La prima uscita a tre!

Ora che la piccolina ha finito il primo ciclo di vaccinazioni, il mondo con le sue avventure le si è rivelato in tutta la sua grandezza. E lei, ovviamente, se l’è fatta sotto dalla paura!

Martedì sera siamo andati fino al conbini portandola con noi:le unghiette puntate sull’asfalto e brividi da film horror alla prima bicicletta di passaggio!Dopo 20 minuti in strada, abbiamo deciso di fare le nostre compere portandola in braccio, abituandola per il momento solo ai rumori della strada. E’ incredibile come la piccola tiranna fuori casa abbassi le orecchie!

Ieri siamo stati per la prima volta in uno dei più grandi parchi di Tokyo, koganei koen, per festeggiare la prima passeggiata di Ayla. Bento d’ordinanza, il necessario per la cagnetta e via!

Il tragitto in treno, una quindicina di minuti circa, non è stato traumatico, lo è stato invece il percorso a piedi per raggiungere il parco, evidentemente abbiamo fatto dondolare troppo il trasportino (anche i cani soffrono di mal d’auto,poverini!). Arrivati sul prato però Ayla si è subito ripresa: ha iniziato timidamente a camminare sull’erba, per poi correre libera. Purtroppo non siamo riusciti ancora a farla abituare al guinzaglio, dovremo farlo gradualmente.

"La scarpa non l’ho morsa io…."

Abbiamo passato le prime ore in tranquillità, poi verso le 4 sono arrivati altri padroni coi loro cagnetti per vedere la piccolina (che è proprio bellissima!)e per giocarci. Ayla non ha paura delle altre persone, ma sembra averne dei cani, così ha cercato rifugio tra le mie braccia o, quando la facevo avvicinare ai suoi simili, dietro la mia schiena,proprio come una bambina. In breve sono arrivati 4 barboncini nani, un barboncino, 3 bassotti a pelo lungo, un corky…abbiamo chiacchierato un po’, chiesto consigli…io sono stata particolarmente contenta perché le persone non mi si avvicinano mai, se possono non mi parlano proprio(la solita paura che il gaijin non parli il giapponese), quindi quell’ atmosfera "quasi italiana" mi ha proprio riscaldato il cuore. Al ritorno addirittura il proprietario di due barboncini si è offerto di darci uno strappo in macchina fino alla stazione. Io ero poco convinta, perché se da noi sali su una macchina di un 50enne con la chiacchiera a manetta ti ritrovi sgozzato in qualche fosso lontano chilometri da casa, quindi ho guardato Toru piuttosto preoccupata, e sono entrata in macchina facendo una veloce analisi dell’abitacolo: una coperta, delle batterie, del listerine (?!!)…ok, nessun oggetto pericoloso. Toru intratteneva una conversazione unilaterale con l’uomo (ovvero lui blaterava e Toru annuiva alla homer simpson), io controllavo che la strada fosse effettivamente quella che porta alla stazione (e non quella che porta al già citato fosso), con una mani vicina alla maniglia della portiera e l’altra che stringeva Ayla. Una volta arrivati sani e salvi, Toru mi ha confessato che si è divertito un sacco a spiare le mie "contromosse preventive"(si vede che conosce bene me e le mie paranoie…)

Di sera Ayla ha dormito come un angioletto, a prova che le serve proprio un bel po’ di movimento. Oggi piove moltissimo, quindi giocheremo assieme in casa.

♫~Mad the Swine-Queen

Vita da Cani

E’ passata più di una settimana da quando la piccolina, già soprannominata da Toru "Lady CacCa" per le sue portentose performance, è entrata a far parte della nostra vita.

Per me è iniziata un’avventura nuova, non ho mai dovuto "educare" un cane, e mi rendo conto giorno dopo giorno di quanto sia difficile; questo prima di tutto a causa del mio carattere ansioso e tendente al drammatico: se la cagnetta non mangia allora vuol dire che sta male (e se non mangia deperirà e morirà), se beve solo acqua "oddio è diabetica", se abbaia "oddio stiamo sbagliando tutto!". Per ora, a parte il suo scarso appetito, mi sembra oggettivamente una cagnetta sana e iper vivace, con un bel carattere forte. Sembra che per lei la casa sia una foresta, in cui le prede si moltiplicano giorno dopo giorno (una ciabatta incustodita, la macchina per il riso, un asciugamano che pende dall’alto)e in cui anche le gambe di una sedia somigliano ad una tana di conigli.

Mercoledì Ayla ha fatto l’ennesima vaccinazione, e dalla prossima settimana finalmente potremo passeggiare insieme….non vedo l’ora, voglio che sia un cane "italiano":niente vizi, niente vestitini assurdi (al massimo un cappottino quando fa freddo), ma soprattutto niente passeggini tipo questo:

Un cane deve correre, saltare, mica è un invalido! Anche se ogni tanto in treno capita di aspettarsi un bel pupetto e di vedere invece spuntare dal "bebiikaato" (come lo chiamano qui) un mostriciattolo peloso con la lingua di fuori,tutto infiocchettato. Quelle horreur!!

Le nostre giornate di riposo sono tutte per la principessina al momento: dopo il vaccino era mogia per la paura, ma già il giorno seguente ha ripreso a dettare legge in casa.

