Le nostre vacanze – Parte terza( o “De Amicitia”)

MONACO

Allora, il Principato di Monaco non è per me una gran meta turistica: molto meglio i paesini del circondario come Eze, il lusso mi mette sempre in imbarazzo. Ricordo che un professore del mio liceo amava puntualizzare che Monaco era nata da una truffa,aveva prosperò grazie al commercio dei limoni,risollevando poi la sua economia col gioco d’azzardo e il protezionismo fiscale. Niente di favolistico,dunque. Inoltre per quella parte di Liguria che vive "ai confini" dell’Italia Monaco non è che una città in cui lavorare per una paga appena migliore di quella italiana (nei servizi, principalmente). E’ successo anche a me di lavorarci, e trovarmi in un mondo "perfetto" in cui quando la crosta dorata a tratti veniva via, ti ritrovavi in mezzo al fango. Per la precisione ho lavorato per una stilista abbastanza nota da quelle parti, e la breve esperienza di 6 mesi mi ha insegnato che spesso la ricchezza si accompagna all’ignoranza, e all’ipocrisia. Aste di beneficenza allo scopo di farsi pubblicità, ciglia finte e champagne. (E scarsa igiene)

Però che faccio, torno a casa e non porto Toru a Monaco?Così dopo aver passato la mattinata al mare ho superato il ribrezzo, ci siamo "vestiti bene" e siamo partiti, 20 minuti ed eravamo già lì. Visita al Palazzo del Principe con il tristissimo cambio della guardia, i cannoni puntati verso il mare così tanto per essere minacciosi, la Cattedrale, i grandi hotel, le solite cose insomma…ma Toru era davvero contento, ed è andata bene così

In serata ci hanno raggiunti due miei cari amici con i quali siamo stati al Casinò. Toru mi ha fatto fuori 30 euro alle slot in circa 3 minuti e mezzo.

Una delle cose che più mi ha fatta felice di questa vacanza è stato ritrovare tanti amici:quelli di sempre, ma anche quelli che mi ha regalato il Giappone e che poi sono ripartiti. Mi sono fatta l’idea che Tokyo sia una città di una solitudine devastante, ma che proprio per questo i legami nati qui siano più difficili da rompere. Così con la scusa di far visitare a Toru qualche città "importante", abbiamo fatto un tour per andare a trovare un po’ di persone care. Per Toru è stato un po’ stancante e mi sono accorta di avergli fatto subire tante ore di chiacchiere di cui ha capito poco, ma pur avendo tirato fuori un lato più coccolone ("c’è sempre tanta gente,non siamo mai da soli"), è stato contento di conoscere nuove persone (è riuscito anche a dare lezioni di kendo sulla spiaggia!).

A Milano ho rincontrato la mia "compagna di banco" della KAI(ma anche compagna di merende e compagna di karaoke),l’inossidabile Ste, che mi ha dato la bellissima notizia del suo rientro in Ottobre, e poi Francesca e Paolo, una coppia con cui è davvero un piacere passare il tempo e a cui anche Toru è molto affezionato. Dobbiamo a loro se Toru è riuscito a trovare quattrocento negozi della sua lista tra cui quello di Borsalino che doveva assolutamente visitare come un luogo sacro – e io devo a loro se dalla vetrina gli hanno impedito di comprare un orribile cappello GIALLO CON I TORERI—> ho trovato questa immagine, quello che voleva lui assomiglia a quello sulla sinistra, ma era giallo, e ripeto, coi toreri. Alla fine ha preso questo(sospiro di sollievo)

Da Milano siamo stati a Venezia ospiti di sorrema, devo dire che abbiamo trovato delle giornate splendide ma faceva molto caldo. Toru ha commentato con "puzza di Venezia" gli odori che ogni tanto salivano dal canale. Insomma, il romanticismo anche qui è andato a farsi benedire

(un saluto alla turista a noi sconosciuta sulla destra)

Approfittando della vicinanza siamo stati anche a Verona, città davvero carina. Toru era contento di poter riciclare la foto davanti all’Arena per raccontare di aver visto il Colosseo (e quaggiù temo che poche persone riuscirebbero a sbugiardarlo,visto quanto sono ferrati in storia dell’arte),ma soprattutto di aver toccato le tette a Giulietta. Tettissimo, appunto.

