Autumn in Akita- Seconda parte

Rieccomi dopo varie peripezie, una su tutte il misterioso black out di internet che per due giorni mi ha fatto intrattenere ore ed ore di piacevole conversazione prima con gli omini della so-net, poi dell’NTT (tipo l’enel giapponese)…per poi scoprire che il colpevole era lei, IL RATTO, che mi aveva reciso il filo a morsi.

Dopo aver messo in sicurezza tutte le prese (più che altro per lei, ci manca anche che rimanga fulminata!) posso continuare il mio resoconto delle mie giornate ad Akita.

Probabilmente adesso lassù inizia a fare freddo,ma quando c’eravamo noi la temperatura era sui 20 gradi,estremamente piacevole. Abbiamo potuto ammirare le prime foglie autunnali, che in giapponese si chiamano 紅葉, kōyō. Le foto non rendono giustizia, ma abbiamo provato a scattarne qualcuna

un lago artificiale

Toru con la sua ocarina gialla nuova (che è diventata un supplizio inenarrabile).

Ho fatto anche due brevi riprese

video 1

video 2

Ci siamo poi diretti verso il lago Tazawa, il lago più profondo del Giappone, famoso anche per la leggenda di Tatsuko-hime, la principessa drago. Le favole giapponesi mi affascinano molto, quindi vi racconterò quello che ho scoperto!

La storia è divisa in due parti. Una bella fanciulla di Innai, soleva specchiarsi tutti i giorni nel lago Tazawa pensando tristemente al fatto che prima o poi sarebbe anche lei invecchiata,e poi morta. Così decide di pregare costantemente la Dea della Misericordia perché le donasse la bellezza eterna, e finalmente un giorno sente la sua voce: "vai verso nord, troverai una sorgente, da cui dovrai bere". La fanciulla esegue l’ordine, trova la sorgente e inizia a bere avidamente. Nel frattempo scoppia una tempesta,e tra lampi e fulmini Tatsuko si trova tramutata in drago. Al villaggio tutti cercano la bella fanciulla, ma invano. Tatsuko infine compare alla madre nelle sue nuove sembianze e le rivela di essere diventata la protettrice del lago Tazawa, nel quale da quel giorno abbondano i pesci.

considerazioni:

1) hai capito la misericordia dei giapponesi!

2) in effetti il lago pullulava di trote, se ne vedevano così tante che sembrava una scena di Ponyo!

La seconda storia fa parte della "leggenda dei tre laghi":Nansobo è un monaco errante che si innamora della bellissima guardiana del lago Tazawa, Tatsuko appunto. Ma Tatsuko è innamorata di un pescatore, Hachiro-Taro, dunque viene respinto; il monaco impazzisce dalla gelosia e va a cercare il suo rivale fino al lago Towada (al confine tra Akita e Aomori) di cui è guardiano, e lo scaccia. Taro deve trovarsi una nuova casa, così, trasformatosi in drago ferma il corso di un fiume creando il lago Hachirōgata ("la laguna di Hachiro, sempre nella prefettura di Akita). Ogni inverno, Taro avrebbe lasciato la sua dimora per recarsi dall’amata; ecco perchè il lago Tazawa d’inverno non gela mai, e il lago Hachirōgata diventa ogni anno più basso. Ma il monaco Nansobo non si vuole arrendere all’evidenza e, trasformatosi per la rabbia in drago, sfida nuovamente Taro sul lago Tazawa, dove viene definitivamente sconfitto anche grazie all’aiuto di Tatsuko.

La storia è un po’ confusa, ma la leggenda dei draghi-guardiani mi esalta parecchio! Da essa prende spunto un drama coreano chiamato Iris, che sembra aver avuto parecchio successo anche perché la zona era piena di turisti coreani quando l’abbiamo visitata!

Vi lascio con il delizioso tappetino che ho scorto prontamente a casa di Toru! Aiutatemi voi a trovare i significati reconditi racchiusi in cotanta frase!!