Mentre si riposava delle sue fatiche, nel pomeriggio del 22 siamo andati a Daikanyama, per visitare finalmente Eataly, che però mi ha delusa:non solo lo spazio era esiguo, ma anche i prezzi erano davvero inimmaginabili (1000 yen per un pacco di pasta, mistero…). Ci siamo poi spostati ad Ebisu per cenare con un collega di Toru, che si chiama Gen. E’ un mio coetaneo cinese, piccolo piccolo e con la testa grande, tanto da sembrare quasi un comico di quelli che il mio samurai segue in tv..con la differenza sostanziale che lui era davvero simpaticissimo. Ci ha portati un un ristorante cinese che per qualità e prezzo penso sia il migliore di quelli che ho provato qui a Tokyo; alcuni di voi penso lo conoscano già essendo piuttosto famoso tra gli stranieri: si chiama Chinese Cafè Eight ed è un’esperienza che consiglio a tutti quelli che si trovano qui per un periodo medio-lungo.

Entriamo alla cinese (cioè senza prenotare perché come dice Gen "non ce n’è bisogno"), e ci troviamo in un posto quanto meno bizzarro: l’immancabile rosso delle lanterne e alle pareti, ma a guardar bene sul soffitto ci sono stucchi a forma di….culo!!!!!! e seni, e quant’altro possiate metterci. Ci sono persino delle piccole alcove, che dietro le tende nascondono falli giganti, ovviamente dorati.  Ora, mi sfugge la connessione tra il mega simbolo priapico e la Cina, comunque il locale era strapieno…abbiamo fatto fatica a trovare un posto (che senza i dieci minuti in cinese stretto, senza sottotitoli, secondo me non avremmo mai ottenuto), e ci siamo ammazzati di suigyoza, che assomigliano un po’ ai "ravioli al vapore" dei ristoranti in Italia, però la varietà dei ripieni proposti è impressionante. Ogni piattino 105 yen, un prezzo davvero competitivo. Per mangiare il pezzo forte del locale, l’anatra alla pechinese, abbiamo dovuto aspettare un’ora,tante erano le ordinazioni, ma nel frattempo tra insalata di meduse(che detta così fa senso,ma è una bontà), agnello alle erbe (divino) e pidan, abbiamo passato discretamente bene l’attesa.

Gen è uno studente di dottorato qui in Giappone,ed era reduce da un nomikai con il suo prof ed altri studenti dunque era già bello rosso in volto,ma con Toru si sono fatti fuori una caraffa di birra gelata. Io ho cominciato con l’acqua (come sempre), poi ho bevuto un umeshu (liquore cinese di prugne, molto dolce). Quando finalmente è arrivata l’anatra, grande giubilo(e foto,che posterò in seguito)! Il cuoco ce l’ha tagliata davanti agli occhi, affettando prima  la parte esterna e portando il resto in cucina. La parte esterna ci è stata servita servita con tre tipi di salse (non so a base di cosa,e forse non voglio saperlo), delle focaccine sottilissime simili a delle tortillas o piccole piadine, dei wantan fritti e delle verdure crude. Abbiamo messo gli ingredienti a piacere sulla piadina, poi arrotolata come un burrito. Delizioso. Dopo di che, con l’anatra rimanente ci è stato preparato un brodo e dell’ anatra saltata con le verdure, un po’ piccante. Abbiamo accompagnato il tutto con dello Shokoshu buonissimo. Abbiamo mangiato (e bevuto) da star male e in tre abbiamo speso 10,000 yen. Veramente poco, in pratica 27 euro a testa. Ma la prossima volta faremmo meglio a prenotare!

Ho intitolato il post "Vita da Cani" non riferendomi soltanto ad Ayla. Vorrei raccontarvi di una cosa successa domenica,mentre facevo lezione. Intorno alle 5, quando la stanchezza e l’ennesimo pranzo saltato iniziavano a farsi sentire, arriva A. , 24 anni. Abbiamo già fatto tre o quattro lezioni insieme, è una ragazza caruccia, un po’ grassottella rispetto alla "giapponese media", gli occhi grandi, che quando parla li tiene sempre fissi sul banco.

Io sono una persona che "si fa i film", quando incontro qualcuno per la prima volta lo inquadro in una mia "fantasia",la quale qualche volta si rivela essere una grandissima cantonata,ma qualche volta fa centro. Sostanzialmente, non mi faccio mai i c…. miei.  A. è sempre un po’ nervosa durante la lezione, si vede dal sorriso tirato e timido, dal modo nervoso in cui mani, stringendosi e chiudendosi l’una sull’altra, spiegano per lei quello che qui "non si dice". Ogni tanto mi fa capire che vuole interrompere il testo per poter chiedermi tante cose dell’Italia, e solo in quel momento gli occhi mi guardano veramente, e sono molto belli, un po’ lucidi. Si emoziona, al pensiero di prendere un aereo, di volare lontano, sorvolando l’oceano verso un paese di sole e sorrisi. O almeno, questo fa parte della "fantasia"che mi provoca lei, è quella l’immagine che mi arriva, forte e chiara.

Domenica appunto, 5.01, A. entra in classe. Al mio solito "come stai?" (che tanto tutti ti rispondono "bene") mi sorprende con un "sumimasen…". Si scusa, prima ancora di iniziare a parlare…ma poi da quel sumimasen, un fiume di parole,inarrestabili, che non oso nemmeno fiatare finché non le ha buttate fuori tutte, fino all’ultima.