Il giorno seguente siamo partiti verso le 6 da Venezia e siamo arrivati a Torino, dove ci aspettavano altri amici: Mauro(probabilmente l’amico più poliedrico e colto che potrò mai vantare), Anna e Jgor,anche loro ex studenti della KAI. Anna è come quelle fontane zen, che solo a guardarle senti la pace interiore; raramente ho trovato persone così capaci di farti sentire a tuo agio e in un certo senso,protetta. Per dirla con parole di Toru "carina e morbidosa", una specie di sorella maggiore da cui ci siamo separati veramente a malincuore. E Jgor, rappresentante dei "mitici tre" (gli altri due bloccati dal lavoro e dai mezzi pubblici)con cui abbiamo passato innumerevoli ore al karaoke.

In questi giorni che mi sono dovuta assentare dal lavoro(o almeno limitarlo), e col caldo che non mi permette di uscire nemmeno dall’unica stanza col condizionatore, mi sono sentita un po’ giù di morale e ho ripensato spesso a questi amici che sono lontani. Ogni tanto io e Toru ne parliamo, quando ci ritroviamo di sera troppo stanchi e troppo poveri per far qualsiasi cosa che possa essere ritenuta "sociale": qui a Tokyo stiamo veramente *soltanto* lavorando..complice il fatto che i miei amici sono oltremare, e i suoi hanno lasciato la città, ci dobbiamo veramente ricostruire pezzo per pezzo un giro di persone con cui condividere delle esperienze. Il fatto è che Tokyo è una città in cui poche persone pensano di voler restare in modo permanente, e tra questi pochi folli ancora meno sono quelli che riescono a superare gli ostacoli burocratici. Così la maggior parte degli italiani qui sono francamente dei nerd, o delle aspiranti gyaru invasate, o entrambi :X . E’ difficile trovare persone con cui ritrovarsi nei ritmi di vita, o negli interessi. Ma ce la faremo!

La prossima volta vi parlerò della nostra giornata a Parigi (che è stata un successone), vi lascio con un video creato e suggeritomi da un’altra coppia di cari amici, Lore e Mari. Vi renderà più chiare le mie sfuriate sull’insegnamento dell’italiano in Giappone, aspetto i vostri commenti(io ne avrei da fare tanti).

 

Le nostre vacanze – Parte seconda.

Ma prima,la telefonata di stamani.

Scuola di lingua: salve, lei sarebbe disponibile ad insegnare presso la nostra sede da tot ora a tot ora il ***dì?

Io: certamente (prendo carta e penna)

SdL: Si ma senta, lei da che parte di Italia verrebbe? Perchè ci sarebbe questo studente che vorrebbe lezioni di NAPOLETANO

Io: wtf?

 

E la giornata inizia con tanta allegria. Niente contro i napoletani (tranne Roberto, se mi leggi!♥), ma cosa diavolo ci fa un giapponese con delle lezioni di napoletano(ho iniziato a pensare di tutto, ad un amante della canzone, ad un aspirante pizzaiolo, ad un folle). Tutti con la coppola in testa e le mani sporche di farina. Siamo noi, gli italiani a Tokyo, e non ci separeremo mai dal nostro mandolino.

(fine sfogo)

Riprendiamo il discorso vacanze, lasciando lo spazio al buon Toru.

Fase uno-Mamma ti voglio bene!(ovvero l’approccio con la mia famiglia)

Toru è una bella faccia di cocco. La cosa bella di lui è che è la persona meno cerebrale del mondo. Il giapponese a tavola si inchina prima al tavolo, poi al commensale,poi calcola col goniometro l’angolo tracciato dal gomito dei vicini mentre alzano le bacchette in modo da non alzarle di più, sta attento a non riempirsi troppo il piatto,e mille altre formalità(ovviamente la sto esagerando, ma tanto per far passare il concetto), Toru si è visto una piattata di roba e una bottiglia di vino buono davanti, ha spalancato la bocca in un’espressione di meraviglia e via, mangiare come se non ci fosse un domani. E sfoggio di un ricco vocabolario: "buono" "buonissimo" "mi piace""buon appetito" "ancora" ,ma soprattutto l’invincibile "mamma ti voglio bene".

