Japanese Fashion

I preparativi sono così intensi che mi son beccata un bel raffreddore, fortunatamente sotto controllo. I cornutoni dell’ambasciata francese alla terza telefonata hanno vuotato il sacco sulle procedure per portare Ayla con noi ed è una settimana che visito regolarmente il veterinario in quel di Kamishakujii (l’avessero messo nel sahara sarebbe stato più comodo da raggiungere). Questa settimana richiamo antirabbica, consegna documenti da tradurre, acquisto della famigerata gabbietta, lunedì prossimo esame del sangue. Tra un po’ dovranno iniettare l’antirabbica anche a me, la schiuma che mi esce dalla bocca non è un buon segno.

 

Per sdrammatizzare un po’ vorrei postare qualche foto della moda autunno-inverno in Giappone. Era qualcosa che volevo fare da tempo, ma tra una cosa e l’altra…

anche quest’anno, vanno di moda il colbacco

e gli stivali o scaldamuscoli di pelo finto come questi

o peggio,questi orridi feticci

spesso portati su scarpe aperte (!?)

gli immancabili maglioncini canadesi (non so se vi ricordate Bridget Jones)

e i gilet alla Martufello

Per finire col reggiseno di pelo!

Il tutto abbinato così:

colbacco-gilet di pelo-culo di fuori (hot pants o simili)-scaldamuscoli di pelo-sandali tacco 12. E vorrei dire, finchè sei secca ha anche il suo perché, ma spesso si assiste a certi spettacoli inenarrabili. Ma anche per persone come me, a cui il fisico (e il buonsenso) non permettono un simile abbigliamento, la moda di Tokyo ha altre,misericordiose opzioni. Come questa:

Un cappottino simile,ma bianco, me l’ha regalato la mamma di Toru.

Ho notato che i giapponesi hanno una resistenza al freddo molto maggiore di noi. Le cosce all’aria (rigorosamente senza calze) sono all’ordine del giorno, si vedono certe mise che nemmeno in Corso Cavallotti a mezzanotte…roba che in Italia se ti vestissi così non faresti nemmeno i sette passi del mamba, mentre qui l’uomo nemmeno se ne accorge. Probabilmente troppo sollecitato, anche la coscia nuda con giarrettiera a vista non riesce a scuoterlo. Se penso che dalla raffinatezza del corteggiamento della donna in kimono, dai rituali delle geisha, che lasciavano scoperta solo la nuca, e mostravano la loro preferenza facendo intravedere la pelle bianca del polso, si è arrivati a ste strappone….

e la cosa più brutta è che la moda di Tokyo coinvolge, quindi di anno in anno mi sto strapponando anche io. Perlomeno d’estate, adesso va già bene che non esca con lo scafandro.

Se a qualcuno interessa la moda maschile, sappia che digitando qualcosa a caso è uscito questo (penso siano pantaloni unisex..abominio!)

La cosa importante è che Toru non veda mai questa foto.

♫~Same Mistake-James Blunt

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Giappone, Paese Cinofobo

La vita va avanti, e a volte l’andare avanti fa male perché si instaura quel meccanismo perverso secondo il quale sopravvivere è una colpa, o almeno un’ingiustizia. Ridere di nuovo, andare al karaoke, pensare ad altro, è egoismo. Due settimane fa ho incontrato la ragazza del mio amico, e sebbene dovessi essere io a consolare lei, sono state le sue parole, i nostri ricordi condivisi, a far stare meglio me. Così riprendo a scrivere, se Dio vuole stavolta qualcosa di (spero) utile.

 

Dicevo, "Giappone, paese cinofobo (molto spesso anche sinofobo, ma quella è un’altra faccenda)"…da quando Ayla è con noi le cose si sono alquanto complicate, più di quanto pensassi, e tutto grazie all’aperta, caritatevole mentalità dei nostri fratelli estremo-orientali.