"Mi hanno ancora bullizzata al lavoro, quelle vecchiacce, mi vogliono fare fuori…se penso che domani devo tornare in ufficio…"

pian piano il quadro si fa più chiaro: "a me piace un mio collega, è più grande, è sposato" Eccolo, il punto dolente.

"Una mia collega mi ha teso un tranello: -ma anche se è sposato, se ti piace che male c’è?- e io ho non ho negato che mi piacesse. Il giorno dopo la caporeparto è arrivata alla mia scrivania, mi ha sgridato davanti a tutte. Che mortificazione, dover rispondere in linguaggio onorifico, mentre mi schiacciano..tutti i giorni…"

E continua il racconto, i nomikai con i colleghi ubriachi dalle mani troppo lunghe, le angherie delle colleghe più anziane (perché in Giappone troppo spesso non è l’esperienza della vita,ma la mera età anagrafica a permetterti di umiliare gli altri impunemente), il dover sempre sorridere perché è così che si deve fare,l’essere sotto pressione, il sonno e il torpore dell’alcool, le speranze infrante "io volevo lavorare come receptionist, e sono finita a far la segretaria"…"non ce la faccio più, finirò davvero per far la scappatella per liberarmi di tutto".

Questa ragazza ha pagato l’equivalente di 40 euro per un’ora di lezione (ovviamente non a me, al capodugazz) e l’ha usata per sfogarsi dei suoi problemi,e per chiedermi dei consigli…il che mi ha fatto capire che la ragazza davanti a me è una ragazza sola, che non ha amici di cui potersi fidare, che ha dovuto pagare per poter dire quello che le andava di dire. E qui il discorso sugli Host Club, dei Kyabakura, ossia dei luoghi in cui paghi(tanto) perché begli uomini e belle donne ti ascoltino e ti adulino, sarebbe lungo e non del tutto fuori luogo.

I miei consigli, forse stupidi, ma la situazione mi ha presa in contropiede: "perché non cerchi di entrare in un hotel o in un’azienda migliore, però senza fare l’azzardo di licenziarti?" "cerca di non dare adito a pettegolezzi che potrebbero farti fuori (e qui i sindacati fanno orecchie da mercante), mettiti un anello, o una collanina,che ne so, e fingiti impegnata e al di sopra delle chiacchiere delle colleghe", "cerca di crearti momenti tuoi, di conoscere persone, fuori dal lavoro,perché è lì che comincia la vita vera"…facile a dirsi, ma qui la mentalità è davvero troppo diversa. In Italia una ragazza di 24 anni riesce ancora a sognare.. io alla stessa età ero con la limetta a tagliar pian piano le mie catene, A. si è scavata la fossa con le sue mani. Le ho proposto di pensare all’opportunità di un viaggio studio in Italia, perché vedere un modo di vivere differente, con tutti i suoi pregi e difetti, sarebbe la scintilla per il cambiamento. Ancora quello sguardo di che vede una possibilità, una piccola luce nel buio della bara. Vorrei sapere come mai la vita mi mette davanti queste persone, e come mai me le prendo così a cuore. Sindrome della maestrina dalla penna rossa, ecco cos’è.

 

♫~Buonanotte Fiorellino-F. De Gregori

 

 

 

Ayla ♥

Ci sono incontri che, per quanto smemorata, ricorderai per sempre.

Come quel pomeriggio che, dopo la scuola, mio zio mi aspettò all’uscita con un meraviglioso cucciolo, così piccolo che non sembrava vero. Aveva un collare anch’esso minuscolo, verde. Tutto orecchie, e occhi, quellì si che erano grandi, immensi.

Mi avvicinai con il timore di poterla ferire anche solo con una carezza. La cucciola mi ha leccato la mano, la linguetta calda e umida. Troppo minuta e troppo perfetta per concepirla viva, col sederino sull’asfalto, in mezzo al vociare allegro dei bambini . Una creatura dei sogni, del cielo.

"Che bel cucciolo, di chi è?"

"E’ il tuo".

Quelle parole, e l’emozione che ho provato, così forte da farmi male al cuore, mi accompagneranno tutta la vita. E sono sicura che una delle ultime cose che penserò prima di dare l’addio a questo mondo, sarà il primo abbraccio che ho dato alla mia Lilli. Impossibile fermare le lacrime, anche se sono passati tanti anni da quando non c’è più, e ancora più anni da quando quella bambina delle elementari (già obesa, già decadentista, insomma, già io) le ha dato il nome meno fantasioso del mondo per un cocker (e pensare che di fantasia ne ho sempre avuta tanta). Mi trovo a parlare spesso della morte, ma non ci posso fare molto. La morte mi terrorizza, ma provo un terrore quasi sacro, doveroso. Si deve avere paura della morte per continuare a vivere. Si deve scavare con la memoria, tirare fuori i propri morti da sotto la terra, e sollevarli in cielo, con il proprio ricordo. Lilli, mia nonna,mio nonno. Tutti e tre allo stesso livello, perchè l’amore di un cane lo eleva al di sopra degli uomini,anche delle persone migliori come i miei nonni sono stati.

