Vita da Cani

E’ passata più di una settimana da quando la piccolina, già soprannominata da Toru "Lady CacCa" per le sue portentose performance, è entrata a far parte della nostra vita.

Per me è iniziata un’avventura nuova, non ho mai dovuto "educare" un cane, e mi rendo conto giorno dopo giorno di quanto sia difficile; questo prima di tutto a causa del mio carattere ansioso e tendente al drammatico: se la cagnetta non mangia allora vuol dire che sta male (e se non mangia deperirà e morirà), se beve solo acqua "oddio è diabetica", se abbaia "oddio stiamo sbagliando tutto!". Per ora, a parte il suo scarso appetito, mi sembra oggettivamente una cagnetta sana e iper vivace, con un bel carattere forte. Sembra che per lei la casa sia una foresta, in cui le prede si moltiplicano giorno dopo giorno (una ciabatta incustodita, la macchina per il riso, un asciugamano che pende dall’alto)e in cui anche le gambe di una sedia somigliano ad una tana di conigli.

Mercoledì Ayla ha fatto l’ennesima vaccinazione, e dalla prossima settimana finalmente potremo passeggiare insieme….non vedo l’ora, voglio che sia un cane "italiano":niente vizi, niente vestitini assurdi (al massimo un cappottino quando fa freddo), ma soprattutto niente passeggini tipo questo:

Un cane deve correre, saltare, mica è un invalido! Anche se ogni tanto in treno capita di aspettarsi un bel pupetto e di vedere invece spuntare dal "bebiikaato" (come lo chiamano qui) un mostriciattolo peloso con la lingua di fuori,tutto infiocchettato. Quelle horreur!!

Le nostre giornate di riposo sono tutte per la principessina al momento: dopo il vaccino era mogia per la paura, ma già il giorno seguente ha ripreso a dettare legge in casa.

Mentre si riposava delle sue fatiche, nel pomeriggio del 22 siamo andati a Daikanyama, per visitare finalmente Eataly, che però mi ha delusa:non solo lo spazio era esiguo, ma anche i prezzi erano davvero inimmaginabili (1000 yen per un pacco di pasta, mistero…). Ci siamo poi spostati ad Ebisu per cenare con un collega di Toru, che si chiama Gen. E’ un mio coetaneo cinese, piccolo piccolo e con la testa grande, tanto da sembrare quasi un comico di quelli che il mio samurai segue in tv..con la differenza sostanziale che lui era davvero simpaticissimo. Ci ha portati un un ristorante cinese che per qualità e prezzo penso sia il migliore di quelli che ho provato qui a Tokyo; alcuni di voi penso lo conoscano già essendo piuttosto famoso tra gli stranieri: si chiama Chinese Cafè Eight ed è un’esperienza che consiglio a tutti quelli che si trovano qui per un periodo medio-lungo.

Entriamo alla cinese (cioè senza prenotare perché come dice Gen "non ce n’è bisogno"), e ci troviamo in un posto quanto meno bizzarro: l’immancabile rosso delle lanterne e alle pareti, ma a guardar bene sul soffitto ci sono stucchi a forma di….culo!!!!!! e seni, e quant’altro possiate metterci. Ci sono persino delle piccole alcove, che dietro le tende nascondono falli giganti, ovviamente dorati.  Ora, mi sfugge la connessione tra il mega simbolo priapico e la Cina, comunque il locale era strapieno…abbiamo fatto fatica a trovare un posto (che senza i dieci minuti in cinese stretto, senza sottotitoli, secondo me non avremmo mai ottenuto), e ci siamo ammazzati di suigyoza, che assomigliano un po’ ai "ravioli al vapore" dei ristoranti in Italia, però la varietà dei ripieni proposti è impressionante. Ogni piattino 105 yen, un prezzo davvero competitivo. Per mangiare il pezzo forte del locale, l’anatra alla pechinese, abbiamo dovuto aspettare un’ora,tante erano le ordinazioni, ma nel frattempo tra insalata di meduse(che detta così fa senso,ma è una bontà), agnello alle erbe (divino) e pidan, abbiamo passato discretamente bene l’attesa.