Sapevo benissimo che, al contrario dell’Italia, il cane a Tokyo non può assolutamente mettere piede (o meglio zampa) in alcun negozio o ristorante (a meno che non siano ristoranti o caffè per animali, ma che senso ha andare a prendersi il tè col cane???), ma non sapevo che in moltissimi parchi fosse vietata ai cani! Sì, è proprio vietato l’ingresso. In tutti gli altri il cane va tenuto al guinzaglio, e solo una minima parte dei tantissimi spazi verdi di Tokyo offre la possibilità di liberare la nostra bestiola, e sempre in spazi piuttosto ristretti (cosiddetti "dog run")

Ecco una lista online dei parchi "per cani" su http://inu-mall.com/asobu/tky_ichiran.html

Visto che ritengo validissimo il "When in Rome, do as the Romans do"(ahò!), sto seguendo scrupolosamente tutte le regole… peccato che le regole aumentino di giorno in giorno ;__; .

Ieri stavo andando al lavoro, quando in stazione mi imbatto in questo simpatico poster:

Titolo: "Se metti il cane in scatola, tutti sorridono!"

Non si riesce a vedere bene il testo, ma in pratica è una sviolinata assurda su come il muso del cane che fa capolino dalla borsa sia una terribile minaccia per grandi e piccini, e si dà voce a questi inquietanti pensieri: "E se il cane morde?" "Ho paura!!" ,ecc. Il cane deve essere messo in un trasportino chiuso,nessuna parte del corpo deve sporgere. Dunque, tutte le volte che dovrò farmi mezz’ora e più di treno per raggiungere il primo parco pet-friendly, dovrò rinchiudere Ayla in una gabbia quasi più pesante di lei, in modo che tutti possano tornare a sorridere. Manco avessi fatto salire un coccodrillo.

E’ l’ennesima regola a cui chinare il capo, ma mi sto già attrezzando coi pennarelli per disegnare il mio personale poster contro le flautulenze vigliacche e devastanti dei salaryman durante le ore di punta, e attaccarlo proprio accanto. <_<9

Un’altra cosa che mi è chiara ormai è che in Giappone (o almeno a Tokyo) non c’è la "cultura del cane", come in Europa. Dunque ho dovuto resistere alla tentazione di prendere un cagnone e ho pensato bene di adottare un topino. Ma se anche avere un topino crea problemi?Uno a caso:

Il mese prossimo ho intenzione di tornare in Italia, volo Lufthansa non certo economico. Scegliamo la compagnia anche e soprattutto convinti da questa pagina:

http://www.lufthansa.com/de/en/Animals

in cui è scritto che un cane sotto gli otto chili può viaggiare in cabina se il trasportino segue determinate caratteristiche, la più fastidiosa delle quali è l’altezza massima di 20cm. Ora, il mio trasportino è alto 23, e solo oggi ho trovato dopo una settimana di ricerche un trasportino che soddisfa queste richieste. In pratica una cassetta per gli attrezzi: http://store.shopping.yahoo.co.jp/petcenter/31633.html

ovvero, come scambiare un bassotto per un cacciavite elettrico. E  "pet box", in comodato d’uso, gratuito, a Narita non te lo danno.

E pur essendo prontissimi ad ogni sbattimento pur di passare le vacanze con Ayla, ancora non sappiamo se la accetteranno  in cabina o meno; questo perché la tizia dell’agenzia di viaggi HIS aveva prenotato il posto nel cargo ignorando le nostre chiarissime richieste ( certo, metto il cane per tipo 14 ore in un posto in cui non posso dargli da bere e da mangiare, e magari me la sedano pure!), perché è "difficile" portare il cane in cabina (o è uno sbattimento negoziare con Lufthansa??).

A scopo informativo, vorrei anche riepilogare le pratiche necessarie per poter portare un cane fuori dal Giappone(nel mio caso verso la Francia)

1) contattare l’ambasciata del paese di arrivo.