Nessun cane sarà mai come te, Lilli. Non cercherò mai di sostituirti, nè di dimenticarti. Ogni carezza data ad un altro cane sarà per te. Me lo sono ripetuta quando l’ho salutata per l’ultima volta. E sarà così.

Ma ci sono alcuni incontri che la vita ci offre, andando avanti nel viverla.

Martedì Toru era a casa, mentre io dal pomeriggio avrei dovuto lavorare. Abbiamo passato la mattinata ad Asagaya, tanto per uscire un po’ di casa. Ci andiamo ogni tanto, a piedi, per sfuggire alla staticità del posto dove viviamo( nonnini, negozi che vendono il tè tostato al momento e il riso sfuso nei sacchi di carta, supermercati minuscoli e carissimi, le solite facce, le solite biciclette).

Il top del masochismo è andare al negozio di animali, ormai è la quarta volta,tanto che i commessi già ci conoscono. Toru si ferma vicino alla vetrina dei gattini, io dopo averli guardati per qualche minuto (alcuni sono davvero meravigliosi) proseguo fino a quelle dei cagnolini. Appoggio il dito sul vetro, vedo il musetto avvicinarsi, appannare la vetrina, e sento una stretta al cuore.

Martedì non avevo proprio voglia di entrarci, sottopormi a quella "tortura"non mi andava. Toru per strada cerca di persuadermi, dice che guarderemo solo i micini", e allora mi convinco. Arriviamo davanti al negozio, Toru dice che forse è meglio non entrare, perchè se c’è ancora quel norvegese delle foreste che gli piace tanto rischia di comprarlo. Ed ecco che uno di quegli incontri di cui vi parlavo, avviene. Mi piace pensare che sia destino, perchè ho visto due occhietti brillare dal fondo del negozio. Sono entrata automaticamente, ignorando tutto e tutti fino a quella gabbietta. Toru si è fermato dai gatti come sempre, e non si è accorto che io non c’ero più. Dietro il vetro c’era Ayla, la mia cagnolina.

Gli occhietti che mi hanno chiamata da lontano mi hanno fissata con sfrontatezza,come a dire "Sono carina, vero?". Ho avvicinato la mano, e lei la sua zampetta. Poi ha fatto un saltello e ha abbaiato. Quando Toru mi è venuto a recuperare, non mi sono riuscita a staccare dagli occhi di Ayla.

"Ma hai visto come costa poco? Ma che cane è?" Non avevo guardato il prezzo,nè la razza. Ho visto le orecchie lunghe, il pelo lucidissimo, la codina da ratto, più lunga del corpo. Una salsiccetta con gli occhi e le orecchie. Praticamente perfetta, in ogni suo movimento.

Una commessa si è avvicinata, chiedendomi se volessi prenderla in braccio. Le ho risposto che era meglio di no, ma non ho staccato un attimo gli occhi dalla cagnetta. Toru le ha spiegato che se l’avessi anche solo toccata sarebbe stata la fine (per lui).

La commessa non demorde, Ayla ha "già" tre mesi, è "in saldo". Sì, perchè qui c’è la moda dei cani topo, e se non li puoi tenere in borsa non ha senso comprarli. Un cane che raggiunge i tre chili nell’età adulta è già un Golia.

Non funziona la strategia dell’abbraccio, ma la ragazza ci illustra le caratteristiche della sua razza, il bassotto kaninchen: è intelligente (ma quale cane non lo è?), testardo, permaloso. Se la rimproveri troppo duramente non se lo dimenticherà, e ti terrà il muso. Tende a prevaricare, quindi va addestrata duramente.

Perfetta. Il mio stesso brutto carattere (soprattutto la permalosità).

Toru dice che ripasseremo, e mi porta a mangiare da qualche parte. Ricordo solo che il pranzo non aveva nessun sapore. Parlavamo della cagnetta, e basta. "Dovremmo veramente prenderne una (e con "una" intendevo lei), sono cani piccoli, e poi nell’appartamento di sotto non ci abita nessuno…"

Sono andata al lavoro, veramente distratta, con la giornata di pioggia che mi rendeva nervosa. Alle dieci, sono finalmente rientrata a casa, pensando che "menomale che c’è Toru a preparami qualcosa di buono..", e Toru non era solo. C’era Ayla.

Ayla, il nome evoca la Scozia, uno dei luoghi che più di tutti vorremmo visitare (c’è un isola che si chiama Islay-pronunciato "aila", in cui si parla quasi solo il gaelico, e in cui si produce un whisky molto intenso, dello stesso colore del suo manto), e che accorciato in Ai-chan, ricorda la parola "amore" in giapponese. Perchè è proprio amore quello che proviamo per la piccolina.

