habemus domum! (et visam!!)

Finalmente le nostre ricerche ci hanno portato buoni frutti!

Mercoledì infatti siamo diventati ufficialmente affittuari di una casa con le pareti in muratura (non legno, come i tre porcellini), a Setagaya, più precisamente a Meidaimae(e chi conosce Tokyo sa quanto gongolo!)!!Ciò vuol dire essere col treno rapido n 5 minuti a Shinjuku e 7minuti a Shibuya (al massimo 8 e 11 con il locale), ossia ridurre i tempi del mio martirio ferroviario quotidiano di almeno 20 minuti a tratta! *__*

L’appartamento l’abbiamo trovato in extremis, abbiamo avuto la fortuna di beccare il momento in cui la trattativa della persona che voleva prenderlo è andata male, e ci siamo buttati a pesce (ma sempre con grande stile). Adesso i nostri debiti sono aumentati(vi ho mai parlato di una cosa chiamata reikin, ossia "soldi di ringraziamento" al padrone di casa? Only in Japan…) ,ovviamente, e ci dovremo fare il cosiddetto mazzo triplo, ma abbiamo sistemato un altro dei nostri problemi. Anzi, due, se consideriamo che mercoledì sono andata a ritirare il mio visto! Naturalmente valido per un solo anno (di tre anni non potevano darmelo eh?), ma c’è (devo lodare la velocità dell’ufficio immigrazione, ho fatto domanda il 12gennaio e il visto mi è arrivato il24,tempo record), posso finalmente dormire sonni tranquilli. Vi aggiornerò ancora, non temete.

 

♫~Celebration-Kool and the Gang

“Il paese più stupido del mondo” (di Claudio Giunta, casa ed. Il Mulino)

Io e Toru siamo alla disperata ricerca di un appartamento nel quartiere di Setagaya, ma prima di raccontarvi delle nostre disgrazie volevo recensirvi un libro:

Durante le vacanze di Natale ho letto un breve saggio, scritto da un professore di Letteratura Italiana all’università di Trento, Claudio Giunta. Ve ne vorrei fare una piccola recensione, e magari scambiare pareri con chi di voi lo ha già letto.

Il libro è suddiviso in premessa e 12 brevi capitoli(sono 176 pagine in tutto, al "modico prezzo" di 14 EURI…si vede che sono abituata a Book Off!!!), è molto scorrevole e (ovviamente!) ben scritto.

Il racconto parte dal viaggio dell’autore, invitato dalla Todai come lettore per due mesi, in cui Giunta visiterà anche Kyoto. L’approccio è quello dell’osservatore esterno e distaccato, ma non per questo neutrale; convinto del fatto che in due mesi non si possa nemmeno tentare di capire il Giappone, lui ci rinuncia a priori,parlando di sensazioni vissute "a pelle", di scambi di opinioni con italiani e stranieri che vivono nel Paese del Sol Levante da molto tempo.

Il titolo è provocatorio: si potrebbe pensare ad un libro contro il Giappone, ma anche adesso che l’ho finito non riesco a capire cosa l’autore abbia voluto dire. Si presenta più volte la dicotomia Italia/Giappone, come esempi di eccessi opposti (troppo caos Vs troppo ordine), e si lascia decidere al lettore quale tra i due sia in effetti "Il paese più stupido del mondo".

Ho apprezzato molto l’ironia del libro, il dare voce agli "immigrati"italiani, la condanna di una certa parte della letteratura occidentale (vedi "L’eleganza è frigida" di Parise) che mitizza il Giappone con frasi senza senso, ma ci sono alcuni punti che hanno un po’ deluso le mie aspettative(ma forse è colpa mia il fatto di avere sempre delle aspettative!!! :) ):

-il linguaggio spesso volgare, un po’ da blog…che non si addice molto ad un professore.

-I giudizi, spesso affrettati, a volte offensivi. Un passo del libro, in particolare, mi ha disturbata:

