Visto in Giappone

Mi è parso di capire che per quanto riguarda i visti di entrata in Giappone ci sia molta confusione.

A meno che non siate religiosi o artisti/sportivi famosi,o imprenditori, o vogliate sposare un cittadino giapponese,le modalità più conosciute sono:

 

1) Visto Turistico (Tourist Visa o Short term stay Visa ), valido 90 giorni, utilizzabile appunto per un soggiorno turistico. Avrete bisogno di mostrare il biglietto di ritorno o non potrete nemmeno partire. Durante quel periodo è assolutamente vietato lavorare,anche part time (e si, magari conoscete qualcuno che l’ha fatto ed è rimasto impunito, ma avete veramente voglia di rischiare 10 anni di espulsione dal Giappone?)

 

2) Visti di Studio, divisi in Pre-College Visa e College Visa . Il primo si usa per tutte le scuole compresa la scuola superiore, e le scuole di lingua giapponese (durata di uno o due anni), il secondo per entrare in un’università o senmon gakkou (scuola di specializzazione:cucina, estetistica, arte in generale,ecc) giapponesi. Il visto si ottiene contattando almeno 6 mesi in anticipo l’istituto giapponese e dopo aver ottenuto previo pagamento del corso il "Certificate of Eligibility",ossia un documento che testimonia l’idoneità per il visto, ci si reca in ambasciata o consolato dove tale certificato verrà convertito in visto. Con quello sul passaporto, un biglietto di ritorno non è richiesto.

 

3) Visti di Lavoro

 

Il visto di lavoro non è come in Italia un semplice permesso che abilita a fare qualsiasi tipo di lavoro in qualsiasi campo. Bisogna specificare sotto quale categoria l’azienda per cui si è stati assunti si trovi,e portare prove concrete dell’idoneità a tale lavoro.

Ci saranno dunque visti specifici per la ristorazione, per l’ambito delle lingue,traduzione e import/export, giornalismo,ecc.

 

Detta sinceramente,e crudamente, ottenere il visto di lavoro è molto difficile. Dall’italia è quantomeno impensabile, a meno che ovviamente la ditta per cui si lavora abbia una filiale in giappone, o qualcuno in giappone sia disposto ad assumervi.

E anche una volta arrivati in giappone, escludendo i casi di fortuna sfacciata, persone disposte a farti lavorare ce ne sono poche,pochissime.

Chi è in Italia pensa che il Giappone sia una specie di Paese delle Meraviglie, e lo e’,ma non sotto il punto di vista lavorativo. Anche qui c’è la crisi, anche qui ci sono le porte sbattute in faccia.

Alcune persone mi hanno chiesto come si faccia ad ottenere il visto lavorativo, e io rispondo: "mostrandosi altamente specializzati".

Un qualsiasi perito informatico, ingegnere edile, cuoco professionista (almeno 10 anni di esperienza certificata nell’ambito della ristorazione) ha buone possibilità non solo di trovare lavoro,ma anche di fare una buona carriera.

Ironia della sorte, gli studenti di giapponese (forse le persone che più sognano il Giappone) hanno veramente poche speranze. L’unica cosa a cui possono puntare è il visto che il sito dell’immigration bureau giapponese definisce "Specialist in Humanities/International Services" 人文知識・国 際業務 .

Veniamo alla mia esperienza pratica.

Premetto che essendo figlia di un poliziotto tra le buone cose che mi sono state insegnate c’è il rispetto della legge, e dunque non ho mai intrapreso alcuna attività illegale in Giappone (fico questo disclaimer :P).

Il mio primo soggiorno di 3 mesi (o come pignolamente mi hanno rimarcato a Narita, di 90 giorni) l’ho trascorso con visto turistico,studiando in una scuola di lingua giapponese.

Il mio secondo soggiorno è partito invece dalla ferma convinzione di voler rimanere in Giappone per un periodo molto più lungo e di voler lavorare. Ovviamente io sono la persona con meno conoscenze del mondo,la meno mondana,la meno paraculata (e ciò mi causa giornalmente gastrite da invidia!),dunque non potendo sperare in una assunzione diretta ho messo da parte i soldi necessari per pagarmi un corso di giapponese per un anno e relative spese (affitto&co). Rimando ad un futuro post le mie mirabolanti fatiche lavorative per racimolare la somma necessaria, e per parlare in dettaglio della scuola che ho scelto,veniamo al dunque!

Tramite la scuola ho ottenuto una pre-college visa della durata di un anno (sono partita da una base universitaria, perciò nella scuola sono entrata al quinto degli otto livelli proposti, da completare in 12 mesi),dunque sono partita con biglietto di sola andata e circa 1000 euro (tutto quello che mi è rimasto dopo che l’apprezzamento dello yen aveva stravolto i miei calcoli e portatomi via tutto tra pagamento del corso,volo e anticipo per l’affitto).