Per la Francia, sono necessari microchip leggibile dai lettori di ultima generazione, vaccino antirabbica e richiamo fatto non più tardi di un mese prima della partenza (in Giappone sono entrambi obbligatori, quindi dobbiamo solo farle fare il richiamo). Se telefonate all’ambasciata francese di Tokyo per chiedere informazioni, una simpatica testina di vitello vi dirà che è tutto scritto sul sito e di andare a controllarvele da soli (esperienza diretta del buon Toru. Se avesse telefonato invece la stronza Alessia, avrebbe detto che il computer non ce l’ha e avrebbe sottratto altri 5 minuti di pennichella al cugino d’oltralpe, così, tanto per rompere le balle…)

Serve poi una traduzione del libretto sanitario del cane

2) telefonare a Narita per prendere un appuntamento con l’ufficio quarantena

3)inviare i documenti a Narita

4) un’ora di quarantena il giorno della partenza (prima del check in)

e qui c’è l’ennesima fregatura: il mio volo infatti parte alle 10.00, il check in chiude alle 9.20 ma l’ufficio quarantena apre alle 8.30!!!!! Quindi forse, probabilmente, può darsi che, ecc.. (e le dicessero chiare le cose!!!!sono due settimane che telefoniamo a destra e a manca!) dovrò andare il giorno prima a Narita con Ayla (ovviamente in trasportino sennò causiamo un’eclissi di sorrisi), perdere un giorno di lavoro e un bel tot di yen per farle fare la quarantena. Su quest’ultimo punto vedrò di potermi accordare con l’ufficio, perché mi sembra di essere in un film di fantascienza.

5) l’ufficio quarantena rilascia un certificato di buona salute dell’animale, e si può (finalmente) partire.

Altri anni di vita volati via per preparare questo viaggio. A breve vi saprò dire chi la spunterà.

Alcuni aggiornamenti random:

– Toru ha iniziato ad appassionarsi a Fantozzi e a far sue espressioni come "merdaccia, "Com’è umano Lei", "cagata pazzesca"ecc..

– Su preziosissimo consiglio di Tokyonome85, ho comprato il Kong e funziona benone!!

-L’acqua in bottiglia costa sui 100 yen, ma ho trovato un supermercato in cui comprando un bottiglione della capienza di 4 litri per 500 yen, posso riempirlo con soli 40 yen di acqua depurata (e buonissima!). Unico neo, "camallarsi" la bottiglia fino a casa.

♫~Touch-Yoshimi Iwasaki

 

 

 

 

C’era una volta un Giappone…

 

 

Vi dicevo nel post precedente che ero un po’ sottotono. Ebbene, sembra che un mio post su due debba essere triste, ma anche questa volta non posso esimermi dallo scrivere due righe. Due righe, tristi.

Questa volta non vi parlerò del Giappone in generale, ma del mio Giappone, e di una parte del mio Giappone che se ne è andata, e non ritornerà più, se non in una canzone, in un ricordo.

Perché il Giappone che racconto è quello che guardo ad occhi aperti, spalancati, che spesso dissacro, quello dei treni pieni di gente, delle stranezze, della gentilezza, della stanchezza, delle sfide. Ma poi c’è un altro Giappone, quello del cuore, che a volte emerge dai miei post, ma un po’ per gelosia, un po’ per protezione, tengo quasi sempre dentro di me. Di questo Giappone fa parte Toru, ma ne fanno anche parte una serie di persone che c’erano "prima di lui", prima del blog, prima di tante cose.

C’era una volta un Giappone che mi ha visto studentessa di belle (e tante) speranze, e queste speranze, condivise da altre persone, erano molto più grandi di ora.

C’era una persona che condivideva con me gli studi. Era a scuola da più tempo, e da subito mi aveva colpito per la sua bizzarria. E quanto mi piacciono, quanto mi piacciono le persone bizzarre. Giapponese, al 100%, ma studente di giapponese. Aspetto giapponese, cuore caldo, Brasiliano. Ci parlavamo in quell’esperanto di italiano-giapponese-portoghese-a volte inglese, e ci facevamo il verso a vicenda.

Senza uno yen,nemmeno a piangerlo. Quando non lavoravo, passavo i pomeriggi  a studiare con lui e gli altri a scuola,perché non avevo i soldi per il riscaldamento.

Che palle sto esercizio

Ma che vorrà dire "ç@è+*#?!"?

Vediamo se Massimo è al piano di sopra,così ci prendiamo un caffè (annacquato)

Ma secondo te me lo danno il visto?

E’ arrivato il nonnino delle pulizie,dobbiamo cambiare stanza

Ma quando ce lo mangiamo sto tsukemen?

Appena ci sono le vacanze karaoke,ma non nel weekend che costa troppo. Night pack?