(riferendosi alla città di Tokyo)
"….non so una parola di giapponese, e questo non aiuta. La cosa mi verrà non garbatamente fatta notare da una ragazza che incontro per caso all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo: "Sei qui da due settimane, non sai niente, non parli la lingua, che cazzo pretendi di capire!? Come fai a dire che la città è brutta? Questo è razzismo!"
"Ho detto che non mi piace"
"NO, HAI DETTO CHE E’ BRUTTA"
"Ma no, veramente…".
La ragazza ha ragione, ho detto che è brutta: ma non volevo dire oggettivamente brutta, era un giudizio non una constatazione, e se avessi avuto tempo avrei aggiunto che…La ragazza, al suo decimo anno a Tokyo, rientra nella numerosa e un po’ inquietante famiglia di quelli che si sono convertiti al Giappone come ci si converte ad una religione; ogni impressione, ogni giudizio al suo paese che non abbia alle spalle una bibliografia di almeno una ventina di volumi e anni di esperienza-di sofferenza- sul campo, è, per lei, un’offesa personale; ogni critica è schedata come japan bashing, la gratuita, immotivata, ingiusta, eurocentrica critica dei vari aspetti della vita giapponese. E’ una deficiente, ma non è che abbia tutti i torti." (pagg 16,17, mio grassetto). E vari passi in cui l’autore "se la prende" con una certa Ania, una ragazza che lotta per vivere a Tokyo nonostante le difficoltà, definita come una persona incattivita, persino brutta!!! Magari è proprio perché mi rivedo in questi ragazzi che vengono definiti masochisti che non mi è piaciuta la definizione….ma penso che in ogni campo ci sia bisogno di studio, di dedizione, di amore..e probabilmente anche di "sofferenza",come afferma Giunta.

Ma la cosa che mi ha lasciata più perplessa è la sua critica non argomentata,in più punti del libro, alla letteratura giapponese, e agli haiku (cito la nota di pag 109): "Tra l’altro: ma che roba è una poesia di tre versi, diciassette sillabe nell’originale?". Io mi chiedo se l’essere professore di Letteratura Italiana autorizzi ad esprimere un giudizio così sommario. Anch’io preferisco Dante a Basho, ma non è forse perché il mondo di Dante è molto più vicino al mio?

Per concludere, è un libro che mi sento di consigliare perché apre tanti spunti di riflessione: ma è un libro che va preso come punto di partenza, non di arrivo, proprio per la sua superficialità.

 

Ritornando alla ricerca della casa, mi sono potuta addentrare nel fantastico mondo delle agenzie immobiliari grazie a Toru, che come un novello Virgilio mi ha accompagnato nei vari gironi di Shinjuku.

Prima giornata: Mercoledì scorso, tre agenzie:

nella prima, che chiameremo "l’agenzia di Mr Patata",dopo un’ora di ricerca abbiamo concordato di andare a vedere 3 appartamenti il lunedì seguente. Ho bevuto un tè, un caffè, mangiato 2 caramelle;

nella seconda, non ci hanno nemmeno fatto sedere. Ci han detto che senza prenotazione non si può far nulla, che son pieni di clienti, e ci han detto che ci avrebbero richiamati(Stiamo ancora aspettando). Niente caramelle;

nella terza, abbiamo pensato di essere su "candid camera":ci accoglie un impiegato cicciotto e sudatissimo, specializzato nell’adulazione e nel servilismo. Mi chiede di stringergli la mano perché sono italiana (ma nemmeno sotto tortura!), botte di Kakkoii!! a Toru perché sta con me e dichiarazioni che sfiorano la pantomima "vorrei essere tuo amico"(?!). Comunque, anche lì, un’ora, 5 caramelle, un tè.

Ci riprendiamo dallo shock glicemico e il Lunedì, cioè ieri, torniamo da Mr. Patata. L’appuntamento è alle due. Non capiamo perché, ma questo inizia a fotocopiare della roba e riusciamo a partire per le 3 e 50, con Toru che stava per caricarlo manco fossimo a Pamplona e io che ho mangiato tutte le caramelle sulla scrivania. Prendiamo il treno (pezzenti!!manco la macchina) e andiamo a visitare tre pollai, uno di questi tra l’altro "gaikokujin fuka"(ovvero vietato ai gaijin.  Il testo recita testualmente: si ai cani di piccola taglia, no agli stranieri. Dopo una telefonata si scopre che il matrimonio con un purosangue nipponico mi ha riabilitata al di sopra dei Canidi). Decidiamo che Mr. Patata non è il nostro uomo, decisamente. Troviamo un’altra agenzia, superfiga (si chiama"Ambition"!), pensavamo che ci avrebbero presi a calci in c*lo e invece no. In un’ora ci trova delle case che sembrano tali. Fissato un’ulteriore appuntamento per martedì,cioè oggi, e per mercoledì, con la visita agli appartamenti.

Anno nuovo, vita nuova.

Allora, ahem….

 

vi avevo promesso che vi avrei raccontato che cosa è successo in questo mese di assenteismo coatto (non nel senso di "tamarro"…o forse si?).

E’ successo che io e Toru mercoledì scorso ci siamo sposati. Yeeeeeyyyyyyy!!!   

 

Ahem…   (.___.)"""           mi appresto ad illustrarvi in quali deliziosi gironi danteschi ci siamo addentrati da un mese a questa parte:

-1 mese dal rinnovo del visto di lavoro, -4 giorni alla partenza per l’Italia. Io e Toru, in una ridente(?) mattina di Dicembre, ci avviamo saltellando verso l’ufficio immigrazione. Tutte le carte sono pronte, "il rinnovo è una cazzata"(cit: uno dei loschi presidi che mi ha assunta). Sì, è una cazzata. Ma non nel senso in cui l’avevo capita io.

