Uno su mille ce la fa…

La voce pian piano sta tornando, anche se oggi assomiglia a quella di quello stronzo di Topo Gigio (o a quella di un qualsiasi ferroviere delle linee Seibu,ma l’avete notato che li prendono tutti con quella voce???).

Oggi ho solo un’ora di lezione,teniamoci care le chiacchiere del salaryman annoiato dalla propria vita e dai soldi che non sa come spendere (io suggerisco di metterli sul conto corrente "Adotta una Murasaki",dovrei creare anche il bannerino qui con una foto di me emaciata che porgo una ciotola vuota,magari invitare Giobbe Covatta – "basta poco che ce vo’?")

Ieri ho passato la giornata in casa, dedicandola al net surfing visto che da domani dovrò aspettare la linea nella casuccia nuova e ho già litigato con la so-net per il loro ritardo di due settimane dovuto al fatto che non trovavano l’indirizzo(telefonare no,eh?).

Ho trovato tantissime risorse online  per il giapponese e ho studiato qualche ora (tanto per non perdere tempo) ma sono anche capitata su moltissimi blog sul giappone,alcuni italiani, altri stranieri.

Ho notato una differenza sostanziale tra i blog dei compatrioti e quelli dei "barbari"(cioè gli anglofoni),come li chiamava il mio amico Ema; i blog degli italiani sono molto piu’ pucciosi e positivi,ci sono quelli del tipo "ke fiko il jappone mo’ vado ad harajuku o a shimokitazawa e mi bevo i risparmi di quei due vekki dei miei genitori" (e sono tutti di studentesse che in giappone ci staranno se va bene un anno e poi torneranno a casuccia),ma ci sono anche quelli di persone che stanno costruendo il loro futuro,e sono di gran lunga piu’ interessanti (anche perchè non mi frega niente di sapere che tale persona a tale ora si e’ fatta la manicure o e’ andata al concerto di qualche band visual sfigata). Siamo tanti qui a tokyo…ognuno con un sogno diverso e un modo diverso di vedere il giappone. E alla fine, freddo e fame (!) a parte,tutti soddisfatti della nostra scelta.

Sono capitata poi sul sito di una canadese che criticava tutto, si lamentava che in giappone non si parla inglese (incredibile, qui avete fallito eh?avete trovato un popolo con la capoccia piu’ dura della vostra), e si vantava di aver provato a fare un mock test del jlp3 e che era "facilissimo". Dopo 5 o sei anni in giappone? "auanaghena in kansas city, that’s all right!"

La maggior parte degli anglofoni in giappone lavora nell’insegnamento. La situazione dell’insegnante d’inglese e’ rosea, molto spesso hanno gli appartamenti in comodato d’uso a poche fermate dalla scuola,riescono a fare carriera nella scuola pubblica(impensabile per noi), trovano lavoro in qualsiasi parte del paese,perchè ormai anche nel villaggio piu’ sperduto c’è una scuola privata o pubblica che aspetta insegnanti madrelingua.

L’anglofono e’ forse l’unico che puo’ venire in giappone direttamente con il permesso di lavoro,perchè ci sono società che cercano candidati anche residenti all’estero.Si troverà poi immerso nel suo microcosmo anglofono in cui non ci sarà nessun problema anche se il lessico e’ limitato a "arigàtogozaimass".E si lamentano. E vogliono tornare a casa. Boh.

 

Ma la parte del giapponese scarso e’ valida anche per la comunità italiana di "insegnanti",ossia persone senza specializzazione alcuna che vogliono farsi un anno in giappone o due e a meno di non trovare una giapponese pucciosa da impalmare torneranno in patria.

Mi e’ sorto un dubbio…in giappone c’è qualche insegnante a cui piace insegnare??? Forse per masochismo, ma dai tempi in cui insegnavo in n*ro a Sanremo nella scuola che mi ha dato le basi mi sono innamorata di questo mestiere. Vista la situazione dovrei cercare qualcos’altro,in un altro campo…ma non voglio cavolo, io devo imparare ancora,diventare la migliore insegnante del mondo,aprire la mia scuola,fare mille cose! Finche’ il fisico regge vado avanti.perchè insegnare mi piace davvero,non e’ un lavoro di rimpiazzo.

Chi sceglie il giappone e’ diverso,e’ nato diverso, e solo chi ha fatto questa scelta lo sa.