Come si dice "…" in portoghese?

 ….

E passavano così le giornate,con te e altri studenti che diventavano amici del cuore, loro che andavano e venivano, tu che c’eri sempre. Ormai la scuola sembrava casa tua.

Il trio del ramen, tu, Massi e Ema. E io che mi mangiavo le mani quando non avevo i soldi o il tempo di venire con voi, e quando ce la facevo mi sembrava di essere in un ristorante a 5 stelle, con Massi che illustrava l’eccellenza della fettina di maiale o della zuppa. E tu che ridevi, sornione, e ti mangiavi la mia alga.

E il Karaoke: la nostra passione. Dovere morale "battezzare" ogni nuovo studente al karaoke, quello sgangherato da 120yen ogni mezz’ora,ma che ha il drink bar gratis.

Canzoni che amavamo, canzoni che improvvisavamo e cantavamo rigorosamente tutti insieme, a squarciagola, stonati come campane.

Canzoni in portoghese mai sentite sino ad allora, che non sapevamo le parole ma ti venivamo dietro perché ci mettevi il microfono davanti. Come questa 

 

"chega de saudade", basta con la malinconia,con la tristezza. Ma come si fa, quando ci lasci per andartene in Portogallo a studiare, ("Beato te che vai al caldo, e lasci noi fessi qui in Giappone…) e poi non torni più. Bizzarro, anche il modo in cui te ne vai.

Spero che sia un altro dei tuoi scherzi, e che te ne sia scappato in qualche isola tropicale in barba a tutti, ci spero perché non è ammissibile un Giappone in cui non tornerai.

E quelle canzoni, che cantavamo col cuore leggero, adesso hanno parole come macigni.

 

上を向いて歩こう

涙がこぼれないように….

"Camminiamo guardando in alto

Perché le nostre lacrime non scendano"

Routine, routine…

In questo periodo la cura di Ayla mi richiede molto tempo, così tanto che spesso non accendo proprio il pc! In più, la settimana scorsa ho lavorato abbastanza, da un paio di settimane ho deciso di farmi male e di bissare col giovedì le giornate di insegnamento a 1000 yen all’ora per minimo 7-8ore.

Nella routine fortunatamente si è inserito l’arrivo di una mia cara amica (che però è già in partenza…),e con essa il ritorno prepotente della karaoke-mania. Nella stessa settimana ci son finita tre volte,prima con lei,poi con Toru, e poi con Toru e un suo collega, aspirante cantante con tanto di zazzera argento e cappottino leopardato. Un mito.

E’ un periodo un po’ così, sottotono. Con l’arrivo del freddo mi sono un po’ intristita, in più ho il terrore di ammalarmi e ho bissato col purificatore d’aria formato mignon (che spara fumo e colori,roba assurda) e dall’interessante forma a supposta ( se cliccate sul video potete farvi un’idea della tamarrata–> eccolo! )che mi porto dietro anche al lavoro quando devo parlare tante ore. Propoli come se piovesse, sciarponi, insomma, sembro pronta per un’escursione sul K2.

Il ratto cresce a vista d’occhio (più che altro si allunga a dismisura), è diventato un pelino più obbediente, ma 100mila volte più furba; se le dico di non entrare nella stanza col tatami, inizia prima a buttarci la pallina per avere una scusa per entrare, se le tolgo la pallina mette in avanti le zampe e allunga il collo avanzando un centimetro alla volta, e sembra uno di quei cani con la molla dentro che quando ero piccola non mancavano in nessuna macchina degna degli anni ’80. O__O" un genio del male!

Ho qualche foto arretrata da postare, ma prima di andare al lavoro vi lascio un video girato ieri sera. Abbiamo un po’ fatto gli stronzi, in effetti..

Perdonateci il casino imperante (l’armadio aperto  e il sacco di riso da 5 kili appena arrivato da Akita sono un must) e soprattutto il pigiama fuxia.

Video

e comunque…

1) abbiamo sistemato

2) è stata la prima e l’ultima volta che abbiamo tormentato il topolino, giuro ;__;

3) ho tolto la lercia panatura da conbini dal pollo prima di darlo alla belva

4) siamo dei pessimi genitori ;__;

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

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