Anno nuovo, vita nuova.

Allora, ahem….

 

vi avevo promesso che vi avrei raccontato che cosa è successo in questo mese di assenteismo coatto (non nel senso di "tamarro"…o forse si?).

E’ successo che io e Toru mercoledì scorso ci siamo sposati. Yeeeeeyyyyyyy!!!   

 

Ahem…   (.___.)"""           mi appresto ad illustrarvi in quali deliziosi gironi danteschi ci siamo addentrati da un mese a questa parte:

-1 mese dal rinnovo del visto di lavoro, -4 giorni alla partenza per l’Italia. Io e Toru, in una ridente(?) mattina di Dicembre, ci avviamo saltellando verso l’ufficio immigrazione. Tutte le carte sono pronte, "il rinnovo è una cazzata"(cit: uno dei loschi presidi che mi ha assunta). Sì, è una cazzata. Ma non nel senso in cui l’avevo capita io.

Presento tutti i documenti allo sportello, l’impiegato li guarda e dopo 30 secondi di silenzio inquietante ci dice: "Ne manca uno"…

panico. sudore gelato.

Ci presenta un faxsimile del documento che dobbiamo portare, il nome formato da una quarantina di ideogrammi messi in fila. Dopo un’accurata esegesi, concludiamo che siamo fott*ti : il documento mancante è un certificato del pagamento delle tasse che le ditte che mi hanno assunto devono prepararmi.

Tasse? I posti dove lavoro pagano le tasse??????

E quindi, io per un anno sono stata presa per il c*lo. Potevano dirmelo, almeno, "guarda che non potrai rinnovare il visto tramite noi, cercati un altro lavoro, hai un anno di tempo". Invece no. Anche loro cadono dalle nuvole. Uno mi dice:"se vuoi, con 500 euro possiamo farlo compilare da un commercialista che conosco…"

Lo schifo. Mi fanno schifo, ecco.

Un sistema malato e corrotto. No, non vale la pena per la merda di vita che mi fanno fare e per sti quattro soldi in nero. Toru è ancora più stanco, perché lo vede come mi sento, stanca, umiliata. Il mio lavoro ripagato così. E allora basta.

"Ci sposiamo al ritorno dall’Italia", mi dice. Niente cena con vista sulla torre di Tokyo, niente solitario. Quello verrà dopo (?). Abbiamo comprato una piantina di rose rosse, sperando che ci porti fortuna. Se son rose….

E così, andiamo in Italia, già col presagio di che reazione susciteremo ai miei. E in effetti, riassumergli in 5 parole tutto questo casino non è facile.

Mi siedo sul divano, provo a parlare ma tanto loro han già presagito il dramma, Toru dà la stoccata finale, in parte ignaro che "This is Sparta":

"Vorrei sposare Alessia", si è esercitato a ripetere sta frase per tutto il volo di andata. Mio padre se ne va in cucina.

I miei non sono contrari, ma la reazione è veramente imprevedibile. Forse, "quando sarò grande", quando avrò una figlia che se ne andrà dall’altro capo del mondo capirò. Ma non ora.

In pratica, mia mamma è andata nel panico, o meglio, in berserksgangr , e ha iniziato a farneticare sui preparativi delle nozze italiane, che celebreremo a giugno. In tre giorni, ristorante, chiesa, partecipazioni sono state prenotate, triplo salto carpiato. Olè.

Dio, grazie per aver inventato il Giappone, e per averlo messo lontano dall’Italia. C’è sempre un motivo *____* (devozione religiosa a mille).

Quindi sono stata assente per questo. Tornata in quel di Tokyo è iniziato il walzer della burocrazia: ambasciata italiana-comune-ufficio immigrazione-ambasciata italiana-ministero degli esteri-ambasciata italiana.  E non è ancora finita. Un giorno spiegherò, a titolo informativo, cosa bisogna fare esattamente(perchè alcune informazioni che ho preso da altri blog erano inesatte), ma non ora, vi prego.

In pratica i miei 15 giorni in Italia sono stati un litigio continuo sulle spese, i soldi, i soldi, i soldi. Sugli invitati che manco conosco e che mi ritrovo al matrimonio (non mi importa che se li paghino loro, è una questione di principio ma ho già perso in partenza e quindi lasciamo perdere). Sul fatto che non voglio invitare una famiglia con bambina al di sotto dei 6 anni che mi possa fare da damigella. "Piuttosto affitto un nano", ho detto a mia madre, ma non ha riso.

Prima di tornare pensavo che il mio matrimonio sarebbe stato un incubo, ma adesso che sono distante e sto facendo le cose con calma sono certo che mi divertirò. Radunerò gli amici più cari e sarà una bella festa. Sicuramente.

Il 2011 mi ha portato quindi una nuova vita. A breve anche un trasloco, e speriamo un rivoluzionamento del mio lavoro. Come sempre, ganbarimasu.

 

 

 

 

 

 

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