"Su,stasera andiamo a mangiare la pizza"e lui: "Mamma ti voglio bene". "Oggi ho preparato l’agnello"-"Mamma ti voglio bene". Hell yeah!

Utile anche con la nonna nella variante "Nonna ti voglio bene". Ora, avete presente la nonna di Titti, o quella dei detersivi? Ecco, scordatevela. Mia nonna non è così, diciamo che è un tipo un po’..orsigno. Ma il grande Toru ce l’ha fatta anche stavolta:

Toru:"Piacere, mi chiamo Salvatore!(e ridaglie con Nuovo cinema paradiso)

Nonna: "Come mio figlio!!!!(il fratello minore di mia mamma in effetti..)"

Toru: "Nonna ti voglio bene!"

ottimo. quota due. Toru è ormai lanciato, squadra che vince non si cambia.

Atto terzo: mio padre riesce a trovare un modo per far funzionare il caricabatterie della sua macchina fotografica

Toru: "Grazie papà, ti voglio bene!"

il signor Renato: "Ma sta zitto, pezzo di ricchione!!"  Epic fail.

Insomma,non ho ancora capito se i miei si siano rassegnati o meno a questo animaletto con gli occhi buffi, ma penso siano stati presi per sfinimento. O hanno capito che dargli contro è proprio come sparare contro la Croce Rossa.

Ah, riguardo le razzie al frigorifero, c’è da dire a sua discolpa che una volta mi ha chiesto se fosse il caso di fare complimenti a tavola. A quel punto, i miei anni di sofferenza all’estero han risposto per me "Mangia, figliolo, che quando torneremo saremo di nuovo a pane e m*rda(vedi punto due). E tieni conto che a volte mancherà anche il pane".

(se non si fosse capito dalla foto,a Toru l’Italia non piace)

 

Fase due- La m*rda!
Toru ha imparato che a partire da questa parolina si può costruire un’intera frase,o un intero discorso. Ed ecco che gli si è aperto un magico mondo, "tutto è m*rda ": il brutto tempo, Trenitalia, i tailandesi, qualsiasi cosa…e non gli si può dar torto. Il problema è stato da quel momento farlo uscire da questo catastrofico schema mentale, e riportare la conversazione a temi più consoni

Fase tre- Tettissimo!

Una delle nostre giornate l’abbiamo passata mollemente distesi sull’amena spiaggia di Villefranche sur Mer, un delizioso paesino vicino a Montecarlo.

Una scaletta unisce la piccola stazione a due binari alla spiaggia, che non è poi così diversa da quelle liguri. O almeno per me. Toru poggia l’asciugamano a terra, rimane in piedi un po’ imbambolato, gira la testa a destra, a sinistra, poi mi guarda e pronuncia una sola parola: "Tettissimo". La tradizione francese del topless si è rivelata a lui in un momento che oserei dire epifanico. E le sue richieste di scavalcare la frontiera si sono fatte da quel giorno sempre più pressanti.

Fase quattro- Ventimiglia,saikou!!

Mi piaceva l’idea di far vedere a Toru qualche monumento importante, o qualche posto carino di cui potersi vantare con colleghi e parenti,ma non c’è stato niente da fare. Ventimiglia,saikou, ossia: Ventimiglia è il massimo. Ecco alcuni miei tentativi(falliti):

a Dolceacqua(borgo medievale nell’entroterra ligure, ad una ventina di minuti in autobus da casa)

mia foto

sua foto (e prima stava fotografando solo la birra)

mia reazione

A Verona, a pochi passi dall’Arena

A Milano,in zona Navigli (con mia sorella)

E’ il caso di continuare?

 

 

Rieccola! Le nostre vacanze – Parte prima.