Non ho che poche foto mosse, ancora (tanto tremava la mano, e in più fatte senza flash per non disturbarla)

Eccola:

E’ un tesorino: fa i bisognini nella sua cassetta, è obbedientissima e veramente intelligente, la notte non fiata nemmeno. La educheremo con molto rigore, ieri mi sono già impedita di imboccarla quando non ha mangiato e di non precipitarmi ad abbracciarla se piagnucolava (non sto a dire con quale fatica). Lilli quando è arrivata aveva una brutta storia alle spalle, era stata adottata da un’altra famiglia prima di noi, e poi a causa dell’allergia al suo pelo era stata riportata all’allevamento. Forse era anche stata minacciata, o peggio ancora maltrattata, perchè ha sempre avuto paura delle scope. Lilli era dolcissima, ma pigrona e per strada ascoltava solo mio papà, anche perchè non abbiamo mai pensato ad "addestrarla". Le avevamo dato tanti piccoli vizi, eppure era un cane socievole e gentile. Ayla so già che sarà diversa, perchè di Lilli ce n’è una sola. E anche di Ayla, ce ne sarà una sola. Impareremo a conoscerci, a sfidarci (cosa mai successa con Lilli), e sarà una bellissima avventura. Vediamo se domani riuscirò a concentrarmi sul lavoro sapendola a casa…per ora è a pochi metri da me, nella sua cuccetta e dorme, io mi godo lo spettacolo della sua pancina che si alza e si abbassa ad ogni respiro.

 

 

 

Amabili resti – Casablanca – Lilli &il Vagabondo (e poi sostengo di non essere pazza)

Ho appena finito di vedere un film che mi ha fatto piangere dall’inizio alla fine: The Lovely Bones (Amabili Resti). Ho trovato qualche similitudine con uno dei miei film preferiti, What Dreams May Come(Al di là dei sogni) nella rappresentazione del paradiso, e mi ha molto colpito la recitazione della giovane Saoirse Ronan (un applauso a mamma e papà per il nome!), che non conoscevo. Vi lascio il link megavideo per vederlo in streaming, preparate i fazzoletti.

http://www.megavideo.com/?v=V2OQGWK9

E ieri sera abbiamo finalmente finito di veder Casablanca. Dico finalmente perchè per tre sere di fila ci siamo addormentati davanti alla tv. Mi mancava questo pezzo di storia del cinema, così lo abbiamo affittato, ma devo ammettere che un po’ sono rimasta delusa perchè non conoscendo la trama nei dettagli me lo immaginavo meno lento( mi sono piaciute molto l’atmosfera e la musica piuttosto che la vicenda narrata). Però gli ultimi 10 minuti del film lo valgono tutto, pur essendo una pellicola del 1942 quando l’aereo stava per partire ero col fiato sospeso. E poi, finalmente,posso dare un contesto a questa scena, meravigliosa. La Bergman era proprio una gran bella donna (commento di Toru sul personaggio da lei interpretato: certo che voi donne occidentali siete proprio fredde!!! °w° ), altro che.

Nell’articolo wiki ho trovato dei particolari interessanti che riguardano la censura della versione italiana (faccio proprio bene a guardarmeli in inglese, tiè):

  1. Nella versione italiana del film viene effettuata una censura sul passato del personaggio, affermando che Rick ha aiutato i cinesi in un non meglio precisato evento. Nell’originale invece Rick ha aiutato gli etiopi nella guerra contro gli italiani.
  2. Stesso trattamento per le due scene in cui compare il capitano Tondelli, un impacciato ufficiale italiano. La prima è all’aeroporto in cui un militare nazista non presta molta attenzione alla presentazione dell’italiano che segue ossequioso il nazista. La seconda in cui Tondelli ricompare fuori del Rick’s litigando con un ufficiale tedesco (e Renault nota come italiani e tedeschi non potranno mai andare d’accordo.) Le scene sono state tagliate nell’edizione italiana (uscita comunque al cinema dopo la guerra) e compaiono solo dall’Edizione DVD in poi, ri-doppiate con nuovi doppiatori (e il restante doppiaggio del film resta immutato).
  3. Il signor Ferrari, personaggio ambiguo che dirige il mercato nero, viene rinominato "Ferrac", oscurando la sua origine italiana.

E poi, dulcis in fundo (per dimostrare che più che cinefila sono cinofila, woof), mercoledì sera mi era venuta voglia di rivedermi Lilli & il Vagabondo,così ce lo siamo sparati(Toru lo ha visto per la prima volta pur essendo un fanatico Disney, che sia poco popolare in Giappone?), anche perchè la voglia di prenderci un cucciolo (ed essere così sbattuti fuori di casa) ci sta tormentando..ma possono esistere due barboni senza un cane??

Un giorno vi parlerò di Lei, della Divina. Ma non oggi.

♫~Cage(acoustic)-Within Temptation

Muahahahah (ed un excursus su treni e metro in giappone)

E la danza della pioggia ha fatto effetto!Ieri è arrivato un bel tifone, siamo a -5 gradi (massime sui 30°,ottimo).Può darsi che anche quest’anno Tokyo abbia fallito nel tentare di accopparmi!

 

Poche righe oggi, più che altro flash di memoria.

Ho aggiunto un nuovo "only in japan" alla mia lista ieri: un uomo che si faceva la barba col rasoio elettrico per strada – pensavo che l’host che si piastrava ai tavoli del McDonald’s rappresentasse ormai la "vetta suprema" della cafonaggine (beh che anche il riuscire ad appiccicarsi le ciglia finte in treno con gesti da kung fu panda delle gyaru non so se meriti un applauso o un megavaffa). E poi…

il mio primo litigio con un omino dei treni!!!peppepepeeeeee!!!!