 

 

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Autumn in Akita- Prima parte

La settimana scorsa siamo stati tre giorni a casa dei genitori di Toru, nella prefettura di Akita. Più precisamente a Masuda-machi,Yokote-shi, la città della yakisoba (e te pareva che non tirassi fuori qualcosa da mangiare!).

La prefettura di Akita, a parte per la capitale di prefettura Akita-shi, è una zona del Giappone prevalentemente rurale.

Non è tra le prime mete che vengono in mente ad un turista in Giappone: se si pensa al Nord, L’Hokkaido o al massimo la prefettura di Aomori (quella appena sopra Akita) sono luoghi più famosi e visitati.

Il personaggio più famoso di Akita è la sublime poetessa Ono no Komachi (a cui ho forse accennato in qualche altro post), di cui ho visitato il luogo di nascita. Altre cose famose sono ovviamente l’Akita Inu (o Akita Ken), l’Akita Bijin (si dice che ad Akita ci siano le donne più belle del Giappone, che vanterebbero una pelle più candida della neve), il namahage- un demone che puntualmente ogni Capodanno spaventa a morte i bambini con un coltellaccio affilato pronunciando la frase: 「泣く子はいねぇがぁぁ~!!!」(c’è forse qualche bambino che sta piangendo?–e te credo che piangono, altro che trauma infantile!!!!–)-

il natto(fagioli di soia fermentati),l’iburigakko (daikon sottaceto), la già citata yakisoba e l’inaniwa udon.

 

Come avevo accennato, sono stata ad Akita lo scorso Capodanno; prima o poi vi parlerò di quell’esperienza perché può essere interessante per chi non è mai stato nella campagna giapponese. Innanzi tutto l’accoglienza è strepitosa. Se sei abituato al giapponese di Tokyo, in quelle zone la gentilezza e la generosità della gente ti fanno sentire un calore che scioglie anche le nevi delle loro montagne. Insomma, sono andata al Nord ma mi sembrava di essere in Calabria, tutti che mi rimpinzavano e facevano a gara ad offrirmi qualcosa. Non ho detto Calabria a caso perché quando sono lì mi sembra di sentir parlare i miei nonni materni:non ci si capisce niente. Il dialetto di Akita dicono che sia uno dei più vicini a quello dei samurai (se la giocano con Yamagata), e col giapponese c’entra ben poco:

ad esempio,

                    giapponese standard                dialetto di Akita

sono pieno  おなかいっぱい(onakaippai)        はらっちぇ(haraccè)

mangia!     ご飯をたべて!(gohan wo tabete!) まんまくえ!(manmakuè!)

bella          奇麗/美しい(kirei/utsukushii)       めんこい(menkoi)

e così via. Se usi qualche parola nel loro dialetto sono contentissimi (e ti riempiono il piatto *__* ).

Dalla stazione di Tokyo ad Akita (Oomagari) ci vogliono circa 4 ore, noi abbiamo preso il mercoledì mattina il primo shinkansen (che si chiama Akita Komachi) delle 6.40 e ci abbiamo messo solo 3 ore e mezza. In macchina ce ne vorrebbero più di 8. Per Ayla abbiamo dovuto comprare un biglietto speciale, il "temawari kippu", che è costato meno di 300 yen. La piccolina l’ho tenuta sempre sulle ginocchia per non farla stare costretta nel trasportino; Toru aveva paura che il controllore ci avrebbe sgridati, ma nel caso avrei obiettato che il salaryman dietro di noi puzzava più del mio cane, ed il suo biascicare l’ekibento era assai più molesto di lei.

Fortunatamente il controllore Ayla non se l’è nemmeno filata, così abbiamo potuto dormire vicine ♥

Arrivati a Oomagari la mamma di Toru, di riposo, ci è venuta a prendere. La volta scorsa invece avevamo preso il trenino che passa una volta all’ora e raggiunge pigro le stazioni, rade come mai possano essere a Tokyo.