Gen è uno studente di dottorato qui in Giappone,ed era reduce da un nomikai con il suo prof ed altri studenti dunque era già bello rosso in volto,ma con Toru si sono fatti fuori una caraffa di birra gelata. Io ho cominciato con l’acqua (come sempre), poi ho bevuto un umeshu (liquore cinese di prugne, molto dolce). Quando finalmente è arrivata l’anatra, grande giubilo(e foto,che posterò in seguito)! Il cuoco ce l’ha tagliata davanti agli occhi, affettando prima  la parte esterna e portando il resto in cucina. La parte esterna ci è stata servita servita con tre tipi di salse (non so a base di cosa,e forse non voglio saperlo), delle focaccine sottilissime simili a delle tortillas o piccole piadine, dei wantan fritti e delle verdure crude. Abbiamo messo gli ingredienti a piacere sulla piadina, poi arrotolata come un burrito. Delizioso. Dopo di che, con l’anatra rimanente ci è stato preparato un brodo e dell’ anatra saltata con le verdure, un po’ piccante. Abbiamo accompagnato il tutto con dello Shokoshu buonissimo. Abbiamo mangiato (e bevuto) da star male e in tre abbiamo speso 10,000 yen. Veramente poco, in pratica 27 euro a testa. Ma la prossima volta faremmo meglio a prenotare!

Ho intitolato il post "Vita da Cani" non riferendomi soltanto ad Ayla. Vorrei raccontarvi di una cosa successa domenica,mentre facevo lezione. Intorno alle 5, quando la stanchezza e l’ennesimo pranzo saltato iniziavano a farsi sentire, arriva A. , 24 anni. Abbiamo già fatto tre o quattro lezioni insieme, è una ragazza caruccia, un po’ grassottella rispetto alla "giapponese media", gli occhi grandi, che quando parla li tiene sempre fissi sul banco.

Io sono una persona che "si fa i film", quando incontro qualcuno per la prima volta lo inquadro in una mia "fantasia",la quale qualche volta si rivela essere una grandissima cantonata,ma qualche volta fa centro. Sostanzialmente, non mi faccio mai i c…. miei.  A. è sempre un po’ nervosa durante la lezione, si vede dal sorriso tirato e timido, dal modo nervoso in cui mani, stringendosi e chiudendosi l’una sull’altra, spiegano per lei quello che qui "non si dice". Ogni tanto mi fa capire che vuole interrompere il testo per poter chiedermi tante cose dell’Italia, e solo in quel momento gli occhi mi guardano veramente, e sono molto belli, un po’ lucidi. Si emoziona, al pensiero di prendere un aereo, di volare lontano, sorvolando l’oceano verso un paese di sole e sorrisi. O almeno, questo fa parte della "fantasia"che mi provoca lei, è quella l’immagine che mi arriva, forte e chiara.

Domenica appunto, 5.01, A. entra in classe. Al mio solito "come stai?" (che tanto tutti ti rispondono "bene") mi sorprende con un "sumimasen…". Si scusa, prima ancora di iniziare a parlare…ma poi da quel sumimasen, un fiume di parole,inarrestabili, che non oso nemmeno fiatare finché non le ha buttate fuori tutte, fino all’ultima.

"Mi hanno ancora bullizzata al lavoro, quelle vecchiacce, mi vogliono fare fuori…se penso che domani devo tornare in ufficio…"

pian piano il quadro si fa più chiaro: "a me piace un mio collega, è più grande, è sposato" Eccolo, il punto dolente.

"Una mia collega mi ha teso un tranello: -ma anche se è sposato, se ti piace che male c’è?- e io ho non ho negato che mi piacesse. Il giorno dopo la caporeparto è arrivata alla mia scrivania, mi ha sgridato davanti a tutte. Che mortificazione, dover rispondere in linguaggio onorifico, mentre mi schiacciano..tutti i giorni…"

E continua il racconto, i nomikai con i colleghi ubriachi dalle mani troppo lunghe, le angherie delle colleghe più anziane (perché in Giappone troppo spesso non è l’esperienza della vita,ma la mera età anagrafica a permetterti di umiliare gli altri impunemente), il dover sempre sorridere perché è così che si deve fare,l’essere sotto pressione, il sonno e il torpore dell’alcool, le speranze infrante "io volevo lavorare come receptionist, e sono finita a far la segretaria"…"non ce la faccio più, finirò davvero per far la scappatella per liberarmi di tutto".

Questa ragazza ha pagato l’equivalente di 40 euro per un’ora di lezione (ovviamente non a me, al capodugazz) e l’ha usata per sfogarsi dei suoi problemi,e per chiedermi dei consigli…il che mi ha fatto capire che la ragazza davanti a me è una ragazza sola, che non ha amici di cui potersi fidare, che ha dovuto pagare per poter dire quello che le andava di dire. E qui il discorso sugli Host Club, dei Kyabakura, ossia dei luoghi in cui paghi(tanto) perché begli uomini e belle donne ti ascoltino e ti adulino, sarebbe lungo e non del tutto fuori luogo.