Martedì stavo andando al lavoro alle 7 di sera (come sempre orari improponibili), passo i cancelli della Tozai, salgo sulla metro, ma dopo 4 fermate mi arriva la telefonata della segretaria. Scendo dal treno, rispondo (sennò mi avrebbero fulminato, stronza gaijin che osi telefonare sui treni!!) e la povera stella mi avvisa della cancellazione della lezione (la stessa tipa che, poche ore prima, mi aveva chiamato per ricordarmi che c’era lezione,yoroshiku onegaishimasu..sta cippa). Ordunque salgo le scalette, mi metto in fila per il treno che va in direzione opposta, torno a Takadanobaba dove ero entrata e ovviamente non riesco ad uscire(perchè le carte elettroniche vanno in palla se tenti di uscire da dove sei entrato). Vado dal gabbiotto dove l’omino col cappellino mi attende poco convinto. Gli spiego in breve perchè son rimasta bloccata, e mette su un’aria barzotta che a me piace ben poco "perchè vuole uscire dalla stessa stazione di entrata?" e gli dico (anche se non erano cavoli suoi onestamente) che avevo ricevuto una telefonata di lavoro bla bla bla e dunque eccomi lì.

Lui"a che stazione è uscita?"

Io:"Non sono uscita, ho solo preso il treno in direzione opposta senza passare dai cancelli(sennò avrei dovuto pagare)"

Lui: "si ma mi dica a che stazione è uscita"(sempre più "inchianato",come dicono in Valtellina)

Io:"Non sono uscita, comunque sono scesa a K."(già intuendo cosa il giovanotto volesse fare)

Lui: "bene,le devo sottrarre 360 yen dalla carta"

Io: "e perchè?"

Lui: "perchè è la tariffa andata e ritorno"

Io: "ma io non sono uscita dai cancelli, sono dovuta tornare indietro quindi dovrei pagare meno della metà"(se ci si sbaglia ad entrare, o si cambia idea,viene sottratto il biglietto più basso)

Lui:"Lei mi ha detto che è scesa a K, quindi il biglietto viene 360 yen"

(intanto si forma la coda di altri omini che devono chiedere qualcosa, ma non mi lascio intimorire e procedo con tutta la calma del mondo)

Io: Che io sappia, una volta entrati se si esce dallo stesso punto la tariffa applicata è quella minima, in questo caso 160 yen" (gaijin sì,ma scema no..e alòra!)

Lui(arreso all’evidenza, col cappello sempre più calante):"Per questa volta le sottraggo 160yen, ma la prossima volta pensi bene prima di uscire, va bene?"

Io:" come, scusi?????"

Lui: "la prossima volta pensi bene prima di uscire, va bene?"(e toglie i soldi,restituendomi la carta)

Non so descriverlo, ma il va bene detto in linguaggio onorifico e con tono sprezzante (yoroshidesuka) è la cosa più antipatica del mondo alle 7e mezza, con i nervi a fior di pelle, dopo due ore che giravo come una deficiente nell’intervallo tra una lezione e l’altra (ovviamente in posti uno agli antipodi dell’altro),tempo e soldi persi per nulla.

Io: "No, non va bene (yoroshikunai,ovviamente anch’esso ironico), perchè lei stava cercando di togliermi dei soldi senza un motivo preciso, e quando e dove decido di uscire sono cose che non la riguardano.Grazie"

Piglia,incarta e porta a casa, omino col cappello!  Secondo me è ancora lì nel gabbiotto ad appendere i cartelli "wanted" con la mia faccia (probabilmente quella della foto fattami a Narita,con tanto di occhiaie e impronte digitali, che non si sa mai osassi metterti contro un omino della Tozai..)

La gente intorno basita…e come potrebbe essere altrimenti, abituati dalla nascita a chinare la testa e a pagare…

Ma perchè ti devono fregare se sei straniera? Con me cascano veramente male, perchè coi restanti 200 yen ci mangio πŸ˜› E nemmeno un nerd che da piccolo giocava coi trenini mi fregherà. Sossoldiiiiiiiiiii!!E sossoddisfazioni rispondere a tono in giapponese! πŸ™‚ Che carattere dimmerda che mi è venuto stando qui signori…

 

 ♫~Because the night-Patti Smith (che quando inizia quel piano mi vengono i brividi)

 

Paris- Parte seconda

Uno dei miei maggiori dispiaceri è stato il non poter visitare il Louvre. Ci siamo solo passati, e nel contemplare l’enormità della struttura non ho osato pensare a quali meraviglie mi stessi perdendo. Insomma, questa tappa è stata un colpo al cuore, ed è lì che ho deciso che quando tornerò a Parigi sarà prima di tutto per i musei.

Vorrei anche aggiungere un aneddoto/consiglio: nel marciapiede sul retro del Louvre ci sono delle grate che ho scoperto(troppo tardi)buttare fuori aria a tutta birra stile "Quando la moglie è in vacanza"(vedi video).Ecco, se non volete rimanere col culo di fuori come me non passateci sopra,fate il giro. Toru dice che nessuno ha visto niente tranne lui, ma non ne sarei sicura. Evvai con la figuradimmerda à Paris. Ci stava tutta T__T

"Frescolino alle caviglie, vero?Beh, e ora che facciamo di bello?" πŸ˜›

Toru decide che vuole ritornare in zona Champs élysées perchè ha dimenticato di fare la foto al negozio di Chanel per sua madre(prenderle un souvenir no, eh??) . Così (a denti stretti, lo ammetto!) siam tornati laggiù, abbiamo camminato un’infinità e abbiamo fatto la foto. Passando sul lungo Senna abbiamo visto le famigerate barche per la crociera, forse perchè in piena stagione mi sono sembrate quelle dei profughi che cercano disperatamente di non colare a picco. Decisamente poco romantico. Quindi abbiamo passato, l’idea di dover stare abbracciati ad una masnada di cinesi in mezzo al fiume non ci sembrava poi così allettante.