Siamo andati a comprare il cappottino per l’inverno ad Ayla e a farle tagliare le unghiette (ormai camminava in punta di zampe!!!), ecco una rara immagine di lei col nuovo acquisto,prima che scatenasse l’inferno per farselo togliere di dosso O__O""""

La tiranna ha dimostrato subito grande diffidenza verso tutta la famiglia, impossibile farla tenere in braccio. Misteriosamente, solo col nonnino si dava una calmata

Cercherò qualche immagine scattata lo scorso inverno per farvi vedere che la casa di Toru si trova in realtà sul terreno di un tempio (!)

Nel breve tempo a nostra disposizione abbiamo deciso di andare a trovare il "secondo nonno" di Toru, in realtà un lontano parente che viveva nella casa accanto e con cui Toru trascorreva interi pomeriggi mentre lui praticava lo Shodo (la calligrafia giapponese).Adesso il nonnino è in una casa di riposo, per sua stessa volontà: ha detto di non voler causare fastidio ai parenti, ha lasciato una casa a Toru e un’altra alla sua vera nipote, e con i suoi stessi risparmi si è pagato il soggiorno in questa struttura specializzata. Per Toru è stato un trauma difficilmente superabile, perchè il nonno che poteva vedere ogni mattina facendo due passi aveva deciso di diventare vecchio. A 90 anni.

L’anno scorso l’ho incontrato, è uno di quei "grandi vecchi" a cui hai un po’ di timore di avvicinarti, tanti sono gli anni vissuti, tanta è la sapienza scolpita nel volto ruga su ruga. Aveva 89 anni e ne dimostrava sì è no 70. Con movimenti lenti aveva aperto il regalo che Toru gli porta ogni volta, la castela. Un pezzo lo aveva offerto all’altare della moglie morta prima di lui,vicino alla Madonnina (la moglie era cattolica).Poi ci ha offerto del tè e sorrideva alle sbruffonate di Toru, chiudendo gli occhi e mostrando i denti ancora perfettamente diritti.

Così con un po’ di magone in gola siamo andati alla casa di riposo, con la paura che quel nonno così giovane fosse davvero invecchiato. Io non ero mai entrata in una casa di riposo; l’immagine che ne ho sempre avuto è di luoghi tristi, malinconici, in cui si respira la morte, la malattia, la stanchezza. Invece lì non è stato così:certo, vedere "Jiisama"in una stanzettina simile a quelle degli ospedali mi ha stretto il cuore (e ammetto che per codardia non ho osato guardare in faccia Toru, che sarà stato veramente provato..), però tra gite, cineforum, karaoke, ofuro nella struttura e tante altre cose ho sentito che sarebbe stato accudito bene. Gli infermieri, come angeli seguivano ogni bisogno dei pazienti, e ho tirato un sospiro di sollievo. Il nonno ha ascoltato i racconti dell’Italia, ha chiesto quando ci sposiamo. Ha riso come prima,socchiudendo gli occhi. Però sembrava un po’ più piccolo.

♫~Philippe Describes Isabeau-LadyHawke ost

 

Brodo caldo per l’anima

La mia lunga assenza è dovuta alla nostra gita ad Akita,poi al mio ennesimo malanno.

Febbre a 40° nel cuore della notte, gola in fiamme, portata a braccio per le scale e in macchina dei genitori di Toru fino all’ospedale più vicino. Poi ti senti dire dal dottore che lui non ci può far niente, che in un’escalation di idiozia prima mi dice che dovrei smettere di usare la voce così a lungo,e poi mi consiglia addirittura di andar via da Tokyo. <_<9

Le solite pasticchette:antibiotici, antipiretici…

e il mese prossimo, sarò ancora ridotta così?