Con notevole ritardo,visto l’ennesimo imprevisto di salute. Dopo un litro di flebo e aver pensato seriamente di lasciarci le penne rieccomi qui. Vuoi il caldo, vuoi che dopo il viaggio mi aspettava il solito orario 11-9, il mio fisico non proprio efficiente mi ha lasciata a piedi. E il dottore "non so la causa". Bene,ti pago proprio per questo zio…

 

Lasciandomi alle spalle quest’altra bella esperienza fanta-sanitaria, e prima di riprendere il lavoro dal quale ho osato assentarmi per 3 giorni, eccovi il resoconto del nostro viaggio in Europa,diviso per argomenti,o meglio per ricordi…e visto soprattutto attraverso lo sguardo di un entusiastico Toru.

 

IL VIAGGIO

 

Catastrofico, soprattutto all’andata.Consiglio a tutti di boicottare la Thai Airways, che offre veramente un servizio pessimo. Siamo partiti da Narita con due ore di ritardo, e ovviamente non a causa dei giapponesi,ma a causa loro che non mandavano l’aereo, più che altro un autobus da cui scende la gente e ne sale altra, nel giro di 30 minuti, con una pulizia sommaria mentre viene caricato il cibo. Gli aerei sono vergognosi, gli schermi non funzionano, il tavolino ribaltabile è rotto, persino il portabicchiere, le hostess non parlano inglese in maniera comprensibile(e sembrano dei trans), menomale che nella prima tappa c’era anche chi parlava giapponese.

Siamo arrivati a bankgok appena un’ora prima del volo successivo, trasportati da un autobus a turno dall’aereo al terminal. E al terminal, panico. Nessun cartello,nessuna scritta,se non in tailandese. Alla fine troviamo qualche sgarbato omino che ci direziona,superiamo il controllo della polizia che siccome non sa parlare inglese ti punta col dito per farti capire che devi fare, e via al gate.

Sbarcati a Parigi impallidisco per le facce che ci circondano "Toru metti lo zaino davanti e tieni d’occhio il bagaglio". Un giapponese è una preda troppo ghiotta, soprattutto uno che non hai messo piede fuori dal paese e si guarda intorno tutto beato. E anche io ho provato un po’ di sana preoccupazione per la borsa che da un anno e mezzo a questa parte a malapena tengo chiusa. A parigi ho litigato col sistema francese (che devono aver introdotto dopo la mia partenza per il Giappone) "check-in alle macchinette prima del check- in",che renderà la vita facile a loro,ma non ai viaggiatori che si beccano la doppia coda.

La prima cosa bella è stata l’atterraggio a Nizza. E’ sempre emozionante, l’aereo che scende quasi a sfiorare il mare, vedi le spiagge con la gente che prende il sole a pochi chilometri, i tetti rossi, che piacciono tanto a Toru perchè non ne aveva mai visto uno finora. Ho trovato mio padre e mia sorella ad aspettarci. Mio padre un po’ invecchiato, un po’ più mite. Quaranta minuti e siamo a casa. L’aria è fresca, ci saranno 24 gradi.. ne ho lasciati almeno dieci alle spalle. Il campanile ,il ponte e il fiume ad aspettarti all’uscita dell’autostrada, la rotatoria che nessuno ti fa mai passare, infine il portone. Per un attimo dimentico anche il piano a cui abitavo. Gli ascensori che a Tokyo fanno 60 piani in pochi secondi, e Toru che si entusiasma per quello del palazzo,cigolante ma "tutto dorato". Siamo all’entrata, e ci togliamo le scarpe,tutti e due. Piadina con almeno mezza confezione di stracchino e tutto quello che ci entrava, la doccia e a chiamare la mia migliore amica. Non ci sentiamo da tantissimo, eppure la chiamo come fosse passata una settimana, e lei risponde, altrettanto naturalmente. Tra noi è sempre stato così,anche se potrebbe essere diversamente,forse meglio. Si passa al suo negozio, ci raccontiamo i nostri guai,si fa un giro per la città, si va a salutare il mare. Torna mia madre,l’andiamo a prendere alla stazione. Ceniamo a casa. Dormo proprio bene, col mio pinguino gigante, dentro le copertine azzurre,dentro il letto azzurro,dentro la camera azzurra, la buonanotte me la dà il campanile della Cattedrale.

