Reply

  7. deniz
    Jan 28, 2011 @ 21:07:24

     sarò cinica ma non credo si arriverà mai all’estinzione del razzismo..cmq si sono diabetica e infatti un problemone è proprio quello di trasportarmi tutti gli ausili in aereo…c’è chi mi ha consigliato di fare una spedizione via mare,ma non vorrei rischiare di rimanere a secco! 

    Reply

  8. TUA SORELLA
    Jan 29, 2011 @ 23:30:37

    Seh seh, lamentati del prezzo… che te l’ho comprato io!!!

    Reply

  9. Murasaki
    Jan 31, 2011 @ 09:30:08

    @mia sorella:ciò non lo rende economico, son 100 pagine!!!

    Reply

  10. sisternet
    Feb 01, 2011 @ 16:47:04

    Ciao! stavo cercando altre impressioni oltre la mia su questo libro e mi sono imbattuta nel tuo blog. Abbiamo avuto la stessa reazione! Non solo è offensivo, ma anche direi sfiora un autocentrismo smisurato… Soprattutto nella citazione che hai fatto di pagg16-17 sull’Istituto Italiano di cultura di Tokyo… Impressive

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  11. lacampora
    Feb 17, 2011 @ 11:15:35

    NON compratelo, resistete. In effetti, concordo sulla confusione, secondo me voluta, su quale è poi il paese più stupido del mondo. In realtà è solo un bel titolo ispirato dal marketing che ha spinto anche me all’acquisto. Mi ha fatto parecchio arrabbiare non aver letto qualche riga in più mentre ero in libreria. Non l’avrei comprato per lo stile volgarissimo: anche per usare le parolacce ci vuole abilità, forse anche di più, ecchecca…
    Ci sono spunti di riflessione senz’altro per chi è stato in Giappone per brevi periodi e ne è tornato fulminato al cuore, come me, in effetti. Ma l’autore si palesa come uno di quei nipotini bene col suo posticino al caldo in università e gli agganci per farsi pubblicare. Probabilmente tale è. L’ho immaginato a pensare "Come faccio a essere credibile scrivendo un libro sul Giappone dopo esserci stato per sole due settimane? IDEA…"
     E del resto chi legge le tue righe può farsi un’idea della vita in Giappone sul lungo periodo. Ho alcuni amici giapponesi, amano l’Italia e ci vivono, mentre quelli che sono in Giappone vorrebbero venirci e a me sembra meraviglioso che sia loro che noi idealizziamo i nostri rispettivi paesi alla ricerca di un equilibrio che non c’è in entrambi. Forse. Complimenti per le tue cronache e auguri per i giorni futuri!
    lacampora

    Reply

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