 

…we’re just impostors in this country…

 

♫~A sorta fairytale -Tori Amos

 

 

 

 

Di nutella e cali di voce

Vivere in Giappone al di fuori della comunità italiana ha i suoi lati positivi ma anche quelli negativi.

Tra quelli positivi in primo luogo metterei il poter parlare un giapponese decente (solo decente,ancora lontano da ciò che voglio raggiungere) grazie al fatto di aver ceduto alla tentazione della lingua più bella del mondo in compagnia di compatrioti.

Tra i lati negativi c’è una strisciante nostalgia,la voglia di esprimersi nella lingua madre per dar voce a concetti espressi a metà.

Il giapponese e’ una lingua ricca di sfumature, sicuramente meravigliosa, ma rispecchia il suo popolo,come e’ giusto che sia. E’ misteriosa,difficile (se si pensa al giapponese scritto e ai Kanji, non poi così tanto a livello grammaticale),ambigua (omofonie e soggetti sottintesi non rendono la vita facile). E’ la lingua del "Non detto". E a volte certe cose si devono dire,come un sano fanculo quando piove e non hai l’ombrello, o qualcuno attenta alla tua vita in bicicletta, o qualcuno ti tocca il culo in treno e ha piu’ di 50 anni…non ci sono parolacce in giapponese,non almeno degne di nota. Mia sorella ricorderà ancora il "brutta merda!!" lanciato nel cuore della notte al maniaco di Hiroshima.

Mi diverto spesso ad affittare film italiani per leggere i sottotitoli ,curiosa di vedere come traducano le nostre imprecazioni, e il risultato e’ un film alla Ned Flanders,quello dei Simpsons.

"Salve salvino,vicino!"

 

Tutto questo preambolo per introdurre la piacevolissima serata passata l’altro ieri con Francesca e Paolo, due ragazzi di Milano in vacanza in Giappone che ho conosciuto tramite un forum.

Abbiamo passeggiato qualche minuto per Kabukicho, per poi andare alla Penguin Izakaya a pochi passi da Kinokuniya. Un’attesa di 20 minuti davanti ai due pinguini del locale,mentre i soliti sbarbatelli briachi barcollavano via dal nostro tavolo, e abbiamo passato un paio d’ore tra ottimo cibo e ottime chiacchiere.

Esprimersi senza farsi venire il mal di testa e’ veramente impagabile. Inoltre parlare con persone con una passione sana per il Giappone (ovvero,non otaku senza cognizione del paese e della cultura che ruota attorno a ‘sti benedetti manga) fa sempre piacere. Ora penso che i due avventurieri siano in quel di Kyoto,ma al girone di ritorno un’altra birra ci sta tutta. Magari anche un ramen!

Per ora non smetterò mai di ringraziarli per la Nutella e soprattutto per la bevanda degli dei, il chinotto.

La colazione con pane e nutella è tutta un’altra cosa ;__;

 

mentre il chinotto verra stappato per un momento solenne tra cerimoniosi inchini,belo frèsco.

 

Il giorno seguente però mi sono svegliata totalmente senza voce, cosa rara (poichè polemizzerò fino al mio ultimo respiro!).Ok, questa settimana ho fatto la splendida e sono andata al lavoro con la febbre, non contenta sono andata anche all’Opera,girando come una trottola…e sabato la lezione coi piccolini ha dato il colpo finale a questo metro e tanta voglia di crescere. (Al momento la polizia sta indagando sul colpevole, gli indiziati principali sarebbero i due coccodrilli,l’orangotango e due piccoli serpenti,ma non si esclude che anche i due leocorni abbiano preso parte all’ignobile attentato.) L’afonia totale non mi ha fermato,e ho intrapreso comunque la maratona domenicale. Se infatti riesco a sopravvivere al continuo boicottaggio delle scuole con cui ho il contratto,e’ per le 6 ore,a volte sette, di extreme teaching in una galassia lontana lontana ad un’ora di treno da casa. Parlare senza pausa, per pochi yen all’ora con gli studenti che entrano ed escono come dal dentista, che moltiplicati per tante ore magicamente fanno un bel gruzzoletto.E dopo quello,ho la mia lezione privata che da sola mi dà più di quanto guadagni in quella scuola in tre ore di lavoro. Dunque testa alta e camminare,almeno fino a quando delle mille promesse che mi sono state fatte almeno una venga mantenuta.