I miei consigli, forse stupidi, ma la situazione mi ha presa in contropiede: "perché non cerchi di entrare in un hotel o in un’azienda migliore, però senza fare l’azzardo di licenziarti?" "cerca di non dare adito a pettegolezzi che potrebbero farti fuori (e qui i sindacati fanno orecchie da mercante), mettiti un anello, o una collanina,che ne so, e fingiti impegnata e al di sopra delle chiacchiere delle colleghe", "cerca di crearti momenti tuoi, di conoscere persone, fuori dal lavoro,perché è lì che comincia la vita vera"…facile a dirsi, ma qui la mentalità è davvero troppo diversa. In Italia una ragazza di 24 anni riesce ancora a sognare.. io alla stessa età ero con la limetta a tagliar pian piano le mie catene, A. si è scavata la fossa con le sue mani. Le ho proposto di pensare all’opportunità di un viaggio studio in Italia, perché vedere un modo di vivere differente, con tutti i suoi pregi e difetti, sarebbe la scintilla per il cambiamento. Ancora quello sguardo di che vede una possibilità, una piccola luce nel buio della bara. Vorrei sapere come mai la vita mi mette davanti queste persone, e come mai me le prendo così a cuore. Sindrome della maestrina dalla penna rossa, ecco cos’è.

 

♫~Buonanotte Fiorellino-F. De Gregori

 

 

 

8 Comments (+add yours?)

  1. bakabakashi
    Sep 24, 2010 @ 07:56:15

    mi piace leggerti perchè dai del Giappone una visione "reale", diversa dai film che in molti ci facciamo da qui. personalmente ho sempre desiderato andare a fondo delle cose e mi sono sempre resa conto che bisogna scavare sotto la superficie per comprendere veramente. ti dirò: i giapponesi mi fanno insieme pena e tenerezza. io sono convinta che gli esseri umani siano gli stessi in tutto il mondo, ma ovviamente cultura, tradizioni e altri fattori influiscono. da loro la vita sociale mi sembra impostata in maniera molto rigida, e l’ordine e il rispetto si pagano sulla propria pelle, in un circolo in cui i deboli vengono maltrattati dai forti che così sfogano le proprie frustrazioni. è un peccato, perchè basterebbe un po’ più di "libertà" nel vivere. scusa il mio lungo commento che forse ti sembrerà fuori luogo, ma penso che tu possa comprendere quello che intendo dire. buona giornata!

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  2. paddosan
    Sep 24, 2010 @ 19:17:08

    Non penso che i tuoi consigli siano stupidi, dopotutto se la tua allieva sta studiando italiano, penso che ad attrarla dell’Italia non sia solo la lingua, ma anche la differenza nei nostri stili di vita, nelle nostre due società.
    Spesso alcuni amici giapponesi mi dicevano che degli italiani o degli occidentali in generale invidiano la maggiore libertà ed è certamente vero che non abbiamo molte delle costrizioni e imposizioni della società giapponese.

    Non so se la tua allieva si troverebbe bene o meno qui da noi, ci sono molte cose che probabilmente troverebbe fastidiose o che la spaventerebbero… ma se vivere per lei significa reprimere se stessa e sopportare angherie ogni giorno, forse valrebbe la pena, quanto meno di tentare.
    Certo è che il coraggio di "buttarsi" lo può trovare solo in se stessa.

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  3. Murasaki
    Sep 27, 2010 @ 02:54:51

    @bakabakashi,paddosan: credo fermamente che il Giappone, vissuto con la mentalità italiana, sia il paese perfetto. Poter godere dell’ordine, della pulizia, della sicurezza e dell’efficienza è qualcosa che in Italia non potremo raggiungere mai; solo che i giapponesi non se ne accorgono,lo danno per scontato, ripetendo ogni giorno gli stessi gesti,tanto che anche l’harassment diventa quotidianità,routine.
    Ieri ho avuto di nuovo lezione con quella ragazza, al mio "come stai" ha risposto "sto bene", e ha di nuovo abbassato gli occhi.
    Il mio compito a scuola è solo quello di fare bene il mio lavoro,non di fare l’amica,quindi ho iniziato la lezione come nulla fosse..ma mi chiedo se dopo lo "sfogo" si sia rassegnata nuovamente alla sua vita.

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  4. ^Daphne^
    Sep 28, 2010 @ 21:03:18

    Ciao Murasaki!!!
    E’ un po’ che leggo il tuo blog, ma mai come questa volta mi sento di "doverlo" commentare… Oddio mio che tristezza ‘sta ragazza… Un po’ me lo ricordo questo Giappone, ma cerco di ricacciarlo nell’angolino dei brutti ricordi, quello dove ho accumulato ingiacchettati troppo ubriachi per mantenere l’equilibrio e la decenza, ma che in quello stesso sakè o birra affogano tutta le loro frustrazioni e deluzioni…
    Sogno il Giappone ad occhi aperti, faccio preparativi, scatole su scatole di cose da portare o no e contemplo la mia vita ridotta a dei contenitori ermetici e mi sembra squallida, ma a volte penso che potrei finire anche peggio di così se prendessi QUEL volo…
    E’ allora che leggo i tanti altri tuoi post e mi dico: come faccio a non voler provare??? Alle volte non mi riconosco!!!
    Comunque, grazie per il tuo blog!!! E, mi raccomando: continua a scrivere perché il TUO Giappone è davvero bello, variegato, un po’ amaro ed un po’ dolce, ma nel complesso esattamente come me lo aspetto…

    Reply

  5. Lore/Watanabe
    Sep 28, 2010 @ 22:38:37

     Accidenti Ale, la parte in cui parli di A. fa veramente riflettere. Povera ragazza così giovane e già si sente intrappolata e sottomessa.
    Che pena, poverina. Questo è un lato del Giappone che proprio non mi piace.
    La sostanziale differenza con l’ Italia è che qui solitamente ti puoi sfogare con un parente, un amico, il ragazzo o la ragazza. Non poter esternare i propri sentimenti con qualcuno che ti voglia bene e ti ascolti è veramente frustrante.

    Reply

  6. Murasaki
    Sep 30, 2010 @ 03:08:23

    @^Daphne^: non ho mai trovato così tante contraddizioni come in questo Paese. E secondo me è proprio perchè lo amo tantissimo che ci litigo sempre!Perchè in fondo, qualcosa che non ti interessa non ti fa piangere, indignare, sbraitare.
    Quando vedo i vecchiacci maniaci o i salaryman ubriachi ormai non mi fa più effetto, ma pensare che i giovani qui non riescano a sognare..quello sì, mi lascia un’amarezza dentro..
    @Lore/Watanabe: esternare un proprio problema è un sintomo di debolezza: non c’è dialogo in famiglia, ma soprattutto a scuola, che è il luogo dove i ragazzi giapponesi passano il 70% della loro giornata. Io col mio "insegnamento privato" posso fare ben poco, ma mi chiedo se ci siano degli insegnanti illuminati stile "L’attimo fuggente" che instilli un po’ di coraggio e di voglia di vivere nei suoi studenti..

    Reply

  7. Tokyonome85
    Sep 30, 2010 @ 12:37:05

     Andando per gradi, il passeggino per cani non si può guardare! Ne ho visto solo uno a Londra, si trattava di una signora anziana che aveva un cane più vecchio di lei e non poteva camminare. Perciò lo portava col passeggino fino al parco. 
    Il cinese di cui hai parlato sembra abbastanza buono. Io non mangio cinese da molto, sai cos’è, a Londra non mi fidavo, accadevano un po’ di cose strane a Chinatown e magari mi avrebbero rifilato una lontra del Tamigi mascherata da anatra!
    Per quanto riguarda la ragazza,che dire, questa storia è davvero triste e fa pensare alla pressione che la società giapponese impone. E penso che a volte quei bimbiminkia che dicono di amare il Giappone a dismisura, dovrbbero sapere queste cose. Perchè c’è anche l’altra faccia della medaglia.

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  8. Murasaki
    Oct 01, 2010 @ 02:34:15

    @Tokyonome85: infatti lo potrei ancora capire per un cane anziano o malato..ma portare un cane sano in borsa o in passeggino è segno di squilibrio mentale!
    Per il cinese, devo dire che il livello di igiene di certe ramenya in cui vado mi ha fatto superare l’orrore delle cucine del ristorante cinese. Però qualche notte fa mi sono sognata che l’anatra alla pechinese fosse in realtà Ayla ;____; una cosa terribile, ho mischiato la mia indigestione con le preoccupazioni di madre!

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