I miei genitori non sono mai stati d’accordo su questo salto nel vuoto che assolutamente non avrebbero finanziato, e ripensandoci mi vengono i brividi per la pazzia che ho fatto. Andare in Giappone senza soldi, senza prospettive di lavoro, senza nessun amico oltretutto. Ammetto che dalla paura( ma anche dalla trepidazione!) nei mesi precendenti la mia partenza non riuscivo a chiudere occhio…sapevo per certo che sarei finita come Pedro nella Baia di Tokyo, a galleggiare in un creme caramel ,o peggio ancora, a casa con la coda tra le gambe.

Il primo anno l’ho quindi passato tra scuola e lavoro part time nelle scuole di italiano (forte della mia esperienza in Italia,l’unica cosa che avevo in mano). Da ottobre dell’anno scorso,è cominciata la lunga trafila per dimostrare il reddito, i contratti stipulati,eccetera. La prima volta il visto mi è stato negato, tra l’altro con una lettera interamente in giapponese che mi invitava (o meglio sfidava) a rivolgermi ad un tribunale in caso volessi contestare tale decisione. A quel punto rimaneva meno di un mese allo scadere del mio visto di studio ed ero disperata, ma modificando con l’aiuto di uno dei presidi la formula di richiesta del visto l’ho finalmente ottenuto prima di dover tornare in Italia.  Anche qui ho perso anni di vita…in fila all’ufficio immigrazione, tra tr*ioni Ucraini e Russi che belle pompose vicino a viscidi vecchi giapponesi richiedevano il visto(probabilmente falso) per coniugi di giapponesi(e comunque lo facevano richiedere, perchè non sapevano parlare affatto giapponese),coreane incinte e con 3 figli urlanti al seguito,indiani che stavano per essere sfruttati dai connazionali nei migliaia di ristoranti sparsi nella capitale, mi veniva da piangere..mi sentivo in mezzo,anzi parte della miseria umana. Andare davanti al burocrate xenofobo,sentire commentare con una risatina "ah,visto di lavoro.." vedendo la richiesta, essere mandata avanti e indietro per la richiesta inutile di inutili documenti mancanti,poi venire rifiutata e sentirmi dire"perchè non fai come tutti e non ti sposi?"dallo stesso burocrate..mi sono sentita veramente umiliata, e ho pensato agli immigrati che vedevo ogni volta che a Firenze avevo lezione al dipartimento di storia e geografia e dovevo passare davanti alla Questura. Tante persone in fila, per di più al freddo. In situazioni ancora più disperate delle mie. Almeno io ho una famiglia,che anche se pensa che sia una buona a nulla persa nelle proprie assurde fantasie mi riaccoglierebbe a casa (anche se dopo la famosa frase "te l’avevo detto",cioè l’unica cosa che non sopporto di sentirmi dire). Se ci ripenso mi sento male,è stato uno dei periodi più bui della mia vita, in cui ho messo in discussione tutta me stessa.

La seconda volta invece le pratiche si sono svolte in una sola giornata,con velocità impressionante,e l’attesa della buona novella è durata solo due settimane.Misteri della fede…

 

Su facebook et similia mi contattano (bombardano di email,sarebbe più appropriato) persone ogni giorno, minacciandomi quasi che se non li aiuto con informazioni vuol dire che "sono una di quegli italiani cattivi e invidiosi che vogliono impedire ai connazionali di far fortuna in Giappone". Tali messaggi mi fanno ridere e arrabbiare al tempo stesso. Ridere perchè venire a chiedere consigli a me, che faccio quasi la fame, è paradossale. Non sono l’eroina di Harajuku, la cosplayer de noantri, la Panzetta della Seibu Shinjuku line,la Becky *della domenica. Cioè figli, io sono una pazza scatenata che ha mollato tutto ed è andata in giappone con la valigia rosa della Carpisa(l’equivalente in robustezza della valigia di cartone dei nostri nonni)!!!Dite ai bimbi a casa di non imitarmi!!

E mi fanno arrabbiare perchè faccio le cose senza malizia,non penserei mai di danneggiare gli altri e quando posso aiutare lo faccio. Quando consiglio di lasciar perdere la strada dell’insegnamento non è per paura dei "rivali",è perchè per prima cosa questa strada logora chi non ama tale lavoro danneggiando chi lo fa con passione e comunque raramente porta al visto.Quindi chi vuole farmi domande le faccia pure e risponderò più che volentieri(anche in maniera anonima su Formspring) come sto facendo,ma senza minacce che tanto non mi toccano minimamente. Soprattutto se fatte da bimbiminkia ke vogliono andare in jappone e vogliono ke ci do l’indirrizzo delle skuole… e magari una fettina di c*ulo panata.

E detto questo,passiamo all’asterisco!!!! 🙂

 

* I giapponesi hanno il vizio di trovare un sosia famoso per ogni faccia. Quando porto gli occhiali sono ufficialmente Angela Aki(paragone che mi lusinga,visto che la adoro e anche se l’unica cosa che suono sono i citofoni), senza sono Becky(paragone meno lusinghiero,visto che non starnazzerei mai in tv dopo aver buttato la mia cittadinanza inglese-ma come half ne aveva diritto. Comunque no Becky, non fai ridere. Anche se c’è l’inquietante rischio che i miei figli possano diventare dei tarento).

 

♫~Today-Angela Aki

 

 

 

 

 

 

 

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