Così alle 9 e mezza sono riuscita a salire sul treno,diretta a casa. I soliti volti che ti guardano curiosi e increduli, bisbigliando in giapponese pensando che il "baka gaijin"non capisca. Ma ieri ero troppo stanca per guardarli fisso a mia volta per ripicca (fissare in Giappone e’ maleducazione,ma loro stessi se lo dimenticano davanti agli stranieri), ho affidato i miei pensieri all’ipod e via, verso casa…

What if God was one of us?
Just a slob like one of us
Just a stranger on the bus
Tryin’ to make his way home?

Quando ho chiuso la porta dietro quella giornata pero’ sono scoppiata a piangere e tremavo,io stessa sorpresa del mio crollo davanti al povero Toru che era venuto a casa per prepararmi qualcosa. Una reazione fisica alla stanchezza che non potevo esprimere a parole.

Ciò mi ha fatto realizzare che non posso andare avanti così per molto tempo,ma al momento c’è solo da sperare nell’ "incontro fortunato"di cui tutti gli italiani in japan favoleggiano,ma che dopo piu’ di un anno di duro lavoro e mille compromessi ancora non e’ arrivato. D’altronde sono notoriamente sfigata, anche Calimero si tocca quando passo…e l’unica "buona stella"che potrei scorgere nel cielo e’ la "stella della morte"di Kenshiro..ma io non la do vinta a nessuno,nemmeno alle sfiga. Da questo paese dovrete portarmi via di peso.

…ammazza che zozzeria sto caffè!

 

Oggi via anche l’aspirapolvere, un altro passo verso il trasloco. E una giornata passata in silenzio,finalmente

 

 

 

♫~one of us -joan osborne

 

 

 

 

 

 

Ci siamo quasi…

Fa ancora freddo, ma sembra che presto fioriranno i ciliegi nel Kanto!

Per tenersi aggiornati sulla fioritura nell’intero paese, basta controllare questo sito,桜開花情報

 

 

♫~Black or white-Michael Jackson

La pretty woman de noantri

E i nostri eroi tornarono vittoriosi dal Nippori Sunny Hall.

Quando penso all’Opera,mi viene spesso in mente quella famosa scena di Pretty Woman in cui una giovanissima (e splendida) Julia Roberts andava a teatro per la prima volta accompagnata da Richard Gere.

 (scusate i sottotitoli in ebraico nel video)

Il teatro di ieri sera era molto lontano da quello del film, io non vestivo un abito da sera rosso e non portavo al collo dei rubini,niente "amami Alfredo" ,ma attraverso le lenti rosa della mia mente vedevo tutto esattamente così,nonostante la pioggia e le imprecazioni per le forcine che cadevano mentre improvvisavo uno chignon davanti allo specchio.

Siamo arrivati a Nippori con un’ora d’anticipo (cosa che ci succede spesso perchè a Tokyo non sai mai se troverai la meta senza perderti,se qualche imbecille ubriaco deciderà di cadere sui binari del tuo treno bloccandolo per almeno 30 minuti e così via) e abbiamo incrociato la mia studentessa per un attimo prima che sparisse nei camerini,giusto il tempo per salutarla.
Aspettando seduti sui divanetti della hall, guardavamo intorno incuriositi,un po’ spaesati. Con noi tanta bella gioventu’ over 60, tra cui un vecchietto che continuava a tormentare lo staff perchè voleva entrare prima a tutti i costi,ovviamente rimandato al suo posto ad ogni tentativo.
Particolare trascurabile,si potrebbe pensare,ma ciò darà vita ad una scena tragicomica che aspettavo arrivasse,visto che l’assudità e’ mia fedele compagna (e chi mi conosce lo sa) . Il nonnino (forse per protesta?)  decide di farsela addosso. O meglio, questo lo capiamo dopo, perchè all’inizio pensavamo si fosse rotta la fogna e commentavamo ridacchiando tra noi l’odore molesto.
Abbiamo capito cosa era veramente accaduto quando qualcuno dello staff e il maestro si sono presentati davanti ad ognuna delle persone nella hall per scusarsi.
Mentre parlavo con il maestro di canto della mia studentessa (che in italiano si stava scusando per la puzza),alle mie orecchie arriva la voce del vecchietto che parlava con un amico seduto accanto a me e ho sentito che gli diceva "eh,sono arrivate delle lamentele quindi me ne vado a casa..sarà per la prossima volta!"
e l’amico lo saluta a sua volta con un "ganbatte kudasai", un misto tra "in bocca al lupo" e "metticela tutta".Il nonnetto se ne va poi allegramente con la moglie in kimono,che su tutta la faccenda non aveva detto una parola.
Only in Japan.