Presento tutti i documenti allo sportello, l’impiegato li guarda e dopo 30 secondi di silenzio inquietante ci dice: "Ne manca uno"…

panico. sudore gelato.

Ci presenta un faxsimile del documento che dobbiamo portare, il nome formato da una quarantina di ideogrammi messi in fila. Dopo un’accurata esegesi, concludiamo che siamo fott*ti : il documento mancante è un certificato del pagamento delle tasse che le ditte che mi hanno assunto devono prepararmi.

Tasse? I posti dove lavoro pagano le tasse??????

E quindi, io per un anno sono stata presa per il c*lo. Potevano dirmelo, almeno, "guarda che non potrai rinnovare il visto tramite noi, cercati un altro lavoro, hai un anno di tempo". Invece no. Anche loro cadono dalle nuvole. Uno mi dice:"se vuoi, con 500 euro possiamo farlo compilare da un commercialista che conosco…"

Lo schifo. Mi fanno schifo, ecco.

Un sistema malato e corrotto. No, non vale la pena per la merda di vita che mi fanno fare e per sti quattro soldi in nero. Toru è ancora più stanco, perché lo vede come mi sento, stanca, umiliata. Il mio lavoro ripagato così. E allora basta.

"Ci sposiamo al ritorno dall’Italia", mi dice. Niente cena con vista sulla torre di Tokyo, niente solitario. Quello verrà dopo (?). Abbiamo comprato una piantina di rose rosse, sperando che ci porti fortuna. Se son rose….

E così, andiamo in Italia, già col presagio di che reazione susciteremo ai miei. E in effetti, riassumergli in 5 parole tutto questo casino non è facile.

Mi siedo sul divano, provo a parlare ma tanto loro han già presagito il dramma, Toru dà la stoccata finale, in parte ignaro che "This is Sparta":

"Vorrei sposare Alessia", si è esercitato a ripetere sta frase per tutto il volo di andata. Mio padre se ne va in cucina.

I miei non sono contrari, ma la reazione è veramente imprevedibile. Forse, "quando sarò grande", quando avrò una figlia che se ne andrà dall’altro capo del mondo capirò. Ma non ora.

In pratica, mia mamma è andata nel panico, o meglio, in berserksgangr , e ha iniziato a farneticare sui preparativi delle nozze italiane, che celebreremo a giugno. In tre giorni, ristorante, chiesa, partecipazioni sono state prenotate, triplo salto carpiato. Olè.

Dio, grazie per aver inventato il Giappone, e per averlo messo lontano dall’Italia. C’è sempre un motivo *____* (devozione religiosa a mille).

Quindi sono stata assente per questo. Tornata in quel di Tokyo è iniziato il walzer della burocrazia: ambasciata italiana-comune-ufficio immigrazione-ambasciata italiana-ministero degli esteri-ambasciata italiana.  E non è ancora finita. Un giorno spiegherò, a titolo informativo, cosa bisogna fare esattamente(perchè alcune informazioni che ho preso da altri blog erano inesatte), ma non ora, vi prego.

In pratica i miei 15 giorni in Italia sono stati un litigio continuo sulle spese, i soldi, i soldi, i soldi. Sugli invitati che manco conosco e che mi ritrovo al matrimonio (non mi importa che se li paghino loro, è una questione di principio ma ho già perso in partenza e quindi lasciamo perdere). Sul fatto che non voglio invitare una famiglia con bambina al di sotto dei 6 anni che mi possa fare da damigella. "Piuttosto affitto un nano", ho detto a mia madre, ma non ha riso.

Prima di tornare pensavo che il mio matrimonio sarebbe stato un incubo, ma adesso che sono distante e sto facendo le cose con calma sono certo che mi divertirò. Radunerò gli amici più cari e sarà una bella festa. Sicuramente.

Il 2011 mi ha portato quindi una nuova vita. A breve anche un trasloco, e speriamo un rivoluzionamento del mio lavoro. Come sempre, ganbarimasu.

 

 

 

 

 

 

Intervista su “Mollo Tutto”

Siamo tornati tutti e tre, dopo laute mance a veterinari e simpatizzanti!

Qua sta succedendo il marasma e a breve scriverò un lungo post esplicativo, per ora mi faccio perdonare lasciandovi il link ad un’intervista che mi è stata fatta da un sito che parla degli italiani all’estero:

http://nuke.mollotutto.com/Default.aspx?tabid=321

 

Tanti auguri in ritardo, spero che abbiate passato delle feste serene e rilassanti!!!!

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

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