Giovanna D’Arco

L’ultima meta della giornata è stata Pigalle. Ci siamo arrivati verso le 8 e mezza, dunque pensavamo di mangiare qualcosa in quella zona. Ma a parte il Moulin Rouge, abbiamo trovato solo un botto di sexy shop e ristoranti giapponesi. Convinti di essere tornati a Kabukicho, ci siamo avviati verso l’albergo.

 

E la zona dell’albergo di sera ci ha regalato la piacevole sensazione di essere tipo ad Addis Abeba e di essere sul punto di venir sgozzati da un momento all’altro. L’unica luce, il kebabbaro. Dopo aver girato a vuoto per un bel po’, siamo tornati all’albergo. Il receptionist si è trasformato in un arabo(!), il cui francese mi ha lasciata veramente spiazzata..io non sono tutta sta cima, ma quello non era francese O__O alla fine sono riuscita a capire le sue indicazioni e, al grido di "moriremo tutti!!",siamo infine giunti all’unico ristorante la cui atmosfera ricordasse un minimo la Francia (per carità, il kebab ce lo siamo sparato anche a Venezia, ma per una volta che vai a Parigi…).

Ovviamente, ci hanno pelato per bene (la Francia è la Francia). Io mi sono rimpinzata di formaggio e chi si è visto si è visto, Toru ha ordinato un carpaccio che dopo l’espansione caotica del suo stomaco frutto di due settimane di bagordi non gli è sembrato un granchè come sapore e soprattutto quantità ("Pane e merda", ha commentato serio serio). Però ci siamo davvero divertiti. Il cameriere era identico a Depardieu, ci siamo fatti una bella chiacchierata con lui, e scolati una bottiglia di champagne per dimenticare il conto.

Al ritorno(ero più che brilla,ovviamente) ho lasciato che Toru trovasse la strada dell’albergo mentre me la ridacchiavo "moriremo tutti..ma a sto punto…".

Se son qui per raccontarvelo, vuol dire che siamo tornati sani e salvi,anche se a quell’ora anche il kebabbaro aveva spento le luci e ci trovavamo a brancolare per vicoli in cui non vorresti essere alle 11 di sera. Arrivati in camera dopo aver notato che non c’era nessuna sveglia (ed essendo io veramente impresentabile)  ho mandato Toru alla reception con un bigliettino in cui li pregavo di darci un colpo di telefono. Toru che si esercitava nel "s’il vous plait" e io che gli ridevo in faccia senza ritegno, è stato davvero bellissimo.

Abbiamo dormito veramente bene, e alle 7 in piedi, per visitare Montmartre, il posto che mi è più piaciuto di Parigi. Essendo arrivati lì prima delle 8, tutti i negozi e i bar erano chiusi (non me lo aspettavo, a dire la verità), ma siamo riusciti comunque a far colazione in Place du Tertre, ci siamo sparati la tarte tatin (dolcissimissima!!!) e il caffelatte più annacquato che abbia mai provato. Pura felicità.

(notare che quello di Toru è un "espresso" πŸ˜› )

Poi visita al Sacro Cuore. Bellissimo. Nessun turista, la chiesa aperta da pochi minuti, la luce del mattino che faceva risplendere le vetrate.

Silenzio. Marmo bianco. Parigi tutta per noi, fin dove l’occhio può arrivare.

Veramente il modo migliore per dare l’arrivederci ad una città che merita più di una visita. Nel scendere la scalinata, ci siamo accorti che stavano arrivando le prime orde di turisti, e ci siamo avviati alla fermata della metro, con un sorrisino di trionfo.

Sono rimasta veramente soddisfatta, perchè ho visto tutto quello che mi ero prefissata di vedere, senza nemmeno stancarci troppo grazie al pass.

Anche Toru adesso dice spesso che visitare l’Europa gli ha aperto gli occhi su realtà che non si aspettava di trovare. Dal controllore maleducato ("scusi,può abbassare l’aria condizionata? No,signora, io ho caldo!"-in Giappone l’avrebbero appeso per la pelle del sedere ed esposto al pubblico ludibrio);alla zingara che si mette in fila alla biglietteria della metro di Milano, non per fare il biglietto,ma per chiedere soldi( "ma perchè chiedono i soldi?"-un homeless in Giappone non lo farebbe mai: cagare in mezzo a Kabukicho si, chiedere la carità no); al sorriso della gente che non è solo facciata; al fatto che alle 10 di sera la gente è ancora sul lungomare ("ma perchè sono in giro a quest’ora, non vanno a lavorare il giorno dopo?" – Certo che ci vanno, ma non sono rassegnati al perdersi una così bella "notte di mezz’estate" per sbronzarsi al piano B4 di qualche izakaya..);al "mangia!" della mamma, a Ventimiglia come a Masuda machi, Akita.

E mi sono accorta che mi posso finalmente permettere di ammettere che mi è mancata la mia famiglia, mi sono mancati i miei amici, persino la mia città.