Probabilmente tutto ciò fuori dal contesto puo’ sembrare solo assurdo, ma all’interno di questo salone,con noi emozionati per l’opera in mezzo a gente conciata per le feste,questo imprevisto ha sciolto la tensione, così che quando finalmente abbiamo potuto prendere posto nella sala ci immaginavamo che invece di Leonora o della Zingara ci apparisse il signor Kanada un uomo che tutte le sere alle 7 di sera circa ,vestito da trans, invita la popolazione giapponese a dare sfogo alla propria pancia "senza vergognarsene" con un balletto caramelloso(e da questo ho capito perchè sui treni ci sono certi Signori in giacca e cravatta che non hanno rispetto per i vicini,soprattutto quando il treno e’ pieno e non puoi sfuggire a tale supplizio).

I giapponesi e la loro concezione del "gas di troppo", questo aprirebbe un post  filosofico molto lungo,ma lo rimanderò a un altro momento (o forse a mai,meglio così!).

Ritornando al vero argomento di questo topic, l’opera ci e’ piaciuta molto, a me che non conoscevo la storia il Trovatore e’ sembrato un po’ shakespeariano,  tutto e’ finito in un "lac di sancue" e via.

Pur essendo difficile capire le parole,anche perchè spesso storpiate in un giappoitaliano, ho deciso di guardare la scena limitandomi ai casi limite nel dare un’occhiata agli ideogrammi che si susseguivano su un pannello laterale e che traducevano grosso modo il contenuto delle arie. La mia studentessa ha interpretato Leonora ed e’ stata bravissima, oltre ad essere stata una delle poche a cantare in maniera comprensibile (e un po’ di orgoglio dell’insegnante ci sta tutto!). Ho trovato comunque ammirabile l’impegno di tutti gli artisti,imparare parti cantate così lunghe in una lingua straniera dev’essere frutto di un lavoro lungo e difficile.Bravi.

Alle 9 e mezza eravamo di nuovo sul treno,pioveva ma eravamo troppo su di giri per tornare a casa. Ci siamo allora fermati a Takadanobaba all’Hub, il solito pub inglese pieno di studenti sfigati della Waseda  ubriachi marci alla prima birra (anch’essa probabilmente pagata da mammà)  e ragazzette che starnazzano sperando di abbordare qualche gaijin che in patria non si filerebbe nessuno.
Lì ,tra birrazza da un litro (non roba mia ovviamente :P) ,fish&chips(quello si,mio*__*) ,agnello e irish coffee che in realtà era baileys&acqua calda,abbiamo passato un’altra oretta a bearci della magnifica serata,prima che il fumo nel locale ci spingesse di nuovo nella fredda Tokyo per avviarci verso casa.
Bagno caldo, senbei e noccioline davanti alla tv,e finalmente a nanna.

E di nuovo, il lavoro mi attende.

 

 

 

 

 

 

~Elvis Presley – Can’t help falling in love

 

A Night At The Opera

..che non solo e’ il nome del mio disco preferito dei Queen, ma e’ il "problema" di domani.

Ora,e’ risaputo che per andare all’opera bisogna osservare un certo "dress code". Vestito da sera,capelli raccolti, scarpa col tacco.

Cosa mi trattiene dal correre al sunshine di Ikebukuro e far fuori il mio modesto stipendio,penserete voi?

La febbre,maledetta!!!!!!!

Così oggi, tra una lezione e l’altra,cercherò di trascinarmi nel paradiso dello shopping proibitivo,febbricitante e con le ultime forze allungherò le manine su una scarpa almeno tacco 10…

Le ragioni per cui andrò  all’opera sono tante,la prima delle quali e’ facilmente intuibile

 

1) Una mia studentessa,cantante lirica, mi ha regalato due biglietti

2) Non ho mai assistito al Trovatore di Verdi

3)E’ un modo di trascorrere la serata in maniera diversa

4)Una botta di cultura ogni tanto ci vuole

5)Mettersi in ghingheri una volta tanto fa bene ad un ego calpestato quotidianamente da scarpe "Fila"rasoterra

La rappresentazione si terrà a Nippori…vi farò sapere com’è andata, e soprattutto speriamo che Toru non si addormenti 🙂

 

 

Non di solo sakura vive l’uomo.. parte 2

Approfittando del riposo forzato (mal di gola e febbre causati dal tempo folle e dall’aver parlato per 8 ore di fila senza pausa,maledetto lavoro..),eccomi a completare il resoconto della mia gitarella a Mito,sempre se iobloggo mi fa il piacere di riconoscere il mio nome utente!