In questi giorni non scoppio proprio di salute, né di ottimismo… senza contare che adesso devo riuscire a rinnovare il visto di lavoro, sperando di non finire nella stessa spirale di disperazione dell’anno scorso. La scadenza si avvicina e comincio a sentirmi l’alito dell’ufficio immigrazione sul collo.

Comunque fortunatamente adesso almeno posso parlare di nuovo, camminare, anche se sono deboluccia e il mal di testa è il mio miglior amico.

La cosa più scioccante è stata la mia totale perdita di appetito, così Toru(stavolta seriamente preoccupato) mi ha preparato l’okayu, che è il cibo degli ammalati per eccellenza. Non esiste una ricetta unica per prepararlo, basta unire il riso cotto un po’ più a lungo del solito (nella macchina per il riso c’è la funzione apposta) ad ingredienti vari,l’importante è che il gusto sia delicato.

Toru ha aggiunto al riso uovo sbattuto e miso,e lo ha cotto nella pentolina apposita.

Non so se un gusto si possa definire "gentile",ma l’okayu aveva tutto il sapore della gentilezza di Toru ;__;

(la baracca alle spalle sarebbe la roba scaricata al ritorno ad Akita,adesso è sparita,giurin giurello.. u.u""" )

Cercherò di prestare *ancora*più attenzione alla mia gola, se avete rimedi della nonna lasciatemi un commento. Ieri ho comprato questo cazzabbubbolo sperando che renda l’aria un po’ più respirabile

E’ il Nanoe della Panasonic, ossia un mini deumidificatore che libera ioni,"disinfettando"l’aria. Speriamo di non essere stati noi degli "ioni", a comprarlo(devo dire che stanotte ho dormito benone)…

 

Aa Akita abbiamo fatto tante foto e anche un video della nostra mini-vacanza, la prossima volta ve ne parlerò con calma. In cambio vi lascio con una mini-recensione ad un drama che ho guardato tutto d’un fiato durante la degenza:

Nihonjin no shiranai nihongo, con la a me antipaticissima Naka Riisa. Avevo comprato l’omonimo libro, meno romanzato e più utile per lo studio,ma anche la versione live-action si è rivelata, tutto sommato, piacevole. Il drama tratta la storia di una ragazza con un discutibile stile, che aspira a diventare insegnante di liceo. Quando la sua ex professoressa le propone tre mesi di corso, non immagina che la stia invitando ad insegnare in una scuola di lingua per stranieri:oddio, orrore, el gaijin!

Ovviamente, nel corso della serie si renderà conto di quanto i suoi ragazzi siano speciali bla bla bla tarallucci e vino…la trama in sè non è importante, sono utilissime invece le domande sulla lingua giapponese che di tanto in tanto gli strampalati studenti pongono a sta Lady Gaga presa male. La caratterizzazione dello straniero è ovviamente farsesca, se non grottesca: la svedese che parla come un ninja e crede che in Giappone esistano ancora, l’americano che lavora in una ramenya, l’inglese rubacuori(?????), la francese patita della yakuza e l‘italiano otaku che si innamora di una meido di Akihabara,ecc…

Ovviamente siamo noi a far la figura di merda più grossa! Perchè in Italia "otaku è bello", "otaku pride" eccetera, qui è una malattia l’essere otaku. Ma no, i giappominkia mica lo capiscono.

Fosse per me (e mi dispiace per alcuni miei amici appassionati del genere) farei saltare direttamente in aria Akihabara con i nerd bavosi con gli zainetti, tutte le maido mongoloidi e possibilmente l’intero staff delle AKB48 al completo. Tutto, tranne il fantastico ristorantino in cui sono stata più di un anno e mezzo fa

(bisogna notare l’unto della cucina, l’arredo troppo Showa per essere vero, il nonnino cuoco che ci ha deliziati con la sua pappa..e non ho potuto fotografare il condizionatore!)

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

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