 

Di Lune, Stagioni e altre storie

Disclaimer: Questo è un post nerd-letterario,io vi ho avvisati per tempo

Ieri ho avuto un’interessante discussione con una studentessa sui kimono, su come il mutare delle stagioni sia percepito con sensibilità in Giappone (o almeno nel "Giappone che piace a me"), e su come alcune poesie antiche perdano tantissimo nella traduzione italiana, anche perchè in italiano non abbiamo la figura retorica chiamata kigo (季語), cioè il termine che racchiude in sè l’evocazione di una stagione.

Ad esempio, il susino e l’usignolo rappresentano l’inizio della primavera, il ciliegio la primavera inoltrata, l’iris e il glicine l’inizio dell’estate, il cuculo l’estate in generale, la luna l’autunno (è in autunno che si può fare lo tsukimi, cioè la contemplazione della luna),le gru l’inverno.

Anche nel più moderno Haiku si ritrova il kigo. Prendiamo per esempio il famosissimo haiku di Matuo Basho:

古池や
かわずとびこむ
水の音

la parola kawazu(che adesso si direbbe kaeru,cioè rana), indica che siamo in primavera…

 

Ma nel giappone antico le stagioni erano suddivise in modo diverso da come immaginiamo

 

Primavera: 4 Febbraio-5 Maggio

Estate: 6 Maggio-7 Agosto

Autunno: 8 Agosto- 6 Novembre

Inverno: 7 Novembre- 3 Febbraio

Trovo anche molto poetici i nomi dei mesi nel calendario lunare,che non ricordo tutti a memoria dunque ho dovuto cercarmeli:

 

  • 1o mese: 睦月 (mutsuki, mese dell’affetto-perchè ci si riunisce con i familiari per l’anno nuovo)
  • 2o mese: 如月 or 衣更着 (kisaragi or kinusaragi, mese del cambio delle vesti, in vista della primavera)
  • 3o mese: 弥生 (yayoi, tante nuove vite )
  • 4o mese: 卯月 (uzuki, mese dell’ Unohana; il nome di un fiore)
  • 5o mese: 皐月 or 早苗月 (satsuki o sanaetsuki, mese dell’ azalea o della prima semina del riso)
  • 6o mese: 水無月 (minatsuki or minazuki, mese dell’acqua—qui il kanji 無 , che di solito indica una negazione, è un ateji,cioè è usato solo per il suo suono "na". Na era una particella possessiva -adesso diventata "no". La stagione delle piogge ce la sorbiamo tutt’ora,peccato che adesso di mesi ne duri ben 2)
  • 7o mese: 文月 (fumizuki,il mese dei testi scritti, perchè a tanabata c’era l’usanza di esporre le poesie al vento della sera. Essendo Tanabata una festività cinese, si pensa che all’inizio fosse scritto così含み月, mese della raccolta -ovviamente del riso )
  • 8o mese: 葉月 (hazuki,mese della foglia O anche 葉落ち月(haochizuki),mese delle foglie che cadono)
  • 9o mese: 長月 (nagatsuki, lungo mese,forse abbreviazione di "mese dalle lunghe notti" in cui si può ammirare la luna)
  • 10o mese: 神無月 (kaminazuki or kannazuki, "il mese senza dei",che si radunano ad Izumo,in cui il decimo mese è chiamato  神有月 o 神在月 ("mese in cui ci sono gli dei").
  • 11o mese: 霜月 (shimotsuki, mese del gelo)
  • 12o mese: 師走 (shiwasu,mese in cui i monaci corrono-indaffarati per i preparativi dell’Oshogatsu, in vista dell’anno nuovo)

 

E dopo questa speculazione che vi avrà fatto scendere il latte alle ginocchia…

 

domani parto!!!!!

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

FarOVale

Hearts on Earth

Sapori diVini

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Imago Recensio

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

Obsidianne

Rust Rage Red Ravaging Restless

BUROGU: Occhi sull`Impero

Riflessioni semiserie di italiani che, per forza o per passione, vivono in Giappone

Greeneyed Geisha

...altro che kimono e fiori di ciliegio!!

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