Dunque, il pic nic idilliaco sotto i fiori di susino e’ stato una bella esperienza,cosa che non mi sarei mai potuta permettere con i sakura dei diversi parchi di Tokyo a meno di accamparmi il giorno prima con l’orrido telo blu e tanto sake’ per riscaldarmi,lottando con vecchietti veterani dell’Hanami e pronti a tutto per accaparrarsi la vista dell’ultimo bocciolo.
Grazie, sottovalutato Ume!

Il tempo era strambo,a tratti il vento gelido ci lasciava senza fiato..così oltre al bento  portato da casa (in realtà rimasugli della festa di compleanno!)ci siamo concessi della yakisoba, yakiika (calamari alla piastra *__*) e ovviamente,amazake.
L’amazake e’ la versione non alcoolica e dolcissima del sake, ha sapore di latte di riso e si beve caldissimo.

Rifocillati in grande stile,abbiamo percorso vari chilometri di parco,baciati dal sole che finalmente si e’ deciso a splendere,tra alberi in fiore,tempietti e foreste dei pugnali volanti..

 

 

Ho dimenticato di aggiungere che lungo il tragitto per Mito e’ possibile vedere i "lavori in corso"della Tokyo Sky Tree ,che sarà completata nel 2012 e diventerà l’antenna piu’ alta del mondo, a supplire alla cara vecchia Tokyo Tower, sovrastata ormai da troppi grattacieli.

La bella giornata si e’ conclusa con un sostanzioso Natto Udon fatto in casa, visto che Mito e’ famosa per la sua produzione.


 

 

Non di solo sakura vive l’uomo.. parte 1

..ma anche di Ume, ossia il susino giapponese.

Nel periodo Nara (710-784) infatti i primi hanami si svolgevano sotto gli alberi di Susino..fu solo nell’epoca Heian (794-1185) che il ciliegio iniziò ad assumere l’importanza che ha tutt’ora.

Ma io,in quanto shibui persecutrice della bellezza classica, quest’anno non ho resistito fino alla fioritura dei sakura e ho festeggiato il compleanno sotto centinaia e centinaia di susini multicolore. Bianco,rosa, rosso…uno spettacolo mozzafiato.

Kairakuen ( 偕楽園),vicino alla città di Mito nella prefettura di Ibaraki,e’ uno dei "tre parchi famosi "del Giappone (三名園 Sanmeien) e non a caso si e’ guadagnato questo titolo. Costruito per volontà di un signore locale nel 1841, aveva la particolarità di essere aperto al pubblico (da qui il nome Kairakuen, parco di cui tutti possono godere).

E’ stata la prima volta che mi sono soffermata a osservare gli Ume. Sono piante di una bellezza nobile e silenziosa. Non fioriscono tutto in una volta come i sakura,arrivano piano piano alla fioritura massima, con una dignità millenaria.

Imparare la bellezza dell’umiltà dal susino, e’ il mio motto di questo mese 

 

Ci sono molti modi per andare a Mito,il piu’ veloce e’ utilizzare lo Tsukuba express,ma non avendo 6000yen e fischia da donare, io e il mio degno compagno abbiamo deciso di optare per il JR Bus dalla stazione di Tokyo. Due ore di viaggio,3500yen andata e ritorno,grazie alla promozione twin tickets,cioè comprando due biglietti si ottiene uno sconto di 500 yen.

Il viaggio e’ stato comodo e molto piacevole anche perchè si passa per Asakusa come in un bus tour,ma gratuito

era la prima volta che passavo sotto la Flamme d’Or così da vicino! ^w^

 

Arrivati ci colpisce subito il profumo dell’Ume,che non e’ dolce come quello del sakura,ma più persistente.Siamo rimasti per una buona mezz’ora col naso all’insù,prima di sederci e cominciare il picnic

 

 

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