Il viaggio di ritorno è andato liscio, un po’ di ritardo partendo da Bangkok che però è stato recuperato…comunque se vedete questo simboletto fuggite il più lontano possibile

E rieccoci qui…con un caldo inclemente, i soliti problemi al lavoro, la puzza d’ascelle dei salaryman..

però ieri è stata la prima giornata un cui mi sono sentita veramente bene, anche al lavoro mi sono divertita. Finalmente. Dio, la salute è una cosa troppo importante, ci voleva il Giappone per farmelo capire. Quando stai bene fisicamente hai risolto l’80% della tua giornata (la settimana scorsa,per la cronaca, sono di nuovo svenuta, menomale che anche quella volta non ero da sola,ma con un amico. Adesso sto prendendo del ferro e va molto,molto meglio).

Mentre alla tv scorrono immagini di polli morti per il caldo, vi saluto,ne!♥  Vado a fare la danza della pioggia.

 

Paris- Parte prima

Il 19 Agosto è la data in cui, entrambi per la prima volta, abbiamo visitato la "Ville lumière"

Siamo partiti da Nizza verso le 10,come sempre salutati da una bellissima giornata di sole. Ho lasciato di nuovo la mia città e la mia famiglia con sentimenti contrastanti: di dispiacere, come è comprensibile; di sollievo (uno dei miei incubi ricorrenti nei primi mesi in Giappone è stato quello di tornare in Italia e poi per qualche ragione non riuscire a salire sull’aereo di ritorno per Tokyo), perchè sapevo che c’erano ancora delle cose da fare prima di ritenere la mia esperienza giapponese finita, e anche di contentezza, perchè dopo due settimane un po’ sballottati tra un amico ed un parente saremmo riusciti a starcene un po’ da soli.

Siamo atterrati in perfetto orario,ma una volta lasciati i bagagli al deposito e lasciato l’aeroporto,ci siamo subito trovati in difficoltà alle macchinette per i biglietti dell’ RER e metro,che accettavano monete o carta di credito,non banconote. Abbiamo tagliato la testa al toro e ci siamo messi in fila (mezz’ora!) allo sportello, comprato un biglietto chiamato "Paris visite" che consente di usare tutte le linee della metro e dell’RER, e via verso la città.

Dalla Gare du Nord abbiamo raggiunto rapidamente e senza intoppi il nostro hotel, in zona Montmartre, più precisamente vicino alla fermata La Chapelle. Devo ammettere però che le facce losche che abbondano nella zona ci hanno pietrificato, e stavolta non c’è stato bisogno di ricordare a Toru di fare attenzione alle borse. Il receptionist che ci ha accolto non ci ha nemmeno chiesto un documento, ci ha fatto pagare subito, e ha scherzato un po’ tirando fuori toponimi a caso tra cui "Takadanobaba" e "Sapporo"(la connessione tra i due mi è ignota). Posati i bagagli,abbiamo iniziato il mio tour ferreo (di cui sono riuscita a vedere tutto,tranne fare la crociera sulla Senna per i motivi che vi spiegherò ).

Prima Tappa, gli Champs Elysées. Toru ha realizzato un altro dei suoi (innumerevoli, e grazie a Dio che è così!) sogni, cioè percorrerli ascoltando (e canticchiando) questa canzone:

 

Dopo aver ammirato l’Arco di Trionfo, abbiamo ripreso la metro, meta: la Torre.

Proprio come una mia amica mi aveva raccontato, la cosa di Parigi che più mi ha colpita sono stati gli spazi immensi…le grandi piazze, i ponti, gli edifici. Una sensazione di città ariosa, e regale. Solo la Torre mi ha un po’ delusa, e qui dirò una cosa per cui verrò lapidata: mi ha emozionata di più la Torre di Tokyo. Forse per quello che rappresentava per me, forse perchè è più colorata e "tamarra". Noi ce l’abbiamo più grande,punto e basta πŸ˜›

La meta successiva è stata lei, la Signora di Parigi

Regale, come solo un capolavoro del Gotico può essere. Sul sagrato stavo per lapidare la mia dolce metà, che continuava a storpiare il nome in "Saint Michel"(?), ma poi vedere riflessa nei suoi occhi la mia stessa meraviglia mi ha regalato un’altra emozione. Non ho fatto nessuna foto all’interno per non violare la sacralità della Cattedrale, anche perchè si stava celebrando la Messa (siamo arrivati intorno alle 6). Vergognose le orde di americani che ironizzavano perchè all’entrata c’era scritto di levarsi il cappello, e i cinesi schiamazzanti. Sti cinesi sono stati la presenza fissa del nostro viaggio in Europa, hanno davvero svuotato i negozi (e le bballe, brutti maleducati puzzoni e petulanti!!! <__<  Godetevi il vostro boom, vedrete che orzo tra 20 anni muahahaha). Un po’ mi è dispiaciuto che il rumore e la maleducazione abbiano in parte tolto suggestività alla visita, ma i riflessi multicolore del rosone centrale sono uno spettacolo che difficilmente dimenticherò.

Da Notre Dame abbiamo percorso il lungo Senna, e ci siamo goduti veramente la passeggiata, tranquilla e suggestiva

un sosia di Toru

Pont